Dagli slum di Calcutta all’Assam: il viaggio di Paola Maugeri accanto ai bambini dell’India

«Un viaggio nel ventre molle di mamma India», dove asperità quotidiane e grande spiritualità possono convivere. È con queste parole che Paola Maugeri descrive l’esperienza fatta al fianco di Fondazione l’Albero della Vita Ets alla scoperta dei progetti dell’organizzazione e dei bambini sostenuti attraverso i programmi di sostegno a distanza. 

Attivo sul fronte della protezione, dell’educazione e dello sviluppo di minori in situazioni di vulnerabilità, l’ente del terzo settore opera da più di 20 anni nel Paese asiatico con un programma che si articola su più livelli: accesso all’istruzione coi centri pomeridiani di apprendimento, supporto alle famiglie con interventi di welfare economico e microcredito, assistenza medica periodica nei villaggi più remoti e centri specializzati per bambini con disabilità.

Per otto giorni il volto radio e tv (avvicinatasi al buddismo a fine degli anni 90) ha viaggiato tra Calcutta, Baruipur e nella regione dell’Assam, immergendosi nelle difficoltà quotidiane di donne e bambini che vivono negli angoli dimenticati dell’India moderna, osservando di persona l’impatto che i programmi d’istruzione e il supporto alle famiglie possono avere nelle comunità più fragili. «In un tempo di grande distrazione – racconta Maugeri ad Alley Oop – la presenza è il dono più prezioso che possiamo fare all’altro ed è stato meraviglioso seguire gli operatori di Fondazione l’Albero della Vita mentre si muovevano con grande naturalezza tra le baraccopoli, stringendo mani, riconoscendo volti e storie».

Un viaggio denso di emozioni dove a un certo punto le lacrime hanno lasciato spazio alla fiducia: «All’inizio è stato difficile ma poi ho visto qualcosa di diverso: la possibilità e la speranza di un cambiamento reale negli occhi dei bambini».

In viaggio

La missione di Fondazione l’Albero della Vita si è aperta tra gli slum di Calcutta dove Maugeri ha incontrato i bambini e le bambine coinvolte nei progetti educativi. In città, si stima, circa un terzo della popolazione vive in condizioni di degrado. Molte persone trovano casa negli slum, tra spazi sovraffollati, servizi essenziali limitati e una quotidianità segnata dalla precarietà.

Il viaggio è proseguito facendo tappa a Baruipur, nello stato del Bengala Occidentale, con una vista al day care center che accoglie oltre 150 bambini con disabilità e le loro madri. La povertà morde con vigore e molti minori sono costretti a lavorare per contribuire al sostentamento delle famiglie, senza la possibilità di frequentare la scuola. Su questo fronte uno dei risultati più significativi del day care center di Fondazione l’Albero della Vita è la riduzione del tasso di abbandono scolastico: molti bambini che frequentano il centro diurno continuano il loro percorso educativo, lontano dai pericoli delle strade, riducendo il rischio di marginalizzazione e di sfruttamento lavorativo.
Il centro offre anche un supporto alle madri con corsi di sartoria ed estetica che permettono loro di costruirsi una possibilità di indipendenza economica. «L’incontro che mi ha più colpito – ricorda Maugeri – è stato con Shanu, un bimbo che portava una protesi fornita anche grazie al progetto e mi ha mostrato con orgoglio quanto fossero forti le sue braccia». A Baruipur, l’associazione gestisce anche centri di apprendimento pomeridiano che uniscono l’istruzione a pratiche di benessere come la meditazione. «Ricordo con tenerezza la meditazione guidata da una ragazzina nel doposcuola: in un secondo, il frastuono dei bambini si è trasformato in un silenzio buddico».

Ultima tappa nella regione dell’Assam, nel nord-est del Paese, dove la Fondazione l’Albero della Vita sostiene alcune comunità attraverso formazione, assistenza sanitaria e opportunità di lavoro per donne: grazie alla distribuzione di telai e alla formazione nella lavorazione del cotone, si creano prospettive economiche che permettono alle famiglie di affrontare i periodi più difficili dell’anno.

Qui l’economia locale si basa soprattutto sull’agricoltura – e sul tè nero, in particolare – ma ondate di calore estremo e monsoni riducono i raccolti e mettono a rischio l’occupazione locale. Le donne rappresentano il 74,8% della forza lavoro agricola dell’India, stima Un Women. Tuttavia, hanno pochi diritti fondiari (solo il 9,3% possiede la terra) e quasi nessun accesso ai finanziamenti, rendendo più difficile l’uscita dalla povertà.

Come vivono donne e bambini

Circa 65 milioni di persone in India – terza economia asiatica, che nel primo trimestre 2026 ha visto il suo Pil superare le aspettative attestandosi al +7,8% – vivono nelle baraccopoli, insediamenti spesso informali, privi di acqua potabile, servizi igienici e strutture sanitarie. Una mancanza di servizi di base che colpisce in modo sproporzionato mamme e bambini, i più fragili ma spesso anche i più trascurati. Le donne che  vivono in estrema povertà nel Paese sono oltre 47 milioni mentre, tra i bambini, secondo Unicef, oltre 200 milioni subiscono almeno una forma di deprivazione essenziale. Un terzo ne affronta due o più tra nutrizione, salute, istruzione, alloggio e servizi igienico-sanitari.

Con l’arrivo dei monsoni, la vita nelle baraccopoli diventa ancora più dura, tra carenza di spazi e condizioni igieniche precarie, eppure, riflette Maugeri, «anche nelle situazioni più difficili, dai dettagli emerge una dignità straordinaria, come un piccolo specchio tenuto sempre pulito o il ripiano delle spezie in ordine». Si vive, aggiunge, intrisi di una spiritualità complessa e «qualcosa si accende dentro quando, superata la fatica iniziale e l’impatto di questo mondo sovra-stimolante, vedi l’amore che circonda gli operatori. Allora vai oltre le difficoltà e la fiducia si riaccende».

Costruire il futuro da lontano

«Entrare nello slum di Calcutta, sedermi in meditazione con i bambini, tenere tra le mani i tessuti delle mamme dell’Assam, guardare negli occhi Gracefill mentre apriva la sua lettera da Siracusa sono momenti che non si dimenticano» ricorda la conduttrice che, dopo aver preso parte come madrina all’evento per i 20 anni del programma di sostegno a distanza, ha scelto di andare oltre il racconto, vivendo in prima persona il lavoro nelle comunità sostenute.

Fondazione L’Albero della Vita interviene in India attraverso questi progetti dal 2005 e, secondo i calcoli dell’associazione, nel tempo ha sostenuto oltre 10mila bambini e raggiunto quasi 40mila beneficiari indiretti. Solo nel 2025, si legge nel bilancio sociale dell’organizzazione, il sostegno a distanza ha raggiunto 1,147 bambini beneficiari in oltre 50 villaggi e 3 zone urbane difficili nel West Bengal e in Assam.

Il sostegno a distanza è inteso infatti come un progetto di solidarietà a lungo termine: ogni donatore idealmente accompagna lo stesso bambino nel tempo, fino alla fine del ciclo scolastico, creando una relazione che cresce insieme a lui. In cambio riceve aggiornamenti periodici (fotografie, lettere, disegni e pagelle del bambino, ma anche aggiornamenti sulla sua quotidianità). «Non è una donazione anonima – sottolinea Maugeri – è creare una connessione. Si segue un bambino, vedendolo crescere, mentre si riprende la misura di come, anche un piccolo gruzzoletto, possa dare uno slancio enorme». È il segno che, anche un piccolo gesto, può generare cambiamenti nel tempo. L’India, chiosa la conduttrice da sempre impegnata nella sensibilizzazione su temi sociali e ambientali, «è una grande livella: serve a riprendere la misura su tutto».

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