Olimpiadi Milano-Cortina 2026: Hiba, la tedofora per la pace che vuole essere luce per gli altri

Foto di Gianfranco Ferraro per Save the Children

«Ho portato con me tutte le bambine, i bambini e i giovani che hanno bisogno di un’opportunità per scoprire semplicemente quello che possono diventare». Hibatallah Najid, detta Hiba, è la tedofora della pace che, con Save the Children, a Milano-Cortina 2026 incarna i valori più alti della fiamma olimpica: la resilienza, l’inclusione, la pace.

Hiba, 21 anni, di origine marocchina, è arrivata in Italia da bambina affrontando stereotipi e difficoltà: il Punto Luce di Save the Children al Giambellino di Milano è il luogo che, per primo, l’ha fatta sentire davvero benvenuta nel nostro Paese. «Quando sono arrivata in Italia mi sono sentita invisibile, fuori posto, senza spazio – racconta Hiba – Poi ho incontrato le operatrici e gli operatori del Punto Luce di Save the Children che mi hanno accolto e fatto sentire a casa»: tedofora per la pace, oggi il viaggio della fiamma olimpica racconta anche la sua storia. Da viale Beatrice d’Este fino allo stadio “Giuseppe Meazza” di Milano, dove ieri sera si è tenuta la cerimonia di apertura: il tratto di strada percorso da Hiba tiene insieme sogni, speranze e sacrifici che vanno oltre l’individualità e testimonia il valore concreto di dare opportunità di cambiamento a chi vive una condizione di vulnerabilità.

Foto di Gianfranco Ferraro per Save the Children

La storia di Hiba, tedofora per la pace: trasformare gli ostacoli in opportunità

Nel Punto Luce di Save the Children, Hiba ha imparato a trasformare le fragilità in determinazione, la solitudine in talento, scoprendo una passione genuina per il calcio: oggi gioca a calcio e allena i bambini, studia scienze politiche all’Università Cattolica di Milano e sostiene altre donne nel loro percorso di empowerment. Lo sport è stato volano di cambiamento, il mezzo attraverso cui la sua vita è cambiata. «Per me è una grande emozione essere qui oggi e dimostrare che, se qualcuno ha fiducia in te, puoi imparare anche a credere in te stessa e a diventare luce per gli altri» racconta Hiba che, sul valore di aver accompagnato la torcia olimpica, non ha dubbi: ha significato dare voce alla trasformazione di chi pensava di non avere possibilità e che, invece, oggi sogna in grande e incoraggia altre ragazze a superare ogni ostacolo, secondo i valori più alti dello sport.

Inclusione, resilienza e responsabilità: i valori che accendono la fiamma olimpica

La forza della sua storia parla da sé: Hiba ha trasformato gli ostacoli in opportunità e ora vuole aiutare altre persone a fare lo stesso. Per questo, come tedofora per la pace per Save the Children, rappresenta i valori dell’inclusione, della resilienza e della responsabilità. «La resilienza perché ho imparato a non arrendermi anche quando tutto sembrava difficile» racconta Hiba, ricordando le maggiori difficoltà che ha dovuto affrontare quando è arrivata in Italia: «La lingua italiana, la scuola, il calcio dove ero l’unica ragazza in una squadra maschile». La sua postura “scomoda” non ha rappresentato un limite, ma un’opportunità per evolvere e diventare luce per gli altri. Per Hiba l’inclusione è una pratica concreta: «So cosa significa sentirsi fuori posto e quanto sia importante creare spazi dove tutti possano sentirsi accolti, come è successo a me al Punto Luce di Save the Children». Partire dalla propria storia, per essere di supporto in quella degli altri, è un atto di responsabilità rispetto a cui la tedofora per la pace non si tira indietro: «Da sorella maggiore, studentessa e volontaria, mi impegno ogni giorno a essere un esempio per chi mi guarda, trasformando le difficoltà in opportunità – spiega –  Incarnare questi valori nel quotidiano per me significa studiare, lavorare, aiutare altre donne, allenare i bambini e continuare a credere che si può essere forti senza sovrastare nessuno».

Foto di Gianfranco Ferraro per Save the Children

Dream gap, le bambine devono potersi sognare calciatrici

La storia di Hiba è un esempio virtuoso non solo perché dimostra come gli ostacoli possano trasformarsi in opportunità, ma anche perché ribalta gli stereotipi che ancora limitano l’accesso delle bambine e delle ragazze allo sport: già tra i 5 e i 7 anni molte bambine iniziano a ridimensionare le proprie ambizioni rispetto ai coetanei maschi, soprattutto in ambiti percepiti come “non femminili”. Si chiama “dream gap” e, come sottolinea il rapporto internazionale “Let Her Dream”, è un divario che si riflette anche nelle aspirazioni future: solo il 23% delle ragazze dichiara di sognare una carriera sportiva di alto livello, contro il 53% dei ragazzi.

In Italia, il calcio resta uno degli spazi più emblematici di questa distanza, nonostante segnali di cambiamento: secondo il Report Calcio 2025 della Figc, le tesserate sono oggi oltre 45 mila e il numero di giovani calciatrici tra i 10 e i 15 anni è cresciuto di oltre il 200% negli ultimi quindici anni. Dati che raccontano un’evoluzione in corso, ma anche quanto l’accesso allo sport continui a dipendere dalla possibilità concreta di immaginarsi dentro quei ruoli.

Apprendere, sperimentare, sviluppare: il lavoro dei Punti Luce di Save the Children

Oggi Hiba sogna che ogni bambina possa avere le sue stesse opportunità: i Punti Luce di Save the Children aiutano a renderlo possibile. Spazi ad alta intensità educativa, sorgono in quartieri svantaggiati e privi di servizi e offrono gratuitamente ai bambini, alle bambine e agli adolescenti un ambiente educativo ricco di opportunità e doti educative, ovvero piani formativi personalizzati per bambini e adolescenti che vivono in condizioni certificate di disagio economico. Sono presenti in 20 città italiane di 15 regioni e, dal 2014 a oggi, hanno accompagnato più di 72 mila bambine, bambini e adolescenti nel loro percorso per apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. «Come tedofora per la pace sento la responsabilità di rappresentare e aiutare nel mio piccolo le persone che non si sentono rappresentate – conclude Hiba – Grazie allo sport e al Punto Luce che frequento ho imparato ad apprezzare le mie caratteristiche, le mie origini e il fatto di essere una donna».

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