“Parola ai padri”: così cambia il ruolo dei papà tra lavoro e famiglia

La paternità, oggi, è ancora troppo «compressa». Schiacciata dall’esterno – per logiche aziendali, sociali, culturali – e dall’interno, quando sono gli uomini stessi a porsi dei limiti nell’evoluzione del proprio ruolo genitoriale. È l’immagine scelta da Carlo Crudele, ideatore di “Parola ai padri”, per sintetizzare gli obiettivi di un progetto nato per creare occasioni di dibattito, sensibilizzazione e confronto a più livelli. Al centro c’è la figura del papà, il suo cambiamento oltre gli stereotipi e l’impatto positivo che può generare. Il percorso è iniziato ormai da oltre un anno e mezzo e ha il suo fulcro in un evento annuale organizzato a Rimini con panel, interventi di ospiti autorevoli e condivisione di buone pratiche nell’ambito del lavoro e del welfare. Dopo il primo appuntamento, che si è svolto nell’aprile del 2025, fervono ora i preparativi per l’edizione 2026, in programma il prossimo 19 settembre.

Una trasformazione vissuta in prima persona

Il progetto si lega strettamente alla storia personale di un papà che ha fatto scelte coraggiose in seguito alla nascita dei suoi due figli, gemelli, nel 2017. Professionista della comunicazione, con una carriera ben avviata a Milano, orari frenetici e giornate trascorse in agenzia, dopo i primi mesi la dinamica familiare – basata su ruoli molto differenziati – ha iniziato a stargli stretta: «facevo tardi al lavoro, tornavo e trovavo i piccoli urlanti, una moglie chiaramente stressata da un’intera giornata in cui aveva dovuto gestire il proprio lavoro in partita IVA, la casa e l’accudimento dei figli». Da qui la scelta di essere più presente, usufruendo delle ore di allattamento, ma anche lo scontro con un mondo del lavoro che storce il naso. Seguono altre decisioni importanti: lasciare il lavoro da dipendente e trasferirsi a Rimini, cercando una dimensione di vita più compatibile con le nuove esigenze. «Io l’ho potuto fare e per questo mi ritengo fortunato», sottolinea Crudele, riconoscendo come una fortuna anche quella di poter mettere oggi a disposizione la sua professionalità e la sua esperienza di padre in un ruolo di attivista e imprenditore sociale.

Per non sentirsi mosche bianche

«Sono solo io a immaginarmi in questo nuovo ruolo? Una persona che in quanto padre, e non solo come lavoratore, ha un ruolo stabile e non residuale nella società?» Crudele ci racconta di aver intrapreso l’avventura di Parola ai padri proprio per dare una risposta a questa domanda. «Fino a quando non normalizzi una consapevolezza, chi ha scelto una certa strada si sentirà sempre una mosca bianca, e l’evoluzione non si fa con le mosche bianche», continua, mentre ci descrive le attività dell’ultimo anno e mezzo, che si rivolgono a società civile, aziende e istituzioni. All’evento di Rimini si affiancano infatti nel corso dell’anno azioni di comunicazione digitale, eventi e interventi in presenza: «Abbiamo organizzato incontri con demografi, filosofi, psicoterapeuti, pedagogisti che sanno raccontare la paternità in tutte le sue sfaccettature e implicazioni».

Il ruolo decisivo delle aziende

L’impegno nella formazione e nella sensibilizzazione in azienda sta molto a cuore a Carlo Crudele: «Le aziende hanno il potere di rallentare o incentivare questi cambiamenti sociali. Quando la paternità diventa meno compressa non sono solo i padri a guadagnarci, ma l’intera società, a cominciare dalle madri, che non devono più essere solo tali e possono rientrare nel mondo del lavoro». Proprio per questo Crudele auspica che, oltre alle famiglie, all’evento di settembre partecipino anche dirigenti e decisori aziendali. «Più ancora che dalle istituzioni, è da lì che passa il cambiamento. Ci sono aziende con policy avveniristiche, che però convivono con modelli di ruolo vecchi e stereotipati: un middle management che non le interpreta in modo virtuoso, lasciandole lettera morta. Tu, padre, hai tante fantastiche disponibilità, ma non le sfrutti, perché sai che quando tornerai sul posto di lavoro – dopo esserti preso un congedo di paternità che magari è anche il doppio di quello che ti offre la legge – poi avrai dei problemi, o percepisci la possibilità di avere dei problemi in azienda».

Una risorsa sul lavoro e in famiglia

Uno degli obiettivi di Parola ai padri è che le aziende virtuose possano far capire che non è improduttivo investire sulla genitorialità, sensibilizzando su una paternità attiva. «Ormai è chiaro e documentato che migliorare le condizioni e la flessibilità dei dipendenti migliora l’attrattività delle aziende e la retention, la capacità di fidelizzare e trattenere le persone, e di conseguenza la produttività». Si pone l’accento, poi, sul valore professionale dell’esperienza di una paternità presente ed empatica, che costituisce una crescita personale, arricchendo anche il posto di lavoro: «un figlio porta una serie di competenze relazionali che ritrovi nel rapporto con i colleghi, i team, i clienti e in generale con le persone con cui lavori ogni giorno. Si acquisiscono competenze nel gestire lo stress e coordinare una squadra, perché una squadra ce l’hai ogni giorno a casa».

Pensarsi padre

Non si può però ignorare l’altro lato della medaglia: ci sono padri che, per primi, mettono un freno a questo processo e tendono a costruirsi un alibi. «Uomini che sono solamente lavoratori e fanno i padri nei ritagli di tempo, perché l’azienda non glielo consente, ma anche perché loro stessi non se lo consentono», prosegue. «Talvolta c’è l’incapacità di pensarsi in modo differente, e così si finisce per accettare lo stereotipo lavorativo: in qualche modo è più facile fare tardi al lavoro che tornare a casa». La risposta, per Parola ai padri, è trasmettere le potenzialità della paternità: «mostrare, oltre alla bellezza, il senso che ti dà essere padre, un senso di evoluzione e di futuro. Chi fa la scelta di essere padre in maniera più consapevole, poi non torna più indietro»

Padre, non «aiutante»

C’è poi quello che il creatore di Parola ai padri definisce il «tassello numero uno»: i tempi di congedo previsti per i papà. «Il nostro punto di partenza culturale ci fa considerare normali dieci giorni di congedo per la nascita di un bambino, mentre sono davvero pochi. Come si fa a costruire un rapporto con un neonato e con una famiglia che si trasforma in un tempo così limitato?». Un periodo che, secondo Crudele, dovrebbe essere di almeno 30 giorni, «con obbligo di fruizione». Questo strumento aiuterebbe anche a contrastare un altro retaggio diffuso: la narrazione positiva del padre come «aiutante» della compagna. «Molti uomini, me compreso – almeno finché non ho iniziato a rifletterci – pensano di fare molto se preparano una cena a settimana o giocano un po’ con i figli», mentre intanto la donna sostiene la maggior parte del carico mentale e del lavoro di cura. Per Crudele «quando diventerà evidente che questo non è normale, allora avremo fatto un passo avanti: non siamo aiutanti, siamo coinvolti al cento per cento».

Appuntamento al 19 settembre, e non solo

Sono molti i temi sul tavolo per questa seconda edizione di Parola ai padri, che – precisa Carlo Crudele – non sarà solo un alternarsi di panel e incontri: «abbiamo un’idea molto partecipata dell’evento, con tante occasioni di confronto e domande, con l’obiettivo di trattare la paternità in modo davvero olistico, evitando compartimenti stagni, perché quello dei padri è un mondo estremamente sfaccettato». Mentre si lavora all’appuntamento di Rimini, la progettualità guarda anche oltre e include tra i desideri quello di intervenire nel mondo della scuola, «proprio in un momento in cui si discute molto di educazione sessuo-affettiva». L’idea è arrivare dove gli stereotipi di genere e di ruolo si formano e si cristallizzano – scuole elementari, medie e superiori – per «parlare ai padri di domani, responsabilizzarli ed educarli. Vogliamo mostrare, in un tempo di crisi demografica, quanto sia importante e bello crescere una nuova persona», sottolinea Crudele: «io dico sempre che fare il genitore è un atto politico, forse il più politico che possiamo compiere, dopo quello di andare a votare».

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui. Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è
alleyoop@ilsole24ore.com.