I nuovi antisemiti: Nora Bussigny indaga l’odio “rosso” verso gli ebrei

«L’Italia è ancora in tempo per vedere ciò che sta arrivando. Ma soltanto se lo vorrà davvero». Nora Bussigny, giornalista francese, chiude così il capitolo italiano di “I nuovi antisemiti”, l’inchiesta condotta negli ambienti dell’ultrasinistra francese uscita in Italia in questi giorni per la casa editrice Setteottobre. Un avvertimento che prende forma nei racconti di ebrei esclusi dai cortei, nelle pressioni sui giornalisti, nelle indagini sulle raccolte di fondi per la Palestina. Per l’autrice, anche in Italia le dinamiche antisemite che dilagano nel cuore dell’Europa: la causa palestinese trasformata in una «licenza per escludere, minacciare, punire». Sullo sfondo, i dati del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) riportati nel volume: gli episodi antisemiti sono passati da 241 nel 2022 a 963 nel 2025.

Il viaggio attraverso l’odio

Il viaggio di Bussigny parte dalla Francia: è lì, in una terra oggi scossa dalle proteste degli studenti, che il teatro dell’inchiesta sull’ultrasinistra prende corpo. Ed è lì che si snoda tra manifestazioni di persone transessuali per la Palestina, attivisti Lgbt pro-Hamas, collettivi femministi radicalizzati, campus universitari. Ambienti che la giornalista aveva già frequentato sotto copertura per il precedente libro, “I nuovi inquisitori”, pubblicato tre settimane prima del 7 ottobre 2023. All’indomani del massacro la giornalista riattiva i falsi profili utilizzati durante quell’inchiesta.

«A parte un pesantissimo silenzio, moltissimi di questi militanti addirittura sui loro account esaltavano, erano pieni di gioia», racconta alla presentazione romana organizzata il 6 ottobre dall’associazione di Stefano Parisi Setteottobre in un teatro romano gremito, alla vigilia del terzo anniversario del pogrom del Supernova Festival. «Si dicevano lieti, contenti che finalmente il colonizzato si rivoltava contro il colono, l’oppresso contro l’oppressore». È la spinta a tornare sul campo, per capire come la causa palestinese sia diventata il terreno di convergenza di movimenti diversi e, nella ricostruzione dell’autrice, anche uno strumento per emarginare chi non si allinea. Il risultato è uno straordinario documento di come l’antisemitismo abbia preso piede e dimori anche negli ambienti più colti e impegnati e come si strutturi attraverso una propaganda cieca basata su fake news.

Il libro di Bussigny interroga la Francia, l’Italia e ciascuno di noi consegnandoci lo specchio del pregiudizio, dello slogan, della caccia all’ebreo mascherata da benpensantismo. E ci costringe a riflettere fin dove ci si può spingere nell’odio e nel pregiudizio in un viaggio che attraversa l’intera società francese. Dal basso, però, nelle parole di tutti i giorni.

I cortei femministi radicali

Il viaggio passa anche attraverso i cortei femministi radicali.  Olivia Cattan, impegnata da anni nella difesa dei diritti delle donne, racconta gli insulti ricevuti dopo aver chiesto di denunciare le violenze di Hamas: «Non eravamo più in un dibattito sui diritti delle donne, venivo ricondotta alla mia ebraicità e non al mio impegno femminista di lunga data». A Bordeaux, una militante di Nous Vivrons riferisce la risposta ricevuta quando aveva chiarito che il suo gruppo avrebbe ricordato le israeliane: «Non si può fare, non difendiamo gli stessi valori».

L’8 marzo 2025, a Parigi, Bussigny assiste al blocco dei collettivi ebraici e iraniani, costretti a sfilare separati e protetti dalla polizia. Il meccanismo, nella lettura dell’autrice, si alimenta di una gerarchia delle vittime. «I giovani funzionano sulla base di solidarietà identitarie più che di solidarietà di idee», osserva nel libro la giornalista Caroline Fourest. «Si parte da una lotta sincera per l’umanità per arrivare ad accettare un’alleanza con terroristi, razzisti, antisemiti e omofobi».

Le università

Nelle università l’inchiesta segue i manifesti degli ostaggi strappati, le minacce nelle chat, le pressioni sugli studenti ebrei perché rispondano delle azioni di Israele. Uno studente di Medicina, racconta Bussigny, scrive al preside: «Per me è impossibile praticare la medicina con un simile livello di odio. Sono preoccupato per i pazienti ebrei, potenzialmente affidati alle cure di queste persone». Alla Columbia, dove due docenti precisano che la maggioranza degli studenti è rimasta lontana dalle proteste, uno di loro descrive il clima fra i più militanti: «Qualsiasi forma di dialogo, qualsiasi volontà di ascoltare la storia da un altro punto di vista appare loro come un compromesso che macchierebbe la purezza della loro causa».

L’onda “rossa” dell’antisemitismo non risparmia nelle cronache di Bussigny nemmeno il prestigioso ateneo di Sciences Po. Bussigny gli dedica parole durissime in un capitolo che «non avrebbe potuto essere scritto senza le numerosissime testimonianze recenti” e ricostruisce le tensioni esplose dopo il 7 ottobre. «Un ex studente di Sciences Po, Omri Ram, è stato ucciso mentre partecipava al festival Supernova e sul campus erano comparsi manifesti in sua memoria. Li abbiamo ritrovati vandalizzati, strappati a metà o ricoperti da manifesti filopalestinesi», raccontano due studenti. «Lo stesso è successo con i manifesti degli ostaggi. E quando alcuni studenti hanno cercato di intervenire, sono stati aggrediti». Il 12 marzo 2024 una studentessa dell’Unione degli studenti ebrei di Francia viene respinta dall’aula Émile-Boutmy, occupata per un’iniziativa sulla Palestina. «Non lasciatela entrare, è una sionista!».

Il caso Italia

Scene già viste anche nelle università italiane con una sovrapposizione di slogan che squarcia il velo sulle dinamiche: l’antisemitismo parla la stessa lingua, si nutre delle stesse parole e agisce con gli stessi identici schemi. E coincide con l’antisionismo in un cortocircuito che ha attraversato per secoli la storia dell’Europa. L’odio nei confronti degli ebrei – tema caro anche agli ambienti dell’estrema destra e al quale non fu certamente immune la Chiesa cattolica – rischia oggi di travolgere le democrazie. Lo spiega bene Manuel Valls nella sua prefazione. «Non si tratta di scegliere quale antisemitismo combattere per primo, come se alcune forme di odio fossero più accettabili di altre – scrive -. Si tratta di comprendere che l’antisemitismo, qualunque sia la sua origine, è un indicatore della salute democratica di una società. Quando gli ebrei non sono più al sicuro, è tutta la democrazia a essere in pericolo». Questa è la posta in gioco. Per mettere in moto gli anticorpi, avvisa Bussigny, bisogna saperla guardare.

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Titolo: “I nuovi antisemiti”
Autrice: Nora Bussigny
Traduttore: Daniele Scalise
Editore: Edizioni SetteOttobre, 2026
Prezzo: 20 euro

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