Usa, l’emergenza dei “deserti della cura”: sei milioni di donne senza assistenza al parto

Sei milioni di mamme e circa 360mila neonati vivono nei “deserti della cura prenatale”. Luoghi dove servizi di assistenza alla gravidanza e dopo la nascita sono totalmente assenti. Per quanto non direttamente conseguenza di questo, secondo le ultime rilevazioni arrivano poi a 18 le donne che muoiono di parto ogni centomila nati.

Non sono questi dati raccolti in un Paese in via di sviluppo, sotto assedio o devastato dalla povertà estrema. Si tratta bensì delle rilevazioni restituite dal recente rapporto della non profit americana March of Dimes per gli Stati Uniti. L’organizzazione, che lavora per il miglioramento della salute delle madri e dei bambini, ha compilato il suo studio per il 2026 unendo i dati ufficiali di fonti diverse* per tratteggiare la situazione in cui si trovano moltissime donne in età riproduttiva che vivono in uno di questi territori entro i confini statunitensi.

Intitolato “Nowhere to Go: Maternity Care Deserts Across the U.S.” (Nessun posto dove andare: i deserti della cura per la maternità negli Usa), il report intanto nota che, rispetto a dieci anni fa la percentuale di contee definite “deserti” della cura è rimasta quasi invariata. Erano il 34,7% nel 2016. Arrivano al 34,6% secondo gli ultimi dati. Si parla di deserti perché in queste aree è totale la carenza di strutture o personale medico di vicinanza che possa seguire i percorsi di gravidanza e parto.

Vuoti che intanto costringono milioni di gestanti a lunghi spostamenti anche già per le visite di routine. E che portano, di conseguenza, a una serie di condizioni di disagio e pericolo per la salute di mamme e piccoli. Pensiamo già solo a come la necessità di affrontare lunghi tragitti per raggiungere personale preparato o ospedali attrezzati incida sulla quantità di controlli o possa aumentare il livello di rischio per gestanti e neonati.

Le americane che vivono in deserti della cura

Andiamo a vedere i numeri. Se sono, come indicavamo, circa il 35% le contee Usa dove manca completamente l’assistenza materna di prossimità, questa carenza tocca direttamente circa due milioni e mezzo di donne in età riproduttiva. Ma basta che dalle stime sui casi più estremi allarghiamo lo sguardo a includere quelle zone dove l’accesso all’assistenza alla gestazione, al parto e le cure neo-natali è classificato come basso o moderato, e il conto cresce. Di quanto? Secondo i numeri di March of Dimes, si tratterebbe di circa ulteriori tre milioni e quattrocentomila donne interessate

Chiarisce da subito la no-profit statunitense: «Dove vivi non dovrebbe determinare se si può avere accesso all’assistenza a (gravidanza e) maternità. Eppure, milioni di famiglie negli Usa vivono in comunità in cui non ci sono sufficienti professionisti ostetrici, strutture per il parto o soluzioni a buon mercato per la cura». Limitazioni che, chiaramente, poi emergono anche quando si guarda ai neonati.

Secondo il rapporto Nowhere to Go, in questi deserti nascono ogni anno circa 150 mila bambini. Nascite potenzialmente avvenute in zone prive o con scarso accesso a una cura professionale. Se anche in questo caso ampliamo la visione a includere le contee in cui l’assistenza è classificata come bassa o moderata, il totale sale di altri 209 mila bambini e bambine.

Facendo un veloce calcolo, stiamo parlando di circa sei milioni di donne e 360mila nati all’anno interessati. Per farsi un’idea, questa cifra corrisponde a poco meno della popolazione totale di Singapore. O appena di più a quella dei residenti in Danimarca.

Se manca l’assistenza

La gravidanza è un evento naturale. In molti casi, può essere affrontata con serenità e richiede semplici aggiustamenti. Anche proprio grazie a un corretto numero di controlli mirati e alla presenza di strutture e professionisti pronti a intervenire in caso di emergenza. Da qui però – come bene sanno anche quelle donne che hanno affrontato l’esperienza senza particolari difficoltà -, anche solo la consapevolezza di poter accedere rapidamente e in sicurezza alle cure aiuta a vivere serenamente questi mesi.

Condizioni ideali che, a scorrere le rilevazioni del rapporto per gli Usa, non sono la normalità in molte parti del Paese. Anche a fronte di una copertura assicurativa sanitaria (serve ricordare che oltre oceano l’assistenza non è universale?). Se innegabilmente, come riporta il rapporto 2026, alcune politiche – tra cui l’espansione di Medicaid – progettate specificamente per le necessità post-partum, hanno migliorato le possibilità di assistenza offerte (soprattutto per chi ha redditi bassi o non può sostenere i costi delle assicurazioni private), modifiche chiare alle linee di intervento precedenti stanno minacciando di invertire la rotta.

Lo studio Nowhere to Go accenna: la scelta di chiudere reparti di ostetricia e ginecologia è un fenomeno in corso su tutto il territorio nazionale. Ma colpisce in modo sproporzionato l’accesso alle cure pre-natali di certe fasce sociali e in alcune specifiche aree.

Dal 2024 a quest’anno, strutture di assistenza alla maternità sarebbero state chiuse in 35 Stati. Per quasi due terzi si tratterebbe di tagli a ospedali rurali che nella metà dei casi, inoltre, rappresentavano le uniche strutture in zona in cui era possibile partorire. Le cause principali dietro alle riduzioni? Carenza di personale (per il 51%) e pressione finanziaria (per il 37,5%).

Poche strutture e professionisti. Trasferimenti sempre più lunghi

Seppure non esclusiva dei territori più isolati, è in queste zone comunque che la scarsità di professionisti specializzati appare particolarmente severa. Secondo i dati sarebbero infatti il 58% le contee rurali dove mancano questi profili rispetto al 19% registrato nelle contee urbane. Una scarsità di specialisti che si accompagna (causa o effetto?), tra l’altro, a un vuoto importante di ospedali attrezzati per i travagli e i parti.

In un terzo delle contee USA manca personale ostetrico. Fonte: Nowhere to Go, March of Dimes, 2026

Accennavamo prima a come l’assenza di servizi e strutture di cura vicine costringe a spostamenti sempre più lunghi già anche per effettuare controlli periodici. Secondo March of Dimes questi spostamenti se in generale richiedono a una partoriente meno di venti minuti, mediamente richiedono a una gestante che vive in uno dei deserti della cura, almeno 45 minuti. Nei casi peggiori, anche fino a 77 minuti.

Non appare troppo un sorpresa allora leggere nel report che, forse proprio conseguenza di questo?, stanno crescendo da qualche anno il numero di parti in casa.

Una mappa a macchie di leopardo

Oggi ancora il 52,5% delle counties non ha un ospedale o strutture dotate di reparti di ginecologia e ostetricia. Una percentuale che raggiunge però il 70,3% nelle zone rurali. Mentre – dato comunque non particolarmente consolatorio – scende a quasi il 40% nelle aree urbane.

Mettendo insieme tutti i pezzi, sembra che l’aumento registrato negli ultimi dieci anni dei parti in casa risponda anche alla persistente carenza di strutture per l’assistenza alla maternità nelle vicinanze. Questa crescita appare infatti particolarmente marcata proprio laddove mancano strutture e personale medico esperto. Nei territori rurali le nascite casalinghe sono state il doppio di quelle registrate in aree dotate invece di servizi pre- e post-natali completi. Non si sbaglia molto pensando che per molte donne questa rappresenta allora un po’ l’unica alternativa più che una preferenza personale.

I “deserti” della cura negli Stati Uniti. Fonte: Nowhere to Go, report March of Dimes 2026

Deserti dove manca l’assicurazione sanitaria

Nel descrivere i deserti della cura un altro fattore evidenziato dal report è la quota di assicurazioni sanitarie nella popolazione femminile. Secondo le analisi nel 2024 a livello nazionale mediamente un’americana su nove in età riproduttiva (cioè tra i 19 e i 54 anni) risultava non coperta. Una media generale che però è frutto di estremi territoriali anche molto distanti tra loro.

In Texas, per esempio, arrivano al 22,7% le donne non assicurate. Mentre, all’estremo opposto, sono solo il 2,8% le residenti in Massachusetts senza una polizza. E se l’introduzione dell’Affordable Care Act del 2010 (che ha elevato la base massima per accedere alle coperture pubbliche per le fasce più povere) ha ridotto anche fino al 45% la percentuale delle donne non coperte da assicurazione, negli Stati che non hanno espanso questo pacchetto il calo è stato molto più contenuto.

% donne (19-54 anni) senza assicurazione sanitaria. Fonte: U.S. Census Bureau, 2024 American Community Survey 5-Year Estimates. Grafica: March of Dimes, Nowhere to Go

Di fatto oggi, in una nazione dove già un parto senza complicazioni più costare decine di migliaia di dollari, qualsiasi piccola anomalia continua a essere un rischio di bancarotta per le partorienti o le loro famiglie. Soprattutto se si vive ai margini geografici – oltre che a in quelli sociali o si fa parte di una minoranza.

Commenta il rapporto March of Dimes 2026: «Le polizze assicurative sanitarie determinano se le donne possono accedere alla cura prenatale, partorire in sicurezza e ricevere assistenza post-natale. Supportare ed espandere la copertura è cruciale nel migliorare l’accesso alla cura». E ancora: «Politiche più recenti, tra cui l’estensione della copertura Medicaid post-parto fino a 12 mesi hanno ulteriormente rafforzato l’accesso alle cure. Tuttavia, le modifiche proposte o attuate a seguito dell’approvazione» del cosiddetto One Big Beautiful Bill Act, «minacciano di annullare questi progressi e aumentare il numero di famiglie non assicurate».

Il diritto a una maternità sana e protetta

Si legge sulle pagine dell’Organizzazione mondiale della salute: «Ogni gravidanza e parto sono unici. Affrontare le disuguaglianze che incidono sugli esiti sanitari, in particolare sulla salute e sui diritti sessuali e riproduttivi e sulla parità di genere, è fondamentale per garantire a tutte le donne l’accesso a un’assistenza alla maternità rispettosa e di alta qualità».

Principi che, si pensa, siano traguardi lontani principalmente per certe zone remote, o in Paesi in via di sviluppo e con pochi mezzi per sviluppare reti di cura adeguate. Ma che invece, guardando ai numeri raccontati dal rapporto Nowhere to Go, sembrano persistere in molte aree di una delle maggiori potenze economiche occidentali.

«I deserti della cura per la maternità non sono inevitabili», conferma il rapporto March of Dimes. «Con azioni coordinate e (sufficienti) investimenti si può costruire un futuro dove tutte le famiglie hanno accesso alla cura e al supporto di cui hanno bisogno». Al momento però i dati non stanno ancora raccontando una storia avviata verso il miglioramento.

Basti aggiungere una considerazione sulla mortalità materna. Secondo le ultime statistiche pubblicate in marzo, nel 2024 si sono registrate 17,9 morti per parto su 100mila nascite (dati del National Center for Health Sattistics). Una quota «non significativamente inferiore a quella registrata l’anno precedente». E che, tra l’altro, sottolinea ancora una volta la disparità esistente nelle diverse aree del Paese.

Nei deserti della cura materna statunitensi infatti la mortalità al parto è di 9 punti percentuali superiore a quella registrata nei territori meglio serviti**.

* Le fonti per lo studio attingono dalle rilevazioni dell’ufficio di statistiche nazionali (U.S. Census Bureau population estimates), dagli studi effettuati da gruppi di professionisti (come le indagini di American Hospital Association, AHA) e dalle indagini delle organizzazioni di specialisti (per esempio, i dati sulla forza lavoro di American Board of Family Medicine, ABFM).

** Dati riportati nello studio “Association of Maternity Care Deserts with Maternal and Pregnancy-Related Mortality”, National Library of Medicine, pubblicato a giugno 2025.

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