
Qual è il problema più pressante con cui il tuo Paese si trova oggi a confrontarsi? Su 107 Paesi nel mondo la risposta a questa domanda per la maggior parte degli intervistati riguarda in qualche modo l’economia. Stando ai risultati dell’annuale indagine Gallup focalizzata proprio su questo quesito, per il 2026 questa sarebbe addirittura la prima scelta in 71 delle nazioni coinvolte nello studio, indicata da sola o con alla pari con altre tematiche.
Considerandola in termini percentuali, su scala globale questo risulterebbe il problema numero uno per il 23% dei partecipanti alla più recente rilevazione della società di consulenza.
Nello studio pubblicato a fine luglio nel quadro del World Government Summit*, la prevalenza della scelta di questa voce sulle altre scelta appare netta. Tanto che sono molto distanti i numeri registrati per le altre categorie segnalate dai partecipanti. Già rispetto alla preoccupazione che si posiziona appena sotto, il tema “lavoro”, la questione economica si distacca di 13 punti percentuali.
Alla domanda diretta, infatti, solo per il 10% dei rispondenti “The most important problem” nel loro Paese di residenza riguarda le condizioni professionali e i livelli di occupazione/disoccupazione. Ancora più lontane le altre: sono l’8% quelli che segnalano la politica e i governi (spese e debiti, corruzione e tasse). Ed è al 7%, invece, la sicurezza – sia che si leghi al crimine, a situazioni di conflitto o al traffico di droga o di persone. A seguire, tutte con una quota del 3%, l’insicurezza alimentare, ambiente (crisi climatica o inquinamento) e la salute (costi e qualità della cura).

Chiedere per comprendere
Presa da una diversa prospettiva, l’analisi di quali sono i problemi maggiori per una nazione percepiti dalle persone che lì vivono significa indagare le questioni che, secondo i cittadini, i loro governi dovrebbero affrontare per prime. Che, di fatto, è il focus dello studio Gallup. Per quanto non ponga certo una domanda nuova, la società ha per la prima volta però raccolto dati su larga scala interessandosi delle sfide più urgenti per le specifiche nazioni. E, di conseguenza, cosa gli intervistati ritengono sia più urente migliorare nella loro nazione.
Lo sforzo di questa analisi, inoltre, non si ferma solo alla registrazione delle tendenze principali e delle preoccupazioni più diffuse. Ma, tracciandone i confini, arriva a offrire uno strumento per i leader che devono disegnare gli interventi futuri. Dopotutto, come si legge anche nel testo della ricerca, «comprendere come le persone percepiscono quale sia il problema più grosso del loro Paese, è il fondamento per una leadership di successo. I leader che comprendono cosa interessa di più alle persone sono meglio attrezzati per guidare (la loro realtà) con efficacia. Che sia in ambito lavorativo, governativo o nella società civile».
Dove ci si preoccupa di più per l’economia?
Sulle dodici categorie emerse tra le risposte, se appare chiara la prevalenza di chi indica le questioni economiche come e più cruciali su tutte, variano però, anche molto significativamente, le percentuali registrate nelle diverse regioni del mondo. Tra Stati con diversi livelli di sviluppo. E persino tra fasce di età e sesso dei rispondenti.
Scorrendo i dati si scopre allora che – non sorprende troppo – sono i residenti in Paesi a basso reddito quelli più propensi a citare le questioni economiche come problema numero uno per i loro Governi. Soprattutto a confronto con le riposte date da coloro che vivono in aree ad alto reddito.
Se infatti arriva al 21% la quota di quanti, nei Paesi più ricchi, segnalano questo come problema principale a livello nazionale, lo fa il 31% degli intervistati che vivono da nazioni a reddito medio-alto. E il 36% di quanti si trovano nelle aree più povere nel mondo. In questo gruppo arriva addirittura al 14% la percentuale di quanti indicano nello specifico come tema principale l’impossibilità di soddisfare le necessità minime come casa e cibo. Una cifra che risulta di gran lunga superiore a tutte le altre categorie e aree mondiali. Per avere un’idea, questa è la preoccupazione principale solo per il 2% di coloro che vivono nelle nazioni più benestanti.

Secondo lo studio Gallup, poi, sono 15 i Paesi dove almeno la metà della popolazione vede l’economia quale tema più pressante da affrontare, con il Malawi a registrare le percentuali massime. Qui questione rappresenta il problema principale per il 62% dei partecipanti all’indagine. Con un picco del 33% – quota di gran lunga superiore a tutte – di quanti indicano nello specifico, l’impossibilità di soddisfare le necessità di base. Queste percentuali sono chiaramente conseguenti a una persistente, profonda e diffusa situazione di insicurezza alimentare che affligge il Paese.
Appena sotto la nazione africana tra i Paesi dove almeno il 50% cita l’economia come il principale problema nazionale, la Bolivia che si trova a confrontarsi oggi con gravi problemi di inflazione. Qui, se arrivano al 73% quelli che indicano questa come prima e urgente preoccupazione da affrontare, sono però solo il 2% quelli che indicano invece difficoltà sostanziali relative al cibo e alla casa.
Differenze per età e genere
Passando a osservare la situazione da una prospettiva geografica a una dimensione anagrafica, l’ansia economica appare una questione sentita particolarmente dalle generazioni più giovani. Come chiarisce Gallup, «anche dopo aver controllato altri fattori demografici e il reddito nazionale, (sono) gli adulti tra i 15 e i 34 anni a vedere le questioni economiche come la preoccupazione nazionale più pressante».
Di che numeri parliamo? Dai dati risulta che, a livello mondiale il 34% di questa fascia di età le mette al primo posto. Lo fa il 33% di chi ha tra i 35 e i 54 anni. E il 30% degli over 55. Continuando a osservare per “generazioni”, ma scendendo al dettaglio delle singole nazioni, le rilevazioni Gallup indicano che il divario maggiore tra gruppi di età è quello della Nuova Zelanda. E’ qui che si registra infatti la forbice più ampia, con i giovani che risultano 24 punti percentuali più inclini ad additare l’economia come primo problema rispetto a chi appartiene agli altri due gruppi considerati.
Ma Wellington non è la sola a mostrare un distacco così profondo tra generazioni. La seguono da vicino infatti il Canada e il Regno Unito (20 punti percentuali in più) e gli Stati Uniti (19). «Queste differenze – spiega l’indagine – sottolineano come in molti Paesi ad alto reddito, i giovani possono sentire che l’economia li sta abbandonando, (questo) nonostante vivano in società relativamente prospere».
Considerando il genere dei partecipanti, la disparità su scala mondiale vede le donne leggermente più propense a indicare l’economia come primo problema. Lo fanno infatti nel 35% dei casi. Contro il 31% invece degli uomini. In questo caso, per quanto il divario sia presente in un po’ tutte le nazioni, appare particolarmente profondo tra le rispondenti che vivono in Paesi poveri. E in particolare in Niger, dove si registra la forbice per genere più alta (14 punti percentuali). Ma situazioni simili in questo senso e quote a doppia cifra si trovano poi anche Myanmar, Egitto, Togo, Nigeria, Madagascar, Benin, Libia e Pakistan.
L’Europa, porto sicuro
Pur non guardando specificamente alla percezione delle persone sulle questioni più pressanti, come fa lo studio di Gallup, il più recente Eurobarometro ha rilevato che la tematica economica risulta la preoccupazione principale per i cittadini dell’Unione. L’indagine sui dati della primavera rivela tra l’altro come in particolare il costo della vita sia particolarmente cruciale per i cittadini della Ue.
Già dalle rilevazioni della società di analisi americana, nel continente l’economia appariva come una priorità da risolvere per una buona fetta di europei – 22% dei rispondenti. Che allo stesso tempo nel 15% dei casi indicavano come problemi più pressanti le questioni politiche e di governo. Mentre solo per il 9% era, invece, la sicurezza.
I dati Eurobarometro vanno un po’ sulla stessa linea, rilevando che nella sola Unione europea le questioni più spinose sono legate all’inflazione, alla crescita dei prezzi e al costo della vita. Secondo le ultime indagini publicate, quasi la metà dei cittadini (47%) vuole che il Parlamento europeo ne faccia una priorità. Una quota importante e, tra l’altro, cresciuta di sei punti percentuali rispetto alla stessa indagine effettuata lo scorso autunno, quando già, comunque, questi temi erano al primo posto tra le preoccupazioni degli europei.
Nonostante le incertezze in aumento, l’Europa continua a essere vista dai suoi cittadini come un «luogo di stabilità in un mondo travagliato». E per quanto le tendenze degli anni recenti, soprattutto proprio rispetto agli sviluppi economici recenti, si sono esacerbate e «l’umore generale fluttua», dell’Unione gli europei «apprezzano la natura pacifica, protettiva e cooperativa e riconoscono la qualità della vita che essa consente».
Tanto che pur percependo l’incertezza del presente (rilevata dal 44% degli interpellati), nel vecchio continente non si è persa la speranza. Eurobarometro infatti rileva che il 43% dei cittadini ha speranza. E il 33% indica di sentirsi fiducioso.
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* Questa piattaforma globale riunisce annualmente leader mondiali e cerca di tratteggiare gli scenari e agende possibili per affrontare le maggiori sfide contemporanee.
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