Violenza minori nell’era Covid, + 40% richieste di aiuto al Telefono Azzurro

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“Il lockdown ha acuito i problemi, li ha portati all’esasperazione: mamma e figli non avevano neanche più le 8 ore di libertà che avevano quando il marito e padre andava al lavoro”. Così ci racconta Claudio Strata, avvocato di Alex, il diciottenne che il 30 aprile ha ucciso il padre a coltellate per difendere sua madre. Per il ragazzo c’è stata una gara di solidarietà: ora è ai domiciliari a casa di un amico e compagno di scuola. Una storia di violenza che dura da 10 anni e che non è un caso isolato. In Italia molti bambini e adolescenti vivono situazioni di maltrattamenti e abusi, rivolti verso di loro o nella famiglia che, con l’isolamento conseguente all’emergenza sanitaria, sono aumentate.

Secondo il Telefono Azzurro, durante il lockdown le richieste di aiuto da parte dei minori sono salite in media del 30-40% e ora le segnalazioni sono destinate a crescere, poiché bambini e ragazzi iniziano a realizzare sofferenze e situazioni che magari avevano rimosso. “Disagi che in parte esistevano già sono cresciuti anche per l’assenza del rapporto con i coetanei e le difficoltà nel convivere in spazi ristretti”, ci spiega Ernesto Caffo, presidente Telefono Azzurro. “La mancanza di punti di appoggio nei servizi ha portato su di noi tutte le richieste di aiuto in modo molto superiore a quello che ci aspettavamo, abbiamo dovuto aumentare le attività per dare risposte giorno e notte. A contattarci sono soprattutto bambini e ragazzi dagli 8 anni in su, con una punta tra gli 11 e i 16 anni”, continua Caffo. Le chiamate di aiuto sono di due tipi: tramite le linee di ascolto 19696 per sofferenza, disagio, solitudine, difficoltà nella vita di relazione con gli adulti, con una percentuale del 30% di violenza assistita; per violenze molto gravi come la violenza sessuale, attraverso il numero di emergenza 114. “Abbiamo ricevuto meno chiamate per minori non accompagnati e scomparse. In questi mesi, soprattutto nel Nord e centro Italia, non è stato facile collaborare con i servizi sociali e di supporto. Abbiamo operato con polizia e carabinieri nelle aree più complesse, con difficoltà di interventi a causa dei centri di accoglienza chiusi e dell’attività giudiziaria ridotta”.

Finita la quarantena, le problematiche restano. “Gran parte delle situazioni sono state rimosse, bambini e ragazzi hanno evitato di affrontare problemi che oggi riemergono, parlandone con i coetanei o comunque al di fuori della famiglia. Per questo le richieste di aiuto sono destinate ad aumentare”, sottolinea il presidente del Telefono Azzurro. La mancanza della scuola è un punto cruciale: le classi sono osservatori importanti per intercettare necessità e pericoli, a scuola il bambino può chiedere aiuto.

Accanto ai problemi di violenza e disagio, ci sono le difficoltà economiche. “Stimando nel mese di marzo 9 milioni di persone senza lavoro, di cui 3,7 milioni appartenenti a famiglie monoreddito con bambini, potremmo vedere aumentare di un milione i bambini in povertà assoluta, arrivando così a due milioni (dall’attuale 12% al 20%)”, spiega Daniela Fatarella, direttrice generale di Save The Children Italia. Ciò significa non avere accesso ai beni primari. “I bambini sono schiacciati da due povertà: economica ed educativa, quest’ultima dovuta alla chiusura delle scuole e alla sospensione delle attività extra scolastiche, che fornivano un supporto molto forte”, continua Fatarella. “Abbiamo cominciato a lavorare subito, all’inizio dell’emergenza sanitaria, non solo offrendo supporto psicologico ma con nuove attività: distribuzione pacchi alimentari, pagamento utenze, tablet, pc. In tre mesi abbiamo raggiunto più di 60mila persone”. Oggi Save the Children ha un nuovo progetto: Riscriviamo il futuro, che punta a raggiungere 100mila minori nelle aree più fragili. L’obiettivo: “evitare che i bambini di oggi vadano ad alimentare le file dei neet di domani, quelle persone che non non frequentano la scuola, non hanno un impiego e non lo cercano” conclude la responsabile di Save the Children.