Musica, il festival al femminile di Olivia Rodrigo raccoglie 20 milioni di dollari per le donne

Doechii, center, performs with dancers at the Daisy Chain Fields Music Festival on Saturday, Aug. 29, 2026, at Great Park in Irvine, Calif. (AP Photo/Chris Pizzello)

Le ragazze lo sanno. Sanno com’è farsi spazio in un mondo che non le prevede. Sanno com’è vivere in un corpo che, troppo spesso, è un campo di battaglia. Ma, soprattutto, sanno come ribaltare ogni tentativo di assoggettamento. Ed è così che, nella geografia di festival ed eventi culturali a quasi esclusiva maschile, in cui il talento femminile viene ridimensionato e cancellato da presunti standard di qualità, le donne si fanno ancora capaci di creare e immaginare “spazi altri”: in una gioiosa condivisione – lontana da individualismi e leadership muscolari – diventano protagoniste insieme.

È questo l’obiettivo, prefissato e raggiunto, dal primo Daisy Chain Fields: il festival musicale tutto al femminile organizzato da Olivia Rodrigo in California lo scorso 29 agosto. Classe 2003, a 23 anni Rodrigo mette in piedi un evento dalla vocazione internazionale con la missione di mettere in dialogo generazioni diverse di donne nella musica e raccogliere fondi per le associazioni impegnate nella tutela dei diritti delle donne. «Ho sognato di organizzare questo festival per anni e sono felicissima che finalmente si stia realizzando», aveva scritto sui social l’artista annunciando l’evento e descrivendone i motivi: «Credo fermamente che la gioia, la comunità e la musica possano essere i motori di un cambiamento significativo e spero che questo festival lo sia davvero». Gioia, comunità, musica: un “tridente” prezioso che ha consentito di raccogliere 20 milioni di dollari a supporto di organizzazioni no-profit che supportano donne e ragazze.

Un cartellone tutto al femminile

Un festival tutto al femminile, senza sovrapposizioni tra set e con tutte le artiste in scaletta che hanno scelto di esibirsi gratuitamente, rinunciando al proprio cachet perché l’intero incasso dei biglietti potesse essere destinato alle organizzazioni beneficiarie. Sul palco del Great Park di Irvine, in California, si sono alternate su due stage artiste che attraversano quattro decadi di musica: dalle pioniere del punk femminista delle Bikini Kill a Garbage e Santigold, fino alle nuove voci di Doechii, Chappell Roan, Mitski, Rachel Chinouriri, Die Spitz, Eli, Devon Again, Not For Radio e Quiet Light, con la partecipazione speciale di Sarah McLachlan e Stevie Nicks. Una scelta politica, quella di rinunciare al cachet per aiutare le associazioni a supporto dei diritti delle donne, condivisa dall’intera lineup e riflessa anche nei piccoli gesti: più interpreti, nel corso della giornata, hanno ricordato al pubblico di idratarsi nel caldo californiano che ha sfiorato i 40 gradi. Mentre, nel pubblico, è bastato anche un dettaglio minimo a rendere amiche donne sconosciute: il logo del festival, stampato su poster ufficiali, merchandising e sui due palchi, si è moltiplicato in decine di spille da collezione e, scambiarsele nel corso della giornata, è diventato un piccolo rito spontaneo: una versione aggiornata dei classici “braccialetti dell’amicizia” riadattata a un festival costruito, fin nei dettagli, per far sentire le une riconosciute dalle altre.

A chiudere la giornata è stata Rodrigo, con un set di un’ora e venti che ha superato di quaranta minuti quello di ogni altra artista, per lasciare spazio a tre ospiti annunciate fin dall’inizio del programma: Karen O, che ha dovuto cancellare la propria partecipazione per un’emergenza familiare, è stata sostituita a sorpresa da Alanis Morissette, salita sul palco per un duetto su “Ironic”. Prima di lei, Sarah McLachlan – fondatrice negli anni Novanta del Lilith Fair, festival a cui Daisy Chain Fields si ispira apertamente – e Stevie Nicks hanno accompagnato Rodrigo in un omaggio a Dolly Parton. «Mi sembra di sognare – ha detto Rodrigo al pubblico del Great Park – È il giorno più bello della mia vita».

Il dialogo e l’ispirazione intergenerazionale

Daisy Chain Fields non nasce dal nulla. Ma dai modelli che attraversano le genealogie femminili. Rodrigo l’ha definito più volte «direttamente ispirato» al Lilith Fair, il festival tutto al femminile creato nel 1997 dalla cantautrice canadese Sarah McLachlan, dopo che alcuni dirigenti dell’industria musicale le avevano detto che un tour non avrebbe venduto biglietti se in scaletta ci fossero state più di una donna. Il Lilith Fair toccò oltre 130 tappe in Nord America fino al 1999, coinvolse circa 300 artiste – da Sheryl Crow a Tracy Chapman, da Missy Elliott a Lauryn Hill – richiamò più di un milione e mezzo di spettatori e raccolse oltre 10 milioni di dollari per associazioni locali a sostegno delle donne. Per anni McLachlan aveva risposto a chi le chiedeva di farlo rivivere che il progetto apparteneva al passato e che, semmai, sarebbe dovuto ripartire da qualcuno di più giovane. Quel qualcuno è stata Rodrigo, che ha raccontato di aver chiamato McLachlan come prima persona in assoluto quando ha deciso di organizzare il primo Daisy Chain Fields.

McLachlan, che ha assistito al festival come ospite speciale, ha chiuso simbolicamente il cerchio duettando con Rodrigo su “Landslide” nel finale di serata.

I fondi raccolti e il lavoro dietro le quinte

L’obiettivo di Daisy Chain Fields non si è fermato al palco. Il festival ha scelto di affidare a donne anche gli stand di cibo e bevande, le installazioni artistiche allestite negli spazi comuni e le attività commissionate per l’occasione, in una filiera organizzativa pensata per essere coerente, dietro le quinte, con quello che accadeva davanti al pubblico.

Prima di lasciare il palco alla propria esibizione, Rodrigo ha annunciato che le vendite dei biglietti avevano già generato 10 milioni di dollari per le organizzazioni partner del festival. A raddoppiare la cifra, portandola a 20 milioni – da suddividere in parti uguali tra le dieci realtà beneficiarie, 2 milioni ciascuna – è intervenuta in prima persona la filantropa Melinda French Gates, salita sul palco insieme all’artista per l’annuncio. «Daisy Chain Fields è quello che può succedere quando ci uniamo e usiamo il nostro potere collettivo per sostenerci a vicenda – ha spiegato Rodrigo – Sono incredibilmente grata a Melinda e a Pivotal per aver creduto in questa missione e per aver reso l’impatto del nostro primo festival due volte più forte». French Gates, a sua volta, ha ricambiato l’elogio: «Olivia Rodrigo è una forza della natura. L’impatto di Daisy Chain Fields durerà ben oltre una singola serata, aprendo opportunità per donne e ragazze in tutto il mondo e mostrando a una nuova generazione quanto le loro voci siano importanti. Sono davvero orgogliosa di sostenere la visione di Olivia».

Rodrigo ha voluto sottolineare anche il lavoro quotidiano delle organizzazioni sostenute, impegnate «ogni singolo giorno negli Stati Uniti e nel mondo», e ha ringraziato pubblicamente chi ha reso possibile la raccolta: «Sono profondamente grata a ogni persona che ha acquistato un biglietto, a ogni artista che ha rinunciato al proprio compenso, a ogni sponsor che ha aderito a un festival completamente nuovo e a ogni donazione che ha contribuito a raggiungere i 10 milioni di dollari a sostegno delle donne e delle ragazze».

Le associazioni beneficiarie

I fondi raccolti dal Daisy Chain Fields Fund sono stati distribuiti a dieci organizzazioni no-profit attive su salute materna, diritti riproduttivi, empowerment economico, prevenzione della violenza domestica ed equità di genere, presentate al pubblico anche in un vero e proprio villaggio della filantropia allestito all’interno del festival, il Daisy Chain Reaction: Baby2Baby, che ha distribuito oltre mezzo miliardo di beni di prima necessità a bambini in difficoltà negli Stati Uniti; Black Mamas Matter Alliance, per il diritto delle donne nere a una maternità sicura e rispettata; il Center for Reproductive Rights, che porta la battaglia per i diritti riproduttivi nei tribunali di tutto il mondo; FreeFrom, il principale erogatore di assistenza economica diretta alle sopravvissute alla violenza di genere; Jhpiego, per l’accesso alla sanità di donne e famiglie a livello globale; il Johns Hopkins Center for Indigenous Health, per la salute delle comunità indigene; la National Domestic Workers Alliance, a tutela delle lavoratrici domestiche; il National Institute for Reproductive Health e la National Women’s Law Center, impegnati rispettivamente sull’accesso all’aborto e sulla giustizia di genere nei tribunali e nelle politiche pubbliche; infine Planned Parenthood, che con oltre 550 centri negli Stati Uniti garantisce assistenza sanitaria riproduttiva a milioni di persone.

Da una stanza tutta per sé a un palco per tutte

Il festival arriva a chiudere, su scala collettiva, un percorso che Rodrigo aveva costruito nei mesi precedenti in solitaria. Come osserva Rivista studio, quattro mesi dopo il video di “drop dead”, che mostra l’artista da sola tra le sale di Versailles in un immaginario costruito intorno all’idea di cameretta come spazio di autorappresentazione femminile, quella stanza si allarga fino a diventare un palco condiviso con altre donne, di generazioni diverse, e un’appartenenza che da individuale si fa collettiva.

A Daisy Chain Fields si sono ritrovate insieme alcune delle spettatrici più giovani e più anziane mai viste a un festival, come se l’obiettivo, per tutte, fosse lo stesso: essere il cambiamento. Un’idea che tornava ovunque si posasse lo sguardo: dalle citazioni storiche di donne stampate sui marciapiedi, ai venditori di cibo e bevande gestiti da donne, fino alla scelta, ancora oggi definibile radicale, di affidare l’intera giornata a sole artiste donne. Daisy Chain Fields è stato pensato, in ogni suo dettaglio, per le donne e le ragazze: quelle che beneficeranno dei 20 milioni di dollari raccolti, e quelle che si sono semplicemente godute una giornata di musica e impegno condiviso. A sintetizzare il senso dell’operazione è lo stesso manifesto del festival, una catena di margherite, firmato da Rodrigo: «Le margherite sono selvatiche e bellissime. In catena, sono forti e indistruttibili».

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