Russia, l’ultimo attacco: il movimento Lgbtq+ è stato dichiarato estremista

scritto da il 11 Dicembre 2023

Vogliamo davvero che i bambini in Russia abbiano genitore n. 1 e genitore n. 2? Abbiamo perso il senno? Vogliamo davvero che ai nostri bambini venga martellato in testa che ci sono più generi che sessi? Vogliamo davvero che le scuole insegnino loro concetti controversi che portano a degradazione ed estinzione?”. 

Questo è solo un piccolo stralcio del discorso di Vladimir Putin pronunciato in occasione dell’annessione dei territori occupati un anno fa. Solo qualche settimana fa Alley Oop aveva raccontato di come la scure della censura del regime russo si fosse abbattuta su un fumetto, il cui ignaro protagonista aveva osato dichiarare di essere probabilmente pansessuale. La punta dell’iceberg di un’operazione di vera e propria epurazione partita nel 2013 con la legge antigay. Legge inasprita lo scorso anno da un nuovo decreto sulla presunta propaganda omosessuale. Scopo dichiarato del provvedimento: proteggere i minori dalle informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia. Il nuovo disegno di legge ha spinto il piede sull’acceleratore e aggravato gli effetti della legge già in vigore dal 2013, vietando la diffusione di informazioni che “parlino di rapporti non tradizionali, pedofilia e cambiamento di sesso”. Se prima il divieto era limitato all’ambito dei minori, dal 5 dicembre del 2022 Putin ha firmato perché la legge si applicasse a tutti e tutto. Film, libri, pubblicità, televisione e social media per giovani e anche per adulti.

La macchina antigay della Russia ha ingranato la quinta. Da ultimo, il 30 novembre la Corte suprema ha accolto la richiesta del ministero della Giustizia di vietare l'”organizzazione Lgbtq+ internazionale” considerandola un’“organizzazione estremista”. Secondo il ministero, che ha presentato la sua causa il 17 novembre, le attività del cosiddetto “movimento Lgbtq+” mostravano “segni e manifestazioni di un orientamento estremista, compreso l’incitamento alla discordia sociale e religiosa”.

Il giornale indipendente Meduza, che a gennaio è ufficialmente stato inserito nella lista delle organizzazioni indesiderate ha cercato di approfondire quali possano essere le conseguenze pratiche per chi in Russia si professi Lgbtq+. Intanto pare che in Russia non esista alcun ente registrato che possa definirsi movimento Lgbtq+. Ci si domanda se un ente astratto di fatto inesistente possa essere bannato. Ebbene sì, e pare non sia la prima volta.

Per citare un esempio, nel 2020 la Corte suprema russa ha dichiarato illegale e vietato le attività di “Aue”, definendola un'”organizzazione estremista internazionale”. Nella sua sentenza, la Corte si riferiva ad Aue come a un “movimento sociale internazionale”. Tuttavia, da quanto appare, questo presunto gruppo estremista manca di principi organizzativi, di una struttura gerarchica e di altre caratteristiche che solitamente definiscono un movimento sociale. In effetti, Aue acronimo di “Arestansky Uklad Edin,” che può essere approssimativamente tradotto come “Lo stile di vita del prigioniero”, viene più spesso descritto come  una sottocultura criminale. I suoi seguaci, per lo più adolescenti, idealizzano la cultura carceraria e l’estetica criminale. 

Nonostante l’ente di fatto non esista, ma sia un modo di pensare, una moda, un atteggiamento, un pensiero in cui ci si riconosce, la Corte federale russa è riuscita a sanzionarla. Così come ha fatto oggi con il movimento Lgbtq+.  Questo dovrebbe tranquillizzare i privati cittadini che, come dice Putin, si riconoscano in generi diversi dai sessi?

No. Sempre Meduza sostiene infatti che “secondo quanto afferma un avvocato intervistato dal giornale russo, che ha preferito rimanere anonimo,  poiché la Corte suprema considera ‘partecipazione alle attività di un’organizzazione estremista’ qualsiasi ‘azione deliberata mirata a raggiungere i suoi obiettivi’, potrebbe rientrare in questa definizione anche qualsiasi attivismo pubblico a favore dei diritti Lgbtq+.Una volta che un’organizzazione viene dichiarata estremista è vietata, e diventa illegale partecipare o organizzare le sue attività, così come finanziarne le operazioni. Violare queste regole può comportare lunghe condanne detentive e l’inserimento in un elenco di terroristi ed estremisti. Una volta inclusa in tale elenco, verranno congelati i conti bancari della persona interessata”.

Insomma il rischio è alto. Creata la legge, trovato l’inganno. In questo momento in Russia è rischioso manifestare il proprio dissenso. Una bandiera arcobaleno è pericolosa come una pistola pronta a sparare. Per quanto questo possa sembrare assurdo, ora esiste una legge che ingabbia la libertà di espressione sessuale.

Meduza ha chiesto e raccolto le opinioni dei lettori Lgbtq+. Come vedono la nuova iniziativa dell’autorità? Irina da Ekaterinburg ha risposto: ‘”La mia ragazza ed io siamo insieme da 20 anni, e negli ultimi dieci di questi anni non siamo riuscite non solo a darci la mano, ma neanche a sistemarci i capelli reciprocamente o a toglierci una macchia dal viso, per paura di attirare attenzioni indesiderate. Dopo che mio padre ha scoperto che sono lesbica, non ha parlato con me per undici anni, fino alla sua morte. Mia madre mi condanna e rifiuta di accettarmi’.

Ayur Mosca ha 33 anni e aggiunge: “È divertente che la Corte suprema mi riconosca come ‘estremista’ proprio nel giorno del mio compleanno, il 30 novembre. Dopo l’inizio della guerra, ho iniziato a riflettere più spesso sull’avere figli. Che tipo di genitore sarei? Sembra che fin dalla giovane età, molti uomini gay mettano un blocco interno su queste riflessioni perché così è meno traumatico. Quest’anno mia nonna mi ha chiesto regolarmente se avessi una fidanzata, perché ‘è ora di iniziare ad avere figli, altrimenti quando i ragazzi vanno al college, tu sarai un vecchio’. La conversazione mi ha pesato molto. Ho pensato che le persone senza figli per motivi medici debbano provare emozioni simili. Il divieto del ‘movimento Lgbtq+’ è una sostituzione ibrida dell’articolo 121 del codice penale sovietico. Ogni menzione delle persone Lgbtq+ dovrebbe scomparire dalla sfera pubblica, sebbene non si suggerisca l’eliminazione fisica. Sono profondamente ferito. È umiliante e spaventoso”.

Il riferimento  storico di Ayur non è così lontano dal presente. Nel 1933, sotto la guida di Joseph Stalin, l’Unione Sovietica introdusse infatti una legge che criminalizzava l’omosessualità. Questo decreto, noto come Articolo 121, rendeva l’omosessualità maschile un reato punibile con un massimo di 5 anni di carcere. Questa legge portò a varie retate e arresti mirati alle persone coinvolte in attività omosessuali. È importante notare che questo decreto faceva parte di una campagna più ampia contro quello che le autorità sovietiche percepivano come comportamenti “devianti” e “degenerazione occidentale”. Degenerazione e devianza: non ricordano forse le parole del presidente Putin?

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