
L’Europa dice sì a una migliore tutela per le vittime di reato. E per la prima volta include orientamento sessuale e identità di genere tra i criteri di vulnerabilità. Con 440 voti a favore, 49 contrari e 84 astenuti, in sessione plenaria a Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato la riforma della direttiva 2012* in tema di diritti, assistenza e protezione di quanti subiscono un abuso.
Una votazione importante quella della scorsa settimana a livello comunitario, che amplia la definizione delle protezioni. Una mossa che, tra l’altro, interessa direttamente l’Italia: il testo europeo infatti riprende in un certo modo il ddl Zan approvato alla Camera, ma poi naufragato al Senato nel 2021.
La riforma del testo accolto dall’euro-Camera, tra le altre cose, amplia le tutele per le persone Lgbt che subiscono un abuso – come era indicato anche nel testo italiano. E lo fa indicando chiaramente che nel determinare la “vulnerabilità” delle vittime siano introdotte considerazioni sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. A seguito dell’approvazione della proposta degli eurodeputati Javier Zarzalejos (Partito popolare) e Lucia Yar (Renew) da parte di quasi tutta la maggioranza dei parlamentari di tutte le famiglie partitiche europee, i 27 Stati membri dovranno adeguarsi nell’ampliare la protezione per chi subisce crimini. Come? Intanto considerando, nella gestione degli eventi, eventuali caratteristiche che possono rappresentare un rischio aggiuntivo per chi ha subito la violenza. Tra le altre, è la prima volta che viene indicata la necessità di un’attenzione specifica agli abusi legati proprio a orientamento sessuale o identità di genere.
Andando un po’ più nello specifico delle nuove regole a cui adeguarsi, in tutta l’Ue entro due anni dovranno essere create linee dedicate di assistenza accessibili a tutte le vittime di reato. Si dovrà introdurre la possibilità di denunciare online. E dovrà essere garantito un sostegno economico da parte dello Stato, nel caso in cui la vittima non abbia i mezzi per coprire le spese delle indagini e procedimenti relativi al crimine subito. Un’altra importante novità riguarda l’introduzione di un riferimento specifico all’aborto sicuro nei casi di violenza sessuale.
A livello pratico, poi, si impone ai Paesi membri di creare il numero telefonico 116 006 di supporto gratuito e accessibile da tutta l’Unione. E un miglior rispetto della privacy delle vittime sin dall’inizio dei procedimenti. In questo caso, per esempio, i giudici dovranno poterle ascoltarle fuori dall’aula di tribunale o dietro barriere che evitino contatti con chi è imputato degli abusi nei loro confronti.
Valutare le caratteristiche individuali per estendere le tutele
Con gli aggiornamenti introdotti, la decisione presa a Strasburgo nel migliorare quindi la protezione delle vittime e ampliare le tutele di chi ha subito stalking, reati d’odio o abusi sessuali, definisce meglio anche i confini di quelle che sono considerate le vulnerabilità degli individui. Oltre alla minore età e a condizioni di disabilità, viene introdotto – dicevamo – anche l’orientamento sessuale e il genere delle vittime.
Modifiche queste, riguardo alle persone Lgbt, presenti negli articoli 22 e 23 del testo approvato il 21 maggio. Viene qui specificato il diritto a una valutazione «tempestiva, adeguata, efficiente e proporzionata» delle vittime. Garantite misure di assistenza «adatte alle esigenze individuali e alle circostanze» durante tutto il tempo necessario. E indicata poi la necessità di preparare adeguatamente i diversi professionisti chiamati a intervenire nella gestione dei casi. Già a partire dalle fasi di valutazione delle caratteristiche di chi ha subito abusi.
L’aggiornamento della direttiva appena approvato specifica infatti: «La valutazione individuale dovrebbe tenere conto delle caratteristiche personali delle vittime, comprese le esperienze di discriminazione pertinenti, anche quelle basate su motivi intersezionali, come il genere, compresa l’identità di genere, l’età, la disabilità, lo status in materia di soggiorno, la religione o le convinzioni personali, la lingua, l’origine razziale, sociale o etnica e l’orientamento sessuale». Messa in altri termini, quando si valuta come intervenire e trattare casi di aggressione e abuso, si ampliano i diritti alle tutele se le motivazioni rilevate sono legate a una di questi aspetti o a una sovrapposizione degli stessi. Si riconosce così, di fatto, la maggiore esposizione a rischi per chi ricade in uno in questi profili – donne, minori, disabili o persone Lgbt.
L’aggiornamento delle norme nazionali
La discussione e votazione al Parlamento europeo non è il primo passaggio che puntualizza meglio le tutele delle vittime in Europa. Il passaggio del testo a Strasburgo segue una valutazione della Commissione del 2022 che già insisteva sulle linee comunitarie introdotte quattordici anni fa. Come si legge nel documento approvato la scorsa settimana, infatti, «sebbene abbia globalmente apportato benefici attesi e abbia inciso positivamente sui diritti delle vittime, la direttiva 2012/29/UE non ha risolto alcuni specifici problemi relativi a tali diritti. Tra le carenze individuate figurano l’insufficiente capacità di accedere alle informazioni, di ricevere assistenza e protezione secondo le esigenze individuali di ciascuna vittima, di partecipare ai procedimenti penali o di ottenere in tale ambito una decisione in merito al risarcimento da parte dell’autore del reato». Continua poi il testo: con la recente revisione si «intende rispondere alle carenze riscontrate in tale valutazione e in numerose consultazioni».
Adesso, nel rispetto delle proposte alla direttiva, gli Stati dovranno porre l’attenzione alle circostanze generali in cui si trova la vittima. Evitando quindi casi di vittimizzazione secondaria. E, legato a questo principio, introducendo misure specifiche che impediscano la richiesta di informazioni non direttamente pertinenti con il reato riguardo a «orientamento sessuale, il genere, o il comportamento sessuale passato».
La situazione dei diritti Lgbt nel mondo
Aggiornando la direttiva 2012, l’Europa ha fatto un ulteriore passo avanti nel riconoscimento di diritti per le persone Lgbt. Uno sviluppo che appare cruciale in questa fase storica contraddistinta da spinte contrapposte in tema di protezione delle libertà personali nel mondo. Secondo Ilga (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), infatti, per quanto si continuino a registrare progressi e nonostante il 2025 abbia segnato alcune vittorie legali importanti – su tutte, per esempio, la decisione della Corte suprema degli Stati Uniti che ha respinto i tentativi di ribaltare la sentenza 2015 sui matrimoni egualitari – sono molto chiare anche le iniziative che vanno in senso contrario. L’organizzazione internazionale infatti, non nasconde come una certa regressione democratica sta allontanando molti governi dalle promesse di equità e giustizia per tutti.
A sostenere questa visione, alcuni dei dati raccolti nel database Ilga. Intanto nel 2025 per la prima volta dopo anni, è cresciuto il numero di Paesi appartenenti alle Nazioni Unite che criminalizzano atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso. Numero salito oggi a 65.
Le ultime rilevazioni mostrano poi che almeno 62 Stati impongono ancora restrizioni alla libertà di espressione della diversità sessuale e di genere. Inoltre, scrive l’organizzazione in un suo recente comunicato: «Sebbene in 63 Stati Onu esistano leggi che proteggono le persone dai crimini d’odio per motivi di orientamento sessuale, solo 40 lo fanno in base all’identità di genere. Dieci in base all’espressione di genere. E nove in base alle caratteristiche sessuali».

* Per la precisione si tratta delle direttiva 2012/29/UE che istituiva norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato. A sua volta approvata a sostituzione di una decisione quadro del 2001.
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