Ho pianto, e non me ne vergogno

scritto da il 29 Giugno 2018

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Al recente incontro di Giovani Confindustria Forlì Cesena, dal titolo “Coniugare genitorialità e imprenditoria è possibile? Le storie di chi ci è riuscito”, un’imprenditrice di successo ha iniziato a piangere mentre raccontava come aveva messo insieme tutto lei: la sua azienda, i suoi bambini e una separazione. La sala, già scaldata dal tema del dibattito che invitava a guardare al binomio vita-lavoro in modo diverso, è scoppiata in un applauso affettuoso e l’imprenditrice ha così potuto condividere altre emozioni, insieme ad alcuni importanti insegnamenti su come l’animo umano sia sempre in gioco e diventi più potente quando lo si vede e lo si riconosce. Non è usuale. Le emozioni sono formalmente invitate a stare fuori dalla vita pubblica. Le lacrime delle donne (si pensi a Elsa Fornero, a Federica Mogherini…) sono state criticate in passato come indice di eccesso di emotività. Le lacrime degli uomini (come Obama) sono viste con più indulgenza, ma accendono comunque un filo di sospetto e a volte di ironia.

Eppure gli adulti possono piangere, e alcune delle cose che avvengono nella vita pubblica delle nostre società possono essere così forti da farci piangere.

E’ successo la scorsa settimana alla giornalista della MSNBC, Rachel Maddow. Nel notiziario della sera, si è trovata a leggere la notizia dei figli degli immigrati che avrebbero dovuto essere separati dai propri genitori. Bambini. Da mettere in gabbia, da soli. Per terrorizzare e dissuadere una volta per tutte chi stava pensando di immigrare illegalmente in America alla ricerca di miglior fortuna. Maddow ha scorso velocemente la notizia, ha iniziato a leggere, si è fermata incredula… ha provato a ricominciare, ma le è stato impossibile. I singhiozzi hanno preso il posto della voce professionale, gli occhi si sono riempiti di lacrime, la commozione è stata più forte dell’imbarazzo. Non ha potuto continuare.

Gli esseri umani sono tali perché si indignano, soffrono, piangono. Lo fanno da bambini, spontaneamente e in libertà. Lo fanno da adulti, spesso da soli e di nascosto. L’altro giorno piangevo anch’io, di sera, e quando è stato il momento di dare il bacio della buonanotte alla mia bambina di 10 anni ho deciso che poteva vedere le mie lacrime. Io da bambina pensavo che i grandi non piangessero mai, e quando ho visto mia madre farlo per la prima volta avevo 15 anni e fu uno shock. Mia figlia saprà da me che anche i grandi piangono: magari non quando ci facciamo un po’ di male fisico, ma se soffriamo, ci emozioniamo, viviamo intensamente. Forse la rattristerò, ma penso anche di renderla più libera. E penso che le donne potrebbero “liberare” gli uomini, se si consentissero di portare di più questa parte così fondante della nostra specie anche nei luoghi pubblici. Possiamo dire di no a qualcosa perché ci fa troppo male, e possiamo dirlo anche con il pianto. Ho la segreta speranza che aprire questa porta farebbe passare, insieme al dolore, anche tante altre emozioni che in giro si vedono sempre meno, come se anche essere felici oggi fosse un po’ tabù.

Ultimi commenti (2)
  • Viviana |

    Cara Riccarda, riuscire a piangere e’ una grande forza. Vuol dire far fluire i propri sentimenti e renderli pubblici, scoprirsi agli altri ma essere autentici. Soprattutto se non si piange per se’ e su di se’, ma per gli altri. I miei bambini mi hanno visto piangere sul cartoon La Bella e la Bestia, in quella danza che unisce l’essenza dell’anima, indipendentemente dalla fisicità. E i maschietti mi prendevano un po’ in giro, ma sapevano che la mamma si commuoveva per l’amore, perché l’amore (nel senso del saper dare, non solo quello fra due persone) resta per me commovente.

  • svalente1 |

    Io non capisco questa cosa della vergogna. Non c’è proprio niente da vergognarsi. Se una persona è sensibile ed è colpita da emozioni forti può piangere ed il dolore, ma anche la gioia così espressi sensibilizzano positivamente chi sta intorno.