
Vivere in un contesto di incertezza cronica può avere effetti concreti sul corpo, in particolare sul sistema immunitario. Pubblicazioni scientifiche collegano, infatti, la capacità di mantenere aspettative favorevoli alla risposta immunitaria. In altre parole: la capacità di pensare positivo è biologicamente rilevante.
Pensando allo scenario socio-economico e politico attuale – e osservando sempre più persone faticare a mantenere positività e ottimismo – la domanda sorge spontanea: ci dobbiamo aspettare un aumento di malattie e infezioni, nei prossimi anni?
Le evidenze scientifiche
In uno studio pubblicato su Nature Medicine, alcuni volontari hanno partecipato a sessioni di allenamento cerebrale per aumentare l’attività in specifiche aree del cervello. Dopo alcune sessioni di addestramento, agli stessi è stato somministrato il vaccino contro l’epatite B. Due e quattro settimane dopo, i partecipanti allo studio hanno donato il sangue, successivamente analizzato per verificare lo stato degli anticorpi contro la malattia.
In questo modo, gli scienziati hanno scoperto che le persone che erano state in grado di aumentare l’attività cerebrale dell’area legata alla motivazione e alla ricompensa, avevano una risposta immunitaria al vaccino più forte. Cosa vuol dire questo? Lo si scopre se si pensa all’altra evidenza riportata nello studio: ad attivare quest’area, infatti, è l’abitudine a immaginare che accadano cose positive.
Questo non significa che “pensare positivo” curi le malattie. Ciononostante, rivela che la speranza e la fiducia nel futuro sono collegate a circuiti cerebrali che dialogano con il sistema immunitario.
Il ruolo dell’incertezza
In qualche modo, dunque, l’ottimismo ci aiuta a mantenerci in salute. Eppure, è possibile conservarlo in uno scenario come quello attuale?
Viviamo in un contesto estremamente incerto. Le costanti crisi che attraversano il nostro presente impediscono di poter figurare gli esiti. Non a caso, sempre più persone sono esposte a stati di preoccupazione e ansia. Già da qualche anno, infatti, i disturbi d’ansia sono i disturbi mentali più diffusi al mondo, raggiungendo circa il 5% della popolazione mondiale. Senza contare gli stati ansiosi transitori, che chiunque può esperire nella propria vita e che sembrano essere sempre più rilevanti e persistenti.
L’incertezza non è neutra. Soprattutto se l’orizzonte di senso manca in maniera continuativa. Si traduce immediatamente nell’incapacità di immaginare un futuro positivo. A tal proposito, secondo l’edizione 2026 del Global Risks Report – promosso dal World Economic Forum – circa il 50 % degli esperti intervistati prevede prospettive tese nei prossimi due anni. Una percentuale che sale al 57 % se si proietta a 10 anni. Solamente l’1 % si aspetta tempi quieti.
Ecco allora che, da speranza, il futuro si è trasformato in una minaccia. Una minaccia che mina la salute sia fisica che psicologica.
Come difendersi
Lo studio pubblicato su Nature Medicine offre una possibile soluzione. Se ci si vuole difendere dagli effetti dell’incertezza, la chiave risiede nell’immaginare orizzonti positivi. Per farlo, serve però allenare la propria mente. Ed è qui che risiede l’ostacolo. A differenza di quanto avviene con il corpo, infatti, si è poco abituati a pensare al cervello come a un muscolo che può trasformarsi in virtù di certi esercizi. È anche per questo che, quando si sente parlare di allenamento mentale, si fatica a capire di cosa esattamente si tratti. Eppure, la psicologia offre diversi strumenti in questa direzione.
Per esercitare la propria capacità di traguardare scenari positivi, ad esempio, è possibile cimentarsi in esercizi di visualizzazione, di cui il “Your possible self” ne è l’esempio più celebre. Consiste nel dedicare 10-15 minuti a immaginare e scrivere il migliore futuro possibile per se stessi, che sia 6 mesi, un anno o cinque. Con l’accortezza di focalizzarsi su obiettivi realistici e risultati favorevoli.
Messo a confronto con l’incertezza che abita il nostro tempo, può suonare come poco più di un palliativo. Non avendo tuttavia alcun margine individuale di controllo sul contesto socio-economico e politico attuale, adottare strategie di difesa personali può comunque essere saggio. Sicuramente, è sano.
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