Un buon mentor può fare la differenza nella carriera professionale

scritto da il 23 Marzo 2017

mentoring

La fase storica non è certo delle migliori per chi è sulle tracce del proprio cammino professionale. Ma, in fondo, per chi non è alla ricerca “solo” di un’occupazione quanto piuttosto dell’incontro tra la propria vocazione, supportata dalla necessarie conoscenze e dalle competenze che si acquisiscono via via, e le opportunità non è mai stato facile.

Il problema non sta tanto nella transizione verso la quarta rivoluzione industriale o nell’oggettivo mismatch del mercato del lavoro italiano, ma in quella conoscenza di sé e dei propri talenti così trascurata nella nostra società, a partire dal sistema educativo. Ecco perché le startup, oltre ad avere un ruolo importante nella spinta all’innovazione, rappresentano nell’immaginario collettivo ciò a cui tutti aneliamo: esprimere noi stessi realizzando i nostri sogni.

Negli ultimi anni, soprattutto nel mondo femminile, si stanno però moltiplicando le iniziative per favorire un’evoluzione verso una maggiore consapevolezza, spesso attraverso percorsi di mentoring che hanno il pregio di rendere visibili “role model” positivi e diffondere una sana abitudine al confronto. Tra i programmi avviati in questi ultimi anni, c’è anche “Inspiring Mentor”, il programma di mentorship di Young Women Network (Ywn), l’associazione nata nel 2012 che oggi riunisce circa 200 donne tra i 25 e i 35 anni a Roma e Milano, proprio perchè si rivolge al target più giovane.

Obiettivo del programma, infatti, è favorire lo sviluppo di ragazze con almeno un anno di esperienza che si accingono al mondo del lavoro o professioniste in erba, attraverso un percorso semestrale con donne senior che le incoraggino all’ambizione e alla responsabilizzazione, per colmare il leadership gender gap. Nell’edizione 2016, a cui hanno partecipato 80 giovani donne, si sono affrontati soprattutto i temi di carreer planning (64%), job transition (52%), personal branding (52%), networking (44%), work-life balance (44%) e assertività (32%).

Nella seconda edizione, avviata il 22 marzo 2017, sono coinvolte ben 100 ragazze e altrettante mentor di esperienza: tra cui Monica La Cava (Head of learning innovation, marketing and service model di Unicredit), Paola Andreozzi (Head of CSR di Microsoft), Gioia Ferrario (HR Director di BCG), Rossana Bruno (Institutional Media Relations & Brand Communication Manager di Novartis), Cristina Andreetta (Marketing Manager di Beiersdorf), Linda Spada (Marketing & Communications Lead Satrtegy & Digital di Accenture), Maria Cristina Bombelli (Founder di Wise Growth), Annamaria Tartaglia (Founder & Ceo di TheBrandSitter), Monica Regazzi (Ceo di Homepal), Maria Francesca Montemagno (Co-Founder & Managing Partner di Smartive).

Alcune per la seconda volta, come Karen Nahum, Digital Director di De Agostini Editore, che nell’edizione 2016 ha seguito come mentee Francesca D’Amico, marketing manager di Cariplo Factory. Mi sarebbe piaciuto all’inizio del mio percorso avere qualcuno con cui confrontarmi, invece ci sono arrivata più avanti perché non c’erano opportunità come quella di YWN. Per cui ho pensato che fosse importante dare la propria disponibilità. Quello che mi ha mosso è stato lo spirito di restituire qualcosa e di agevolare il percorso e lo sviluppo di giovani donne all’inizio della loro carriera. Mi ci sono trovata ed è stata una bellissima esperienza, sia umanamente, sia professionalmente, con interessanti risultati. Tanto che ho deciso di ripetere partecipando alla seconda edizione del programma” spiega Nahum, mentre Francesca D’Amico sttolinea: “Il mio obiettivo era riscoprire il mio talento e iniziare a pensare come una manager. Un percorso di crescita che non è facile intraprendere in azienda con il proprio capo, ma che rappresenta un’opportunità senza eguali per una giovane donna. Le aspettative che avevo erano, da un lato, cercare il confronto per concentrarmi su di me, sui miei valori e capacità in modo da riuscire a valorizzare al meglio il percorso professionale. E il confronto con Karen mi è servito moltissimo a guardare ai miei obiettivi in un’ottica nuova. Dall’altro lato, offrire alla mia mentor una panoramica sul mondo dei Millenials, cosa pensano e come intendono il mondo del lavoro. Credo che questo sia stato un buon insight per il settore della formazione e del digital in cui lavora Karen. Quanto a risultati, oltre ad instaurare un bellissimo rapporto con la mia mentor, il programma mi ha sostenuto nell’affrontare al meglio un periodo di forte cambiamento sotto il fronte lavorativo, aiutandomi a compiere scelte importanti come lasciare la sicurezza del contratto a tempo indeterminato per inseguire il lavoro dei propri sogni. Per questo lo consiglio a tutte le ragazze che conosco. Non posso assicurare che sortisca sempre lo stesso effetto, ma la differenza è nell’approccio, bisogna intraprenderlo con obiettivi sani e trasparenti. L’associazione è un luogo di valori e di confronto, non un’agenzia di collocamento”.

Ultimi commenti (2)
  • Raffaella |

    Anche per le donne quadro che sono ad un passo dalla dirigenza e si vedono uomini passare davanti e si creano colli di bottiglia che diventano strettoie che portano a guardare con il binocolo le apicalita. Si studia, studia, studia con il risultato di essere sovradimensionate rispetto alle esigenze richieste… anche qui vi è la necessità di un coach

  • Benedetto Buono |

    Grazie a Maria Cristina Origlia per averci raccontato la storia di YWN e del suo Mentoring Program: credo sinceramente che iniziative come queste abbiano forti impatti positivi a più livelli. Innanzitutto, per le persone che vi partecipano, poiché tanto le ragazze / mentee che le professional con maggiore esperienza che agiscono da mentor possono avere potenzialmente enormi benefici. Da un lato, infatti, le mentee, in contesti del genere, possono scambiare idee e riflessioni con persone più esperte, libere da eventuali vincoli di gerarchia, etc. che possono esistere, ad esempio, nel proprio ambiente lavorativo. Inoltre, è un luogo – inteso in senso di community – privo di dinamiche competitive e questo è un altro fattore che, indubbiamente, può aiutare ad aprirsi e confrontarsi al meglio. Le mentor, dal canto loro, possono contribuire a quel give back che, prima o poi, ci si sente in grado di dare a chi può far leva su esperienze già vissute per non ripetere eventuali errori o, più semplicemente, per affrontare meglio il proprio percorso, umano e professionale. Inoltre, si sta scoprendo pian piano il valore del reverse mentoring e sono sicuro che le stesse mentor possano apprendere qualcosa dalle proprie mentee o, semplicemente, riscoprire parti di se stesse semplicemente sopite con il passare degli anni. L’esperienza e la freschezza, le due grandi leve di un programma di mentoring come questo. Fa ancora più piacere vedere che venga portato avanti, pro bono e con enorme impegno ed entusiasmo, da ragazze che di fatto sono volontarie. Ma sono esempi come questi che dimostrano che, a volte, l’entusiasmo e la passione nei confronti di un’idea – in questo caso l’empowerment femminile – siano motori più efficaci di qualsiasi retribuzione monetaria. Anche perché, ed è quantomai vero, senza passione non si potrà mai realizzare nulla di grande. Tra l’altro, ho la fortuna di conoscere personalmente le ragazze del Board, non posso che fare loro i miei più sinceri complimenti per la grinta, la tenacia, la simpatia e per tutto quello che stanno realizzando e augurare loro – come dicono quelli bravi – all the best.