Una corsa in Rwanda sulle tracce di Action Aid

scritto da il 20 Maggio 2017

gazzoli2Non ti dimenticare del Rwanda, questo era il titolo del mio video documentario girato durante il mio primo viaggio in Rwanda.  Non ti dimenticare di quelle facce, di quel luogo e di quelle storie. Ora dico, quante possibilità c’erano che in due anni lungo il mio percorso avrei incontrato Action Aid e che mi proponessero un progetto che nelle date per me disponibili, fosse realizzabile solo in Rwanda? Poche, eppure è successo.

Non mi sono dimenticato del Rwanda anzi ci sono proprio ritornato e questa volta ero convinto di arrivarci più preparato, di aver capito questo popolo così complesso ma invece no. Il Rwanda è proprio quel Paese in cui, quando finalmente pensi di averlo capito, in realtà non hai capito nulla.

E’ un esperienza che consiglio a molti. Un’esperienza di crescita, di quelle da cui ritorni ridimensionato. Ma se vuoi intraprendere un viaggio in Rwanda sappi che stai andando nel centro dell’Africa, quella vera. Sappi che quello che vedrai atterrando a Kigali è solo uno grande specchietto per le allodole. Il paradosso di una capitale splendente, tecnologica e con suv che sfrecciano per le strade quando basta uscire di un km per non trovare più acqua o elettricità.

Sappi, però, che oggi è il Rwanda è un Paese piuttosto sicuro, a differenza del confinante Congo. Sappi che molte case sono fatte di fango. Sappi che molte di queste case devono essere ricostruite 3 o 4 volte l’anno causa pioggia. Sappi che fare foto in giro per le strade non è ben visto. Sappi che le brochette sono spiedini di carne molto buona. Sappi che qui non si fanno progetti a lungo termine, neanche a 6 mesi di distanza. Sappi che stai andando in uno dei paesi più complessi del mondo, un Paese che ancora porta i segni del tragico genocidio degli anni ’90. Mentre noi guardavamo la prima stagione di Berverly Hills, qui persone che fino al giorno prima erano vicine di casa o colleghi si ammazzavano a colpi di machete. Ed è forse per questo che lo stereotipo del classico africano sempre con il sorriso stampato in faccia e il ritmo nel sangue non è rispettato.

Qui è tutto un po’ più lento e anche avere confidenza richiede prima un forte contatto. Ad eccezione dei bambini.

gazzoli

Questa esperienza con Action Aid mi ha portato a visitare scuole e asili e a vivere per la prima volta la sensazione di sentirsi un alieno. Perché lì in mezzo, con la barba lunga e i tatuaggi, i loro occhi dicevano questo mentre i loro sorrisi e il loro entusiasmo diventavano pian piano travolgenti. Ho conosciuto bambini con grandi potenzialità, con grande talento ma che purtroppo sono nati nella parte meno fortunata del mondo.

Esistono diverse realtà che cercano di garantire loro un futuro e aver contribuito a dar loro voce con i miei video è motivo di grande orgoglio. Sappi che se andrai in Rwanda troverai anche e sopratutto questo. Un popolo intelligente che ha sofferto e che ha voglia di tornare a sorridere, in un Paese dai colori e dai contrasti forti.

Un grande polmone verde che vuole respirare aria pulita.

Basta uscire per le strade e fare una corsa per capire quello che intendo.

Ultimi commenti (1)
  • M.B. Ghilotti |

    Meglio lo scritto, che fotografa bene l’attuale realtà rwandese, piuttosto che il video che, sprecando la buona idea, documenta un giro per Kigali e dintorni senza spingersi nel Rwanda delle campagne.