Astrosamantha, il mito delle teenager arriva al cinema (trailer)

scritto da il 17 Febbraio 2016


Previste code fuori dai cinema, l’1 e il 2 di marzo, quando nelle sale italiane verrà proiettato il film documentario “Astrosamantha – la donna dei record nello spazio” di Gianluca Cerasola. Quando andavo al liceo, la maggior parte delle mie compagne voleva fare l’insegnante. Qualcuna l’avvocato, qualcun’altra la psicologa. Fate la stessa domanda a una teenager di oggi: il 34% di loro vuole diventare Astrosamantha. Non Emma Marrone. Sorpresi?

Lo dicono i numeri di alcune ricerche che TNS ha presentato insieme ad alcuni membri della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione alla Camera dei deputati, e che racconta le aspirazioni delle nostre ragazze dai 15 anni in su. Una ragazzina su tre si ispira a un’astronauta ingegnere. Emma Marrone e Ilary Blasi, seconde nella ricerca TNS a pari merito, sono lontane anni luce: raccolgono appena il 7% delle preferenze. Per giunta ex aequo con Licia Troisi, che di professione comunque fa la scrittrice. Quando al liceo mi chiedevano chi era il mio mito, ho sempre risposto “Oriana Fallaci”. Ma ero una minoranza: le più trasgressive guardavano a Madonna, le più tradizionaliste al massimo a Carol Alt. A Rita Levi Montalcini non guardava nessuna.

Non è finita: sempre secondo TNS, una teenager su due vuole fare l’imprenditrice. Una cifra pesante, dal punto di vista statistico. Significa che il 50% delle giovani italiane, le quindicenni di oggi, che poi saranno le trentenni di domani, ha uno spirito imprenditoriale estremamente spiccato. Quella in arrivo è una generazione di donne estremamente pratiche, decise a puntare soprattutto su se stesse.

Per sette intervistate su dieci avere 30 anni significa in primo luogo raggiungere il traguardo dell’indipendenza economica. Al primo posto, tra le preoccupazioni, c’è la paura di non avere un lavoro: spaventa le giovani addirittura di più delle malattie. Solo il 21% delle 15-19enni pensa che la disparità salariale tra uomini e donne ci sarà per sempre: quattro su cinque sono ottimiste e culturalmente pronte a dire che deve finire e finirà. E solo il 9%  pensa che il mondo della tecnologia digitale sia un mondo prettamente maschile: chi l’ha detto che la scienza non si addice alle donne? Le mamme hanno lavorato bene: molte delle dovute parità fra i sessi sono date per assodate.

Le donne si affrancano. Dagli stereotipi, dalla famiglia, ma anche dal datore di lavoro. Ora vogliono essere datrici di lavoro di sé stesse. L’Italia di oggi non è un Paese per donne. E l’Italia di domani: saprà andare loro incontro?