Quello che non sappiamo e quello che possiamo fare per i minori in difficoltà

scritto da il 17 Giugno 2021

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Non 750 ma 30 mila i reati commessi dai giovani, meno di un decimo di quanto percepito dagli adulti. A dispetto di quanto si creda poi solo uno su cinque (23%) è commesso da uno straniero e nella maggior parte non si tratta di detenzione e spaccio  di stupefacenti, ma di piccoli furti.

L’indagine di Kantar per la cooperativa sociale Arimo – che dal 2003 affianca minori a rischio di devianza, abbandonati dal nucleo famigliare, minori non accompagnati o sottoposti a misure penali – dimostra quanti pregiudizi gli adulti abbiamo verso i giovani e quanto poco sappiamo del mondo degli adolescenti e delle sue problematiche.

Una cosa però è certa: il carcere non è la soluzione migliore, e su questo concordano tutti. Il tasso di recidiva per chi sconta la pena interamente in carcere infatti è superiore al 60% e meno di un adulto su cinque (16%) ritiene che la detenzione sia lo strumento più indicato. Ma come supportare questi ragazzi? L’esperienza ci dice che in caso di misure alternative il tasso di recidiva non supera il 20%,  e in base all’indagine un adulto su tre sostiene la validità delle comunità educative o la progettazione di nuovi strumenti (17%).

Con questo scopo, per evitare che una difficoltà momentanea diventi una devianza e per affrontarla in modo costruttivo, è stato appena creato  l’Osservatorio Annuale coordinato da Arimo. Il Comitato Scientifico, che si occuperà di studiare, capire e interpretare in maniera più efficace il mondo degli adolescenti in difficoltà – facendosi portavoce di bisogni e disegnando possibili interventi – sarà composto dal presidente di Arimo, Lamberto Bertolè; da Joseph Moyersoen, giudice onorario presso il Tribunale dei Minori di Genova e già Presidente dell’Associazione Internazionale Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia; da Federico Capeci, ceo Kantar e Ferruccio De Bortoli, già direttore di Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore.

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Ultimi commenti (1)
  • Gloria |

    Quando si parla di minori in difficoltà il mio pensiero va alla figura di Don BoscoComunqueattuare interventi efficaci sui minori implica non solo interventi mirati su di essi ma dell’ambiente familiare in cui vivono ,del loro contesto socioculturale ed economico.Per quanto riguarda gli interventi sui minori sono davvero utili le comunità educative,un eventuale affidamento ad adulti significativi e carismatici,a scuole speciali con insegnanti
    Specializzati nel campo adolescenziale e delle devianze.La famiglia comunque rimane il nucleo essenziale dove poter intervenire sia supportandola psicologicamente soprattutto con azioni volte alla educazione e promozione alla salute sia concretamente tendendo a colmare i disagi presenti.Poi, come prima esisteva il cortile dove ci si incontrava , si giocava, creare iniziative socioculturali di quartiere per promuovere una maggiore conoscenza e comunicazione in una ottica di famiglia allargata dove si può innescare una azione di supporto reciproco e dove si possono creare le condizioni di conoscenza di adulti significati di riferimento.Una alternativa può essere costituita da agenzie che si occupano di far cambiare temporaneamente l’ambiente socioculturale di appartenenza inserendoli in stage formativi ,ricreativi,ed in esperienze di peer education.Un accenno va fatto all’ambiente dove questi minori vivono anche dal punto di vista edilizio.Nel progettare gli spazi abitativi , i quartieri, si tengono conto delle esigenze psicologiche??Dal 1985 si parlava dell’integrazione della fugura dello Psicologo con quella dell’architetto e dell’ingegnere si attua ???Se poi vogliamo andare alle radici non finirò mai sottolineare l’importanza di un buon clima emotivoaffettivo nelle scuole di infanzie dove non solo si consumano violenze tra insegnanti e bambini ma tra i bambini stessi senza che vengano attuati atti a stemperare tali aggressioni e a prevenirle.La scuola d’infanzia è la fucina dei futuri cittadini,investiamo di più in tale ambito e non riduciamola come sista cercando di fare ad una fase preparatoria delle scuole primarie