Ragazzi in carcere, il teatro che abbatte i muri. L’esperienza di Puntozero Beccaria

C’è un luogo in cui abbattere il confine tra carcere e città è possibile, anche fisicamente. È il Teatro Puntozero Beccaria, prima sala teatrale in Europa costruita all’interno di un istituto penale minorile e, allo stesso tempo, aperta al pubblico. Il teatro si colloca infatti esattamente a cavallo delle mura del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, con un doppio ingresso, uno dalla strada e uno dall’interno dell’istituto. Una scelta che incarna una visione precisa della giustizia minorile, fondata sulla continuità con la società civile. Dall’1 al 22 febbraio 2026 questo spazio ospita Alice Augmented, nuova versione di Alice nel Paese delle Meraviglie, spettacolo che unisce giovani detenuti e non.

Un teatro vivo, per venti giorni

In scena ci sono 14 attori e 2 tecnici che fanno parte della compagnia Puntozero, associazione non profit fondata nel 1995 da Lisa Mazoni e Giuseppe Scutellà. Una compagnia che unisce ragazzi detenuti, giovani in misura alternativa, ex detenuti e coetanei completamente estranei al circuito penale. «Per gli attori poter stare in scena così tanto tempo è sicuramente un’avventura incredibile», racconta Mazoni. «Questo significa che il teatro è vivo per più di venti giorni e per noi è un’occasione straordinaria di incontrare la città, proporre le nostre produzioni artistiche e permettere ai ragazzi di sperimentarsi in un contesto altamente professionale, insieme a coetanei che sono estranei al circuito penale», prosegue Mazoni. «Ragazzi che semplicemente amano il teatro», dice Mazoni, «ma che hanno una sensibilità tale da voler stare in un contesto carcerario, che è un contesto molto complesso».

Continuità con il mondo esterno

Questa visione è perfettamente in linea con quanto indicato dal decreto legge 121 del 2018, che pone al centro la finalità educativa, la responsabilizzazione, il reinserimento sociale, sottolineando come la giustizia minorile debba mantenere un rapporto reale con la società civile, affinché la detenzione possa trasformarsi in un vero riscatto. «Per noi questa continuità è fondamentale», sottolinea Mazoni. «Senza un rapporto con l’esterno, la detenzione rischia di essere solo sospensione, non trasformazione». «Puntozero propone un percorso di formazione e di lavoro», spiega Mazoni. I ragazzi detenuti coinvolti sono titolari di permessi ex articolo 21, che consentono loro di uscire per alcune ore dal carcere, seguendo percorsi di studio o professionali. Altri sono in misura alternativa o già scarcerati, ma continuano a lavorare con la compagnia. «Tutti i ragazzi che intercettiamo hanno un riconoscimento economico: può essere un’indennità, una borsa di studio, una borsa lavoro, una scrittura nello spettacolo, fino ad arrivare a contratti veri e propri, anche a tempo indeterminato».

Dentro la sezione detentiva

All’interno del carcere, i laboratori teatrali si svolgono tre volte a settimana per tre ore, sono condotti da 12 volontari e coinvolgono ogni volta una dozzina di ragazzi. In un quadrimestre vengono intercettati circa 70 giovani, spiega Mazoni. In tutto a fine dicembre i ragazzi presenti all’interno dell’ipm, l’istituto penale minorile erano 72, tra minorenni e giovani adulti tra i 14 ai 24 anni. I laboratori si svolgono nelle aule dove la mattina si tengono le lezioni e i corsi di alfabetizzazione, aule molto simili a quelle che si trovano all’esterno del carcere, nelle scuole. «Quello che spesso i ragazzi ci dicono è: quando veniamo a Puntozero non ci sembra di stare in carcere», sottolinea Mazoni. «Per tre ore i ragazzi si dimenticano persino di fumare e non chiedono sigarette. Per essere dentro un carcere, questa è una conquista enorme».

I ragazzi e la loro prima chance

«In questo periodo si sente dire spesso che una della criticità delle carceri minorili è la presenza di ragazzi stranieri, che non parlano italiano e che hanno una cultura completamente diversa dalla nostra. Ma dal mio punto di vista non è cambiato nulla rispetto ad anni fa, sono sempre ragazzi», osserva Mazoni. Ragazzi che percepiscono molto prepotentemente l’ingiustizia sociale, ma che, una volta intercettati, mostrano «una grandissima voglia di essere accuditi e di ritrovare la propria adolescenza».  «Il 99% delle persone che ho incontrato in carcere sono figli della povertà culturale ed economica e commettono reati di sopravvivenza», continua Mazoni. Alcuni sono bambini che a dieci, dodici anni partono da soli dai loro Paesi, lasciano la famiglia e affrontano viaggi pericolosi verso quella che ritengono la ricca Europa. Ma una volta arrivati, trovano il vuoto». «Ma ho conosciuto anche adolescenti di Milano che a cinque o sei anni portavano la cocaina nei pantaloni. A questa utenza tu non dai una seconda possibilità: dai la prima chance della loro vita».

La falla del sistema

Lisa Mazoni e Giuseppe Scutellà, oltre a lavorare insieme, sono una famiglia e da anni accolgono in casa ragazzi in uscita dal Beccaria. «Quello che vedo è che non sono i ragazzi a essere cambiati, è l’architettura del carcere a essersi militarizzata. C’è un approccio completamente diverso, una volta il Beccaria era inteso più come una comunità». Secondo Mazoni, uno dei problemi più gravi emerge al momento dell’uscita dal carcere. «Quando arriva la scarcerazione o la misura alternativa, spesso il ragazzo non ha sviluppato un’autonomia reale. Non ha avuto modo di costruire relazioni con l’esterno». Il risultato è un circolo vizioso: «Escono e dopo dieci, venti giorni rientrano, spesso con un aggravamento. Questo non può funzionare. Non è l’utenza che è cambiata, è una falla del sistema».

Un teatro che resiste

Eppure, proprio in questo contesto, il teatro continua a essere uno spazio di possibilità concreta. E la sua vera forza sta in una scelta chiara: fare teatro sul serio, perché solo così i ragazzi possono immaginare un futuro diverso. Il Teatro Puntozero è stato costruito nel 2005 da operatori e ragazzi detenuti. «Eravamo cinque operatori e una ventina di ragazzi», ricorda Mazoni. «È il risultato di una battaglia durata più di dieci anni per abbattere un muro di cinta e creare il doppio ingresso». Un progetto sostenuto  da istituzioni come il Teatro alla Scala e il Piccolo Teatro, che hanno riconosciuto il valore culturale e sociale dell’esperienza. Nel 2025 la compagnia Teatro Puntozero Beccaria è stata riconosciuta dal fondo nazionale spettacolo dal vivo del ministero della Cultura come impresa di produzione di teatro per l’infanzia e la gioventù.

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