
Contro i femminicidi, e ogni forma di violenza maschile contro le donne, indignarsi non basta più. Lo dimostrano i numeri e i fatti di cronaca quotidiani. Serve, invece, agire. Ogni gesto conta: pagare l’affitto di un centro antiviolenza, formare chi ci lavora, insegnare a scuola cosa sia il consenso. È il principio ribadito, sin dalla sua nascita, dalla Fondazione Una Nessuna Centomila: ieri, lunedì 21 settembre, alle 20, l’Arena di Verona – sold out da settimane – si è riempita per la quarta edizione del concerto-evento che unisce musica e impegno sociale per contrastare la violenza sulle donne e raccogliere risorse a sostegno dei centri antiviolenza.
Un appuntamento pensato dal principio con tre obiettivi dichiarati e tenuti insieme: dire basta ai femminicidi, dare un aiuto economico concreto ai centri antiviolenza, sensibilizzare il pubblico su un fenomeno sociale e culturale. La serata sarà trasmessa in differita il prossimo 25 novembre in prima serata su Rai1, non a caso a ridosso della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La musica che amplifica il messaggio
Sul palco, a guidare la serata, Fiorella Mannoia e Carlo Conti hanno chiamato a raccolta un cast che attraversa generazioni e generi musicali. Ad aprire è la stessa Mannoia con “Mariposa”, prima che Ligabue salga sul palco con “Nessuno è di qualcuno” e poi duetti con Angelina Mango su “Le donne lo sanno”, la prima volta che le loro voci si incontrano dal vivo. Il clima cambia poco dopo, quando Alessandra Amoroso e Serena Brancale attaccano “Serenata” e l’Arena inizia a battere le mani a ritmo. Da lì la serata evolve su accostamenti scelti anche per il loro significato, oltre che per l’intesa vocale: Tommaso Paradiso e Annalisa cantano “Non avere paura”, Levante e Gaia si dividono “I maschi”, Emma e Annalisa, Malika Ayane e Michele Bravi si alternano sul palco, Fiorella Mannoia torna con Arisa per “Quello che le donne non dicono”.
Un passaggio è dedicato esplicitamente al richiamo alla responsabilità maschile, con Giorgio Pasotti, Gianmarco Saurino ed Ermal Meta che portano sul palco “Discorsi tra uomini”, mentre Carolina Crescentini firma da sola “Il racconto di una donna”, un momento di parola non cantata dentro una serata fatta soprattutto di musica. Tra gli altri duetti, Laura Pausini con Alessandra Amoroso su “Io sì” e con Emma su “Le cose che vivi”, Luca Carboni e Mannoia su “Farfallina”, Malika Ayane e Giuliano Sangiorgi su “Come foglie”. A chiudere la serata è ancora Fiorella Mannoia, con “Combattente”. Nomi diversissimi tra loro, tenuti insieme da un unico filo, lo stesso che regge l’intera manifestazione fin dalla sua prima edizione: contrastare e prevenire la violenza maschile contro le donne. In tutte le sue forme. A riguardo Arisa si è esibita con “Canta ancora”, brano legato alla storia di Andrea Spezzacatena, il ragazzo conosciuto come “dai pantaloni rosa” che si tolse la vita a 15 anni dopo essere stato vittima di bullismo a scuola, e diventato negli anni un simbolo delle campagne contro il bullismo.
Accanto alla musica, sul palco sono passate anche le storie di donne che hanno trovato la forza di chiedere aiuto e sono riuscite a ricominciare: storie vere, raccontate e interpretate dagli attori Carolina Crescentini, Giorgio Pasotti e Gianmarco Saurino. «Dalla violenza si può e si deve uscire», ha ripetuto più volte Mannoia, presidente onoraria della Fondazione. Anche se uscirne, nella pratica, resta tutt’altro che un percorso lineare: per questo i centri antiviolenza diventano essenziali, offrendo ascolto, sostegno e strumenti concreti per ricominciare. Gli stessi centri a cui l’evento destina i fondi raccolti. Tommaso Paradiso ha insistito sulla natura culturale del problema, e sulla necessità che l’educazione al rispetto cominci in famiglia prima ancora che a scuola. Sulla stessa linea si è mosso Carlo Conti, che parlando del figlio Matteo ha ricordato come il rispetto verso l’altro si impari, e si insegni, ogni giorno, fin da piccoli.
Un obiettivo rinnovato anche quest’anno, quello di “Una Nessuna Centomila”, che parte da lontano: l’evento porta ancora il nome del concerto che nel 2022 riempì Campovolo, la RCF Arena di Reggio Emilia, con centomila spettatori e due milioni di euro raccolti: un risultato che convinse Giulia Minoli, Celeste Costantino e Lella Palladino, insieme a Fiorella Mannoia, nominata presidente onoraria, a trasformare quella sera irripetibile in qualcosa che potesse durare. Da lì l’evento è diventato un appuntamento annuale e itinerante: il doppio sold out all’Arena di Verona nel 2024, poi, per la prima volta al Sud, la piazza del Plebiscito di Napoli nel 2025, seguita in diretta su Canale 5 da 1.773.000 spettatori. Il ritorno a Verona aggiunge un nuovo capitolo a questo percorso, e lo fa con 450mila euro già raccolti tra incasso della serata e sostegno dei partner: UniCredit come main partner, Enel e TicketOne, con il supporto di Siae e AssoConcerti.
I centri antiviolenza beneficiari
I soldi raccolti non finiscono in un fondo generico. Vengono divisi in parti identiche, 50mila euro ciascuno, tra nove centri antiviolenza scelti dalla Fondazione in altrettante regioni: in Basilicata l’Associazione Differenza Donna di Lagonegro, in Piemonte i Centri Antiviolenza E.M.M.A. ETS di Torino, in Campania la Cooperativa Sociale Dedalus di Napoli, in Calabria Ace-Medicina Solidale ETS di Reggio Calabria, in Liguria la Cooperativa Sociale Mignanego di Genova, in Sardegna l’Associazione Donna Ceteris APS di Cagliari, in Puglia l’Associazione Donne Insieme ODV di Lecce, in Sicilia la Rete Nazionale Antiviolenza Frida Kahlo APS di Barcellona Pozzo di Gotto, in Toscana l’Associazione Artemisia di Firenze.
La selezione, spiega la Fondazione stessa, risponde a criteri precisi, non a una logica di rappresentanza geografica. Il primo è la territorialità, con una priorità dichiarata per il Sud e per le periferie, «i contesti a nostro giudizio più problematici, non solo per l’assenza di risorse, ma anche per le condizioni ambientali».
È il caso del centro Gea dell’associazione Differenza Donna, a Lagonegro, in un angolo di Basilicata dove operano appena due centri antiviolenza e due case rifugio in tutta la regione, e dove il tasso di disoccupazione femminile Neet tocca il 66% tra le donne di 30-34 anni; o del Polo Sanitario di Prossimità di Ace-Medicina Solidale, nato dal basso ad Arghillà, periferia di Reggio Calabria, in un quartiere da cui i servizi pubblici si sono progressivamente ritirati. Accanto alla territorialità, la Fondazione guarda alla capacità concreta dei centri di accogliere ogni anno un numero significativo di donne, possibilmente con case rifugio proprie, e a una struttura organizzativa e amministrativa solida, capace di rendicontare con precisione le somme ricevute. Non progetti, dunque, ma organizzazioni – cooperative, associazioni, enti del terzo settore – sostenute possibilmente con continuità almeno triennale, secondo un modello che la Fondazione stessa definisce di filantropia «basata sulla fiducia»: meno burocrazia, e libertà per i centri di raccontare, anche solo a voce, come le risorse vengono utilizzate.
Oltre il palco, il lavoro della Fondazione
Il concerto è la punta dell’iceberg più visibile di un lavoro che la Fondazione porta avanti tutto l’anno, attraverso diversi progetti. Il laboratorio Artistico riunisce nomi noti dello spettacolo e della cultura – da Paola Cortellesi ad Anna Foglietta, da Caterina Caselli a Vittoria Puccini, Alba Rohrwacher, Edoardo Leo, Ferzan Özpetek, Piero Pelù: non semplici testimonial, ma persone che seguono percorsi di formazione con il pensiero femminista e con le competenze dei centri antiviolenza. Nel 2026 questo lavoro si è arricchito di un percorso specifico dedicato agli uomini del laboratorio, sulla responsabilità maschile rispetto alla violenza di genere.
Il laboratorio tematico, invece, è composto da esperte ed esperti dei diversi settori in cui la Fondazione interviene. Da questo doppio binario nascono iniziative che si aggiungono alla raccolta fondi attivata con il concerto: la scuola di formazione nazionale permanente per operatrici dei centri antiviolenza, che nella sua prima edizione, tra ottobre 2025 e maggio 2026, ha formato 430 partecipanti per 120 ore complessive; percorsi analoghi rivolti alla Polizia di Stato, a insegnanti e personale educativo, e alle aziende, con 800 persone formate in ambito professionale. Sul fronte della prevenzione, nel solo 2025 i percorsi di educazione sessuo-affettiva della Fondazione hanno raggiunto 1.600 ragazze e ragazzi in 20 scuole, mentre il numero complessivo di studentesse e studenti coinvolti nei progetti sfiora le 82mila unità; tra questi il progetto “Tok Tok – Chi è?”, realizzato con AXA Italia e ScuolAttiva ETS in tre istituti tra Bari, Pescara e Pedrengo, e “Libere“, l’evento nazionale in streaming dedicato alle scuole, arrivato nel 2025 alla sua seconda edizione.
A dare una base scientifica a questo lavoro contribuisce la ricerca “Educare all’affettività: un antidoto contro la violenza“, condotta con l’Università di Milano-Bicocca, da cui è nato a gennaio 2026 il primo corso di alta formazione per docenti sull’educazione sessuo-affettiva; mentre il libro “Senza Legge“, edito da Tlon e curato da Celeste Costantino, Giulia Minoli e Monica Pasquino con Alessia Crocini e Lella Palladino, ricostruisce anni di dibattiti e resistenze sul tema.
Dalla sua nascita la Fondazione ha sostenuto economicamente 80 organizzazioni, per un totale di oltre 2,3 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato a cinque anni è arrivare a sostenere 150 centri antiviolenza e 10 case rifugio, con un’attenzione dichiarata al Sud Italia, e a raggiungere 25mila scuole e 400mila tra bambine, bambini, ragazze e ragazzi con le proprie attività di prevenzione. Numeri che, messi in fila, raccontano quello che il concerto mette in musica: contro la violenza maschile contro le donne serve impegno, sinergia e azione. Unire le voci serve a cambiare la cultura.
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