Separazione e bigenitorialità, vince la Francia

scritto da il 01 Marzo 2017

bigenitorialita2In Italia arde sotto la cenere il crudo dibattito sulla bigenitorialità, un principio riconosciuto dalla legge 54 che nel 2006 introdusse in Italia l’affido condiviso, ma che secondo molti è ancora una grande incompiuta. Poiché se è vero che oggi la stragrande maggioranza delle separazioni prevede che i figli siano affidati a entrambi i genitori, quello a cui si assiste sovente è una sensibile distanza fra la quotidianità vissuta dalle madri e la rarefazione dei rapporti con i padri, complice anche il fatto che il genitore eletto collocatario, quello che condividerà con i figli tempo e casa, è solitamente la figura materna.

Sull’affido condiviso in Italia pesa il principio ancora prevalente della maternal preference che impone la triste consuetudine della trattativa sui giorni e le ore che i figli dovranno trascorrere con questo o quel genitore. Un mercimonio che alimenta i conflitti fra ex coniugi come la benzina sul fuoco. I padri conquistano magri fine settimana alternati, magari la notte infrasettimanale che si traduce in una manciata di ore e una pesante trasferta per i bambini, grandi o piccoli che siano. Insomma, la bigenitorialità italiana è davvero poca cosa.

bigenitorialitaInoltre la legge 54 del 2006 è così lasca da permettere sentenze come quella del Tribunale di Trieste che si è sentito legittimato a revocare l’affido a un genitore che si era azzardato a chiedere la collocazione del figlio a settimane alternate, colpevole di non essere stato un convinto sostenitore dell’interesse del figlio. Questo perché nell’indirizzo comune e nella più facile vulgata, la stabilità di dimora prevale sulla bigenitorialità e non si capisce se è una diritto dei figli o delle case.

Come spesso è capitato sul terreno dei diritti, la Francia invece sa essere un buon laboratorio e anche in questo caso non delude. E’ del 2002 infatti l’istituto della résidence alternée, la residenza alternata, che riguarda il 17% delle famiglie separate d’Oltralpe. La residenza alternata francese prevede che entrambi i genitori possano garantire ai figli un rapporto di consuetudine e vicinanza, non prescrive tempi o modi, ma attraverso un percorso di mediazione familiare punta a stabilire un equilibrio di tempo e cura che pare sia anche il desiderio di buona parte dei figli, almeno stando a uno studio della British Columbia University.

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L’opzione più diffusa fra le famiglie francesi è quella dell’alternanza settimanale oppure del modulo tre giorni in una casa, quattro in un’altra. La scuola, gli amici, la vita di comunità? La résidence alternée può essere richiesta e attuata solo rispettando vincoli stretti di vicinanza fra la residenza dei due genitori per non pesare sui figli e permettere la continuità scolastica e sociale. Per quanto la riforma sia ancora spesso avversata, i suoi principi fondamentali non sono messi in discussione e anche il Belgio si è dotato di una normativa assimilabile, all’incirca dieci anni fa, apprezzandone i risultati.

Altrove, come in Italia, quello che deve essere aggiornato è il modello dei comportamenti, siano essi materni o paterni, femminili o maschili. Una buona legge funziona solo in un contesto culturale che l’accetta a maggioranza e per quanto lavoro ci sia ancora da fare qui in Italia, lo sguardo è puntato a chi sa fare politiche di indirizzo, e in questo caso nel cuore suona la Marsigliese.

Ultimi commenti (1)
  • Maria grazia |

    Ho una figlia sposata in Francia con un francese da 20 anni. In caso di separazione esiste un assegno di mantenimento considerato che la madre non lavora e che i tre figli sono 2 minori e 1 maggiorenne ma ancora studente?