I figli della generazione scontenta

scritto da il 25 Luglio 2018

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Nel pieno della nostra insoddisfazione, molti si sono trovati a fare i genitori. Senza sapere nulla della traiettoria della vita, nella speranza di avere sempre un’altra opportunità, molti di noi si sono abbeverati a una saggezza spiccia, l’unica capace di intercettare il nostro malcontento: “ce la farai”, la maggiore sintesi di tutta la letteratura motivazionale, dell’aforistica da social network che ci riempie gli occhi.

Presi dalla speranza potercela fare, nel dubbio se diventare se stessi o cambiare gli altri con un approccio da leader, con la medesima goffaggine abbiamo iniziato a crescere i nostri figli. A disagio con il passato e il futuro ci siamo lasciati sedurre da tutte le sirene: le summer school, il coding, l’inglese, l’educazione emotiva, l’empowering, i semi di lino.

Quello che ci siamo dimenticati è che i figli sono del mondo, solo dentro una comunità possono essere felici e crescere. Non abbiamo ricordato che la comunità sfida e pone le regole, mostra il giusto e l’ingiusto, rende duri e guappi eppure sentimentali e generosi. Noi queste cose le abbiamo dimenticate, troppo impegnati a spremere successo senza ottenerlo, a cercare vittoria dove ci sarebbe solo da provare gioia.

Per i nostri figli abbiamo deciso più di quanto nessuna altra generazione abbia mai fatto. Abbiamo cercato di essere loro amici o loro educatori, abbiamo adottato le regole di salvaguardia di un clan oppure la distanza pacata di chi prepara alle sfide della vita. Forse abbiamo mancato, proprio dove siamo maggiormente manchevoli.

Non siamo stati guida perché non ne abbiamo avute di affidabili, non siamo stati di conforto perché eravamo impegnati a uscire dalla nostre comfort zone. Siamo stati individui, neanche più con la nobiltà dell’individualismo, e ci siamo fotografati con loro a Playa del Carmen e a Santorini, senza neanche immaginare che l’amore per noi è quello del “ritorno a casa” e che la casa siamo noi, dovremmo essere noi.

Il padre che balla nel video qui sotto, i padri che ballano in tanti altri video in Rete, che fanno cose strambe, non so bene perché piacciano, forse perché sono gentili, forse perché non proteggono, ma accompagnano.

Se volessimo imparare qualcosa da loro dovremmo immaginarci concavi e deboli e bisognosi di aiuto. Dovremmo sperare, non solo in noi.