Macellaro La Franca: “La mia bacchetta per le 2500 compositrici dimenticate”

scritto da il 30 Settembre 2019

image

La grande rimozione nella musica classica porta il nome delle donne. Dimenticate, cancellate, rinnegate. E se qualcosa si muove nella direzione d’orchestra, dove una nuova grintosa generazione di musiciste si sta facendo strada sulla scena internazionale, i repertori sono inchiodati alla musica maschile: nelle grandi sale da concerto, per non parlare dei conservatori, la musica è tutta, inesorabilmente, monocolore.

Ne sa qualcosa Maria Luisa Macellaro La Franca, 39 anni, palermitana, sanguigna, un passato da enfant prodige del pianoforte che gira i teatri di tutta Europa con un sogno in tasca: “Voglio dirigere musiche scritte dalle compositrici: ne abbiamo avute di validissime ma sono state dimenticate”. Macellaro La Franca in questi giorni ha ricevuto un incarico dalla città di Bordeaux: dare vita a un festival di musica tutto al femminile. Il progetto è dirompente e a lei la grinta non manca: “Bisogna smetterla di emarginare le donne dai grandi teatri: la storia della musica non è stata fatta solo dagli uomini come si vorrebbe far credere“. E per riconsegnare alla memoria – e alle orecchie del pubblico – la musica dimenticata, sono anni che rovista negli archivi europei a caccia di spartiti. La sfida è doppia: una donna che dirige su musiche di donne.

1r1a9916_bMaestra, a quanti anni ha capito che la musica sarebbe stata predominante nella sua vita?
Ho cominciato a 7 anni, a 10 facevo già concorsi di pianoforte e sognavo di calcare il palcoscenico. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto i miei genitori che mi hanno proposto lo studio del pianoforte e hanno sempre sostenuto tutte le mie scelte, forse all’inizio un po’ meno quella di dirigere che a loro avviso mi poteva distrarre dalla carriera pianistica. Non sono una figlia d’arte anche se ne nella nostra famiglia  abbiamo scoperto di avere come avi cantanti d’opera e Julian Fontana, pianista compositore e direttore d’orchestra, come me, amico fedele e collaboratore di Chopin.

Quali difficoltà ha incontrato nella sua carriera di musicista in quanto donna?
Come pianista e compositrice  pressoché nessuna difficoltà, invece un capitolo a parte é quello del mio ruolo di direttrice d’orchestra. La parità uomo donna in questo campo  semplicemente non esiste e sono stufa di ascoltare che “non é perché siete donne, vi dobbiamo fare dirigere”. Questa frase è la scusa più ignobile per cercare di offuscarci. Dirigo tanto all’estero e anche in Italia ma onestamente siamo ancora troppo poche e dobbiamo farei salti mortali per affermarci.

Le donne direttrici d’orchestra sono mosche bianche, soprattutto in Italia. Negli altri Paesi è più facile?
Nei paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti non esistono differenze di genere, in Italia e Francia siamo veramente emarginate e sfido chiunque a dire il contrario, basta vedere le programmazioni dei teatri per rendersene conto.

Perché la direzione d’orchestra resta tutt’oggi un mestiere per uomini?
Perché è difficile fare cambiare mentalità a chi i teatri li gestisce. Non voglio fare polemiche ma certamente non siamo così poche a dirgere, semplicemente facciamo più fatica degli uomini a imporci.

Quali sono le direttrici d’orchestra più interessanti, secondo lei, nel panorama internazionale?
La messicana Alondra della Parra senza dubbio con cui condivido esattamente la stessa esperienza di vita artistica. E’ una donna che non ha nessuna frontiera musicale, dirige bene sia la classica che l’eclettica, senza paura. Ecco penso che lei sia esattamente la mia direttrice d’orchestra preferita!

Quando dirige incontra difficoltà con gli strumentisti per il suo essere una donna?
Assolutamente no. Quest’anno ho diretto in Turchia, Bulgaria e Romania e nonostante la reputazione un po’ maschilista di questi Paesi devo dire che sono stata più che rispettata e amata. Con tutte le orchestre che ho diretto fino ad oggi non ho mai avuto problemi. In Italia è lo stesso, i musicisti sono aperti e non trovano strano farsi dirigere da una donna. Quest’anno sono stata invitata a Sanremo e Palermo e non dimenticherò mai l’affetto che ho ricevuto dalle due orchestre.

Veniamo alle compositrici. Di loro non si parla, le sale da concerto sono monopolio di musica scritta da uomini. Perché?
Mi dispiace doverlo ancora dire, è sempre e comunque colpa di chi fa le programmazioni. Capisco che a volta proporre programmi sconosciuti possa allontanare un pubblico di habitué, ma lo stesso pubblico lo si può anche educare a riscoprire la musica scritta da donne.Quest’anno a Sanremo ho diretto un concerto di Ina Boyle e all’inizio sembrava difficile poter imporre questa donna nata 130 anni fa ma poi invece la proposta é stata accolta con entusiasmo dall’amministrazione dell’orchestra ed il teatro alla prima era pieno.

Quali sono le compositrici che meriterebbero di essere riscoperte, anche nei conservatori?
Ina Boyle appunto, Fanny Mendelssohn,  Louise Farrenc, Barbara Strozzi, Teresa Milanollo, Amanda Maier, Florence Price, Alice Mary Smith, Amy Beach e tantissime altre.

Chi sono le fuoriclasse tra le compositrici della musica classica, le Mozart, le Beethoven?
Nannerl Mozart che é anche sicuramente l’autrice di diverse opere attribuite al fratello,   nell’epoca classica abbiamo diverse donne ma pochi spartiti. Invece posso tranquillamente affermare che sia Fanny Mendelsohnn che Louise Farrenc non hanno nulla da invidiare a  Liszt o Brahms.

Nella sua battaglia per la riscoperta della musica delle donne, quali sono i prossimi progetti in cantiere?
Più di uno. Il primo è un movimento per reintegrare i nomi delle donne nei libri di storia della musica, il secondo molto piu’ ambizioso: con l’appoggio del comune di Bordeaux stiamo mettendo in piedi un festival dedicato esclusivamente alla donne compositrici. Frequento gli archivi storici d’Europa da anni ed ho raccolto materiale edito ed inedito mai eseguito. L’idea é di rieseguire tutte queste opere ” morte”, abbandonate negli archivi storici. E’ un lavoro da Titani, fatto di ore passate a spulciare e leggere spartiti spesso manoscritti, interminabili chiamate alle fondazioni o alle famiglie di queste donne che spesso posseggono gli spartiti che non sono mai stati stampati. Stiamo parlando di un universo di circa 2500 donne compositrici.

Chiudiamo con un consiglio. Cosa deve sapere una ragazza che si affaccia a questa professione?
Che sarà durissima. Che per diventare direttrice d’orchestra bisogna studiare tantissimo e avere moltissima grinta. Che i no saranno più dei sì e che si vive con una valigia in mano, solo quest’anno ho preso l’aereo più di 40 volte. Che la vita della direttrice d’orchestra è fatta di tanta solitudine. E che attorno a te ci sono tante persone e pochissimi amici. Ma la bellezza di provare quella sensazione di avere in mano tutta una orchestra non ha prezzo.

Ultimi commenti (2)
  • Maria Luisa Macellaro La Franca |

    Grazie mille ❤

  • santo valente |

    Si, devessere aiutata ed incoraggiata. Era ora. C’è tanta musica da scoprire o riscoprire, anche maschile.