Gaza, con Emergency dentro l’assedio (che non possiamo normalizzare)

Dicembre 2025. Marta Bergamaschi ha 34 anni quando decide di lasciare Milano per unirsi a Emergency. Destinazione: Gaza. «I sensi di colpa legati a una vita vissuta da donna libera e privilegiata in Italia, erano troppi per non partire» – confida. Così, vola in una delle aree più calde del pianeta per operare come coordinatrice medica al fianco della Ong fondata da Gino Strada. Con una cinquantina di colleghi, tra cui molti palestinesi, ogni giorno fornisce soccorso a centinaia di persone. «Anche se quando manca quasi tutto, curare è una corsa a ostacoli» – ammette.

Entrare nella Striscia, dopo aver attraversato la Giordania e Israele, fino al valico di Kerem Shalom, con un susseguirsi di controlli militari, per Marta significa toccare con mano gli impatti di un assedio durissimo: «Il 58% della popolazione vive in condizioni abitative classificate come critiche o catastrofiche e quasi due milioni di persone hanno bisogno di assistenza per trovare un riparo adeguato. La vita, qui, può spezzarsi o essere gravemente compromessa per una raffica di bombardamenti o anche per la mancanza di un farmaco, di acqua o di cibo» – spiega.

Marta Bergamaschi

Senza farmaci né acqua: il conflitto è anche questo

Emergency è presente nella Striscia nell’agosto 2024 e oggi opera attraverso la clinica di salute primaria di Al-Qarara e il supporto all’ambulatorio di Al-Mawasi. Nella sola Al-Qarara sono state effettuate oltre 73.500 visite tra il 2025 e il 2026, nonostante manchino medicinali essenziali, materiali per dialisi, reagenti di laboratorio, apparecchiature per l’ossigeno.

«Le persone non possono accedere ai farmaci antiepilettici, ad esempio, e di conseguenza si ritrovano ad avere crisi quotidiane. Lo stesso accade con le malattie croniche come il diabete: servono glucometri per controllare la glicemia e frigoriferi per conservarla, ma la popolazione non può avere accesso a questi strumenti» – denuncia. «Il nostro compito è cercare alternative e fare il meglio che possiamo, anche se spesso è subottimale. Ma dai colleghi palestinesi abbiamo imparato la persistenza».

Emergency ha avviato anche programmi di screening nutrizionale per bambini e adolescenti: l’ultima analisi IPC sosteneva che tra luglio e dicembre 2026 circa 1,4 milioni di persone, il 67% della popolazione, si trovasse in condizioni di insicurezza alimentare grave, mentre si stima che circa 74mila bambini sotto i cinque anni e 24.600 donne incinte o in allattamento potrebbero avere bisogno di trattamento per malnutrizione acuta entro aprile 2027.

Non solo: il 91% delle famiglie nella Striscia vive una condizione di insicurezza idrica moderata o elevata e i campi sono al limite, con ripercussioni pesantissime sulle condizioni igienico-sanitarie della popolazione. Senza dimenticare le circa donne incinte che vivono attualmente a Gaza e che spesso, proprio a causa del conflitto, vanno incontro a ulteriori patologie, in alcuni casi potenzialmente letali. Nella clinica di Al-Qarara, molte arrivano alla prima visita quando la gravidanza è già ad alto rischio, spesso perché prima non potevano spostarsi o trovare una struttura aperta.

La vita, oltre l’assedio

Eppure, dentro quella che Marta Bergamaschi definisce una «bolla in cui si prova a mantenere una routine sotto una pressione continua», rimane la capacità di costruire relazioni, imparare l’arabo, scherzare con i colleghi, per provare a costruire speranza. La tenacia con cui le persone locali cercano di conservare una vita dentro la distruzione è maestra: «Sono partita perché non sopportavo l’idea di restare a casa, inerme, a guardare il conflitto dallo schermo di una tv. Ora che in questo assedio ci sono dentro, il senso di colpa è forse ancora più forte: io posso muovermi liberamente e posso scegliere cosa fare della mia vita, ma le persone che ho conosciuto a Gaza non possono fare nulla, neanche nutrirsi. E questa è una lezione fortissima: non possiamo normalizzare ciò che sta accadendo, dobbiamo continuare a raccontare e a denunciare. Dobbiamo portare la vita dei palestinesi davanti agli occhi di tutti».

È anche per sostenere questo lavoro che, dal 2 al 4 ottobre, Emergency porterà i suoi “Cantucci di Pace” in quasi 500 piazze italiane, con oltre 2.200 volontari. La raccolta fondi sarà destinata ai programmi per la salute materno-infantile a Gaza, in Sudan e in Afghanistan.

Emergency, infatti, opera anche in Sudan, dal 2007, dividendosi tra Khartoum, Port Sudan e nel Sud Darfur; e in Afghanistan, dove è presente dal 1999, con il Centro di maternità di Anabah, interamente gestito da personale femminile afghano. I fondi raccolti serviranno a sostenere cure prenatali, assistenza al parto e sostegno post-natale. Un modo per trasformare un gesto semplice in qualcosa di molto concreto: rendere possibile una visita, una terapia, un controllo in gravidanza. E riportare la cura proprio là dove la guerra l’ha resa ogni giorno più difficile.

A partire dal 1° ottobre, i Cantucci di Pace saranno disponibili anche nello shop online di EMERGENCY.

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com