
L’elezioni dei record. Possono essere definite così le consultazioni di midterm americane, che hanno visto prevalere nettamente i democratici sui repubblicani sia al Congresso sia nelle elezioni dei governatori (22 ai dem, 12 ai rep e 2 ancora da assegnare). Record in termini di diversity, quella stessa diversità che Trump ha cercato di negare fin dai suoi primi ordini di servizio cancellandola dai documenti ufficiali, nelle librerie delle istituzioni e nelle regole di governance delle società.
Gli americani hanno votato per donne, immigrati, nativi americani, esponenti del mondo Lgbtq+. Un segnale inequivocabile e politico (non partitico) allo stesso tempo. Gli Stati Uniti sono diversi da come sono stati disegnati a tavolino negli ultimi due anni.
La carica delle donne
100 women (and counting). Così celebra il Democratic Women’s Caucus contando le vittorie delle candidate democratiche alla Camera dei rappresentanti alle elezioni americane di mid term.

Se sono state più di cento le elette democratiche nella camera “bassa”, dove si votava per 435 seggi, numeri da record si sono registrati anche nelle elezioni per il Senato, dove erano in gioco 35 seggi. Ma anche le vittorie di quante erano in corsa per la guida di uno dei Governi a rinnovo. E già da massimi storici anche le quote delle candidate in corsa per il partito democratico. Secondo il Center for American Women and Politics della Rutgers University, in questo ciclo elettorale 19 dem e sette repubblicane hanno corso per un posto da governatore. Mentre erano quasi 300 (comprese quelle già in carica) quelle che hanno affrontato una battaglia per ottenere un seggio alla Camera o al Senato a stelle e strisce.
Le prime volte delle donne: alla camera e senato
Su tutte, nelle scorse settimane particolare attenzione era rivolta alla corsa in Minnesota tra Penny Flanagan (democratica) e Michele Tafoya. Con la vittoria, la vice-governatrice Flanagan diventa la prima nativa americana eletta al senato. In una corsa tutta al femminile, anche se avesse vinto la candidata repubblicana si sarebbe scritto un primato: Tafoya sarebbe stata la prima eletta rep ad avere origini latinoamericane.
Anche in Carolina del sud lo scontro è stato tra due donne. Da una parte, a difendere il seggio che era appartenuto al fratello fino alla sua morte qualche mese fa, la candidata di Trump, e totale novizia della politica, Darline Graham, è stata sconfitta dalla democratica Annie Andrews, prima eletta al senato nello stato meridionale.
Con la vittoria di Juliana Stratton contro il repubblicano Don Tracy, l’Illinois diventa il primo Stato a essere rappresentato a Washington da due senatrici. Vittoria che inoltre porta a tre il numero delle donne nere a servire nell’istituzione.
Rimane al suo posto Sharice Davids che, vincendo ancora una volta in Kansas, conferma una storica rappresentanza: alla sua prima elezione, era stata una delle prime due native americane ad assicurarsi un mandato al Congresso Usa. Inoltre, prima eletta dichiaratamente Lgbt ha battuto il candidato repubblicano con una vittoria schiacciante (con oltre il 60% delle votazioni contate, arriverebbe al 66% delle preferenze).
Diverso primato quello registrato in Colorado dove, vincendo la sua corsa per un seggio alla Camera, la candidata socialista democratica Melat Kiros diventa la prima donna appartenente alla Gen Z a servire al congresso.
Sempre alla camera, storico il successo di JoAnna Mendoza, veterana dei Marine e candidata Lgbt, ha prevalso sul candidato repubblicano Ciscomani nel sesto distretto congressuale in Arizona, un seggio particolarmente caldo per i repubblicani e ribaltato grazie al risultato decisamente a favore della Mendoza anche qualche tempo prima della conferma della conta dei voti.
Le governatrici
Oltre ai seggi alla Camera e al Senato, martedì notte si sono tenute anche le elezioni per il rinnovo di alcuni posti da governatore. Anche in questo caso l’onda blu ha fatto la storia. Ma non solo per i numeri di eletti democratici. Bensì per molti dei profili risultati vincitori e per aver infranto il record di donne con il massimo potere in uno dei 50 Stati Usa: con le 13 nuove elette, salgono a 17 le governatrici su 50. Il 34%.
Epocale, tra le altre, la vittoria di Kaisha Lance Bottom in Georgia, diventata la prima donna nera eletta a guida dello stato. La ex-sindaca di Atlanta sarà anche la prima democratica in venticinque anni a occupare questa posizione nella roccaforte repubblicana, da ieri diventato uno swing state.
É stata vittoriosa anche la corsa della dem Dina Hinojosa: prima donna latina a essere eletta, la nuova governatrice del Texas ha sconfitto il governatore in carica Abbott e posto fine a tre decenni di controllo della massima carica statale texana. Sarà la prima donna, riporta Axios, a guidare lo stato del sud dal 1995.
Anche il nord del Paese registra primati. Con la vittoria di Amy Klobushar, l’elefante (simbolo del partito democratico statunitense) diventa la prima governatrice del Minnesota. Per quanto lo stato sia storicamente orientato verso il partito di sinistra e la Klobushar fosse comunque al favorita, molte aree per esempio delle twin cities Minneapolis-Saint Paul, hanno puntato a posizioni più centriste o conservatrici rendendo la sua vittoria un po’ meno scontata.
Dopo 16 anni di governo repubblicano, l’Ohio ha oggi eletto per la prima volta nella sua storia una donna governatrice. Amy Acton ha sconfitto il candidato repubblicano Vivek Ramaswamy, il primo rappresentante del partito dell’elefante a perdere questo tipo di corsa nello stato dal 2006. Se avesse vinto, l’imprenditore avrebbe scritto anche lui un primato, diventando in Ohio il primo miliardario americano di origini indiane a coprire questo ruolo.
Risultati storici e altri record infranti
Nella notte in cui la blue wave, l’ondata blu (dal colore del partito democratico uscito nettamente vincitore nella maggior parte delle battaglie), ha superato addirittura le previsioni dei sondaggi. Le vittorie al femminile sono state da primato, ma già il numero stesso delle candidate nelle liste elettorali era superiore a quello delle precedenti tornate. In particolare è stato record di quante correvano per un posto alla Camera, soprattutto tra i dem (203 le democratiche contro solo 76 repubblicane)*.
Conquiste importanti sono poi arrivate inaspettate per esempio in Stati tradizionalmente conservatori in cui erano senatori uscenti a contendersi la rielezione con volti “nuovi”. Come è successo per esempio in Iowa, Kansas, Nord e Sud Carolina e Texas.
Oltre agli exploit citati e ai record delle elette, hanno fatto rumore tra le altre, due corse particolarmente mediatiche: quella di Abdul El-Sayed, in Michigan e di James Talarico in Texas. Entrambe vittoriose, sono state queste due campagne in grado di rompere più di un primato. Nel primo caso, il candidato esponente dell’ala progressista del partito (vicino a Alexandria Ocasio-Cortez, Bernie Sanders e Zohran Mamdani) ha fatto la storia diventando il primo senatore musulmano dello stato dei Grandi Laghi, a nord del Paese.
Nel secondo, la vittoria di Talarico contro il candidato sostenuto da Trump riporta il seggio texano in mano democratica dopo quasi 40 anni. Questa, tra l’altro, è stata la battaglia elettorale più “costosa” della storia dello stato. Per Paxton infatti sono arrivati mega-finanziamenti da miliardari sostenitori del Presidente. Su tutti Elon Musk che, da solo, avrebbe donato oltre 200 milioni di dollari.
Impatto epocale però è stato anche quello registrato in territori fino a pochi mesi fa considerati al massimo “competitivi”. Come l’elezione di Adam Hamilton, primo dem a vincere la corsa senatoriale per il Kansas dal 1932. E quella del progressista Troy Jakson che ha riportato il seggio del Maine al senato a colorarsi di blu dopo trent’anni.
Sempre al Senato, il dem Chris Pappas sarà il primo senatore dichiaratamente gay per il New Hampshire. Soddisfatto che la sua omosessualità non sia stato un tema centrale del dibattito, durante la campagna elettorale aveva affermato: «non mi candido per afre la storia».
Prime volte si contrano anche tra i Governatori eletti oggi. Tra tutti David Crowley, primo candidato nero eletto alla massima carica in Wisconsin.
Tra i governatori, Wes Moore ha facilmente ottenuto la rielezione in Maryland, battendo per la seconda volta il repubblicano Dan Cox. Al suo primo incarico Moore era stato il primo governatore nero dello Stato e il terzo mai eletto governatore negli Usa. Da tempo si vocifera che potrebbe candidarsi per la Casa Bianca e non finire, quindi, del tutto il suo incarico appena rinnovato.
Un’ondata blu, inaspettata ma non una novità totale
Era apparso abbastanza chiaro negli scorsi mesi che la composizione delle istituzioni a Washington sarebbe cambiata. Ma se è una tendenza abbastanza comune per i presidenti in carica e il partito di maggioranza perdere terreno alle elezioni di mid term, i risultati di martedì notte sono la testimonianza evidente dell’insofferenza dei cittadini americani, anche tra i conservatori, per le politiche di Trump. E per gli scandali che continuano ad accompagnare la sua amministrazione.
Certo lo scacchiere ridisegnato stravolge i pesi del potere nelle mani del presidente in carica che, per quanto avesse dichiarato in un’intervista recentissima di potersi trasformare in Mr Veto in caso di sconfitta repubblicana, nella notte avrebbe poi dichiarato di essere «assolutamente disposto» ad accettare i risultati. Una posizione che però fa sollevare qualche sopracciglio.
Riporta infatti il New York Times che rispetto alla debacle repubblicana Trump ha affermato: «Non ero in lista e proprio perché non ero in lista non siamo riusciti a portare abbastanza persone a votare».
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* A riportarlo il Center for American Women and Politics (CAWP) che segnala anche 19 candiate governatrici democratiche contro solo sette repubblicane.
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