
Lo Stato di diritto, la trasparenza amministrativa e la legalità economica non rappresentano più soltanto principi etici o valori costituzionali circoscritti entro i confini nazionali, ma costituiscono ormai una priorità strategica globale per la tenuta dei mercati, la sicurezza degli investimenti e la competitività internazionale del sistema Paese. È questo il messaggio centrale emerso dalla dodicesima edizione del Premio Giorgio Ambrosoli, celebrata lo scorso 15 giugno al Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Un’edizione del premio dedicato a chi si distingue nel contrasto alle mafie e nella tutela dello stato di diritto, che ha messo in evidenza un cambiamento epocale nei presidi della legalità: oggi il fronte antimafia e la difesa della Rule of Law hanno sempre di più un volto e una leadership femminili, capaci di guidare la lotta alla criminalità organizzata dai massimi organismi internazionali fino ai territori di frontiera.
Donne in prima linea nel mondo
In un contesto economico e finanziario globale in cui le mafie transnazionali muovono capitali enormi e alterano le catene del valore, la dodicesima edizione del Premio Giorgio Ambrosoli ha acceso i riflettori su luoghi in cui la difesa della legalità assume i contorni di una vera e propria trincea. L’Ecuador è uno di questi. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), infatti, l’Ecuador è oggi più che mai snodo logistico chiave del mercato della droga, in quanto considerato dai gruppi criminali punto di partenza privilegiato grazie all’elevato volume di traffico di container.
In questo contesto, in cui le organizzazioni criminali fanno affari e dettano le regole, si staglia l’azione di Diana Salazar Méndez, già Procuratrice Generale e oggi Ambasciatrice dell’Ecuador. Diventata pubblico ministero a soli trentotto anni, il suo è stato definito «il mestiere più pericoloso dell’emisfero occidentale». Eppure, come riconosciuto dal Comitato promotore che le ha conferito il premio Giorgio Ambrosoli, ciò non le ha impedito di perseguire la corruzione ai vertici dello Stato e di promuovere una visione globale e tecnologica del contrasto ai traffici illeciti.
Il riconoscimento è andato anche ai magistrati dello stesso ufficio inquirente che hanno pagato con il sacrificio supremo la loro fedeltà allo Stato, come il Procuratore César Byron Suárez Pilay e il Procuratore Marcelo Vásconez, affiancando quindi il loro sacrificio alla tenacia di chi continua a reggere il timone della giustizia.
Il ruolo delle donne nei processi di integrazione europea: il caso dei Balcani occidentali
Sull’asse europeo, la dimensione internazionale del Premio ha abbracciato la transizione dei Balcani occidentali attraverso il riconoscimento assegnato all’attivista montenegrina Vanja Ćalović, direttrice della Ong Mans. Economista e figura di riferimento nella lotta alla corruzione sistemica e al riciclaggio di denaro, Ćalović è il simbolo di quella “primavera balcanica” di trasparenza e partecipazione civica indispensabile per sottrarre i beni collettivi alle mani del crimine e per accompagnare il Paese nel suo complesso percorso di integrazione nell’Unione Europea.
La memoria istituzionale e la rottura dell’omertà: il coraggio delle donne
Il baricentro del Premio si è poi spostato sul territorio nazionale, confermando come la tutela dello stato di diritto si fondi sulla memoria storica e, in modo determinante, sul coraggio civile delle donne. Un omaggio solenne è stato tributato al Sacrario dei Carabinieri, luogo di memoria custodito all’interno del Museo Storico dell’Arma a Roma, che custodisce il ricordo di tutti i militari caduti decorati al valore.
Nella stessa direzione si è collocata la rievocazione della figura di Giuseppe Fava, giornalista e intellettuale siciliano che denunciò la mafia come sistema integrato di affari e politica. Ma la vera rottura dei tabù culturali e dell’omertà popolare all’interno delle aule di giustizia porta i nomi indelebili delle protagoniste del Maxiprocesso di Palermo: Michela Buscemi, che scelse di costituirsi parte civile sfidando l’isolamento e le minacce per dare voce al dolore dei fratelli uccisi, e Vita Rugnetta, la madre di Antonio, giovane sequestrato, torturato e ucciso dalla mafia, che il 18 luglio 1986 salì sul pretorio dell’aula bunker di Palermo stringendo la fotografia del figlio assassinato per guardare negli occhi i boss e cancellare il mito dell’impunità mafiosa.
La frontiera dei territori: il presidio della pubblica amministrazione contro le pressioni criminali
La tenuta dello Stato di diritto non si gioca soltanto sui grandi tavoli della geopolitica o nelle aule dei tribunali, ma trova il suo banco di prova più esigente nella dimensione locale e di prossimità. È nei municipi, nelle delibere dei Comuni e nella gestione quotidiana delle province che si consuma la pressione più insidiosa delle organizzazioni criminali: un attacco sistematico mirato a condizionare la destinazione dei beni confiscati, ad alterare le procedure degli appalti pubblici e a piegare l’azione dei funzionari attraverso l’intimidazione e la violenza culturale.
In questo scenario, il Premio Giorgio Ambrosoli ha acceso i riflettori su questo fronte cruciale premiando il rapporto “Amministratori sotto tiro”, redatto annualmente dal 2010 dall’associazione Avviso Pubblico: un dossier che non si limita a una sterile mappatura del rischio, ma offre un’analisi complessa in grado di rompere l’isolamento di sindaci e dipendenti pubblici. Riconoscere il valore di questo monitoraggio significa ribadire che la tutela della legalità economica e il contrasto alle mafie passano inderogabilmente attraverso la trasparenza amministrativa, il rigore procedurale e l’assenza di indulgenze, facendo della pubblica amministrazione locale il primo vero presidio del bene comune.
L’economia legale, il management e la giurisdizione di frontiera al femminile
Il cuore pulsante dell’impegno civile e professionale trova riscontro quotidiano nel lavoro di magistrate, manager, giornaliste e imprenditrici che operano nei settori chiave dell’economia e dei territori, confermando come il cambio di passo nella lotta alla criminalità organizzata passi attraverso competenze tecniche d’eccellenza e integrità. Sul fronte del contrasto alle infiltrazioni delle cosche nel tessuto economico del Nord Italia, menzione speciale del premio Giorgio Ambrosoli è andato a figure come l’ex magistrata della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Alessandra Dolci che ha smascherato per anni le strategie di mimetizzazione della ‘ndrangheta nella finanza e nell’imprenditoria legale. Una resistenza attiva che, sul fronte economico, trova riscontro anche nell’esempio dell’imprenditore edile comasco Vincenzo Francomano, il quale ha rifiutato categoricamente le logiche estorsive scegliendo la via della denuncia.
Nel delicato settore della gestione industriale e ambientale, il rigore manageriale e la tutela della legalità economica emergono nell’operato di Claudia Salvestrini, direttrice del Consorzio Polieco, che, come riconosciuto, ha trasformato la propria funzione imprenditoriale in un presidio contro le ecomafie e i traffici illeciti di rifiuti plastici, affrontando intimidazioni e minacce con assoluta trasparenza procedurale. Analogamente, la gestione della cosa pubblica in contesti storicamente complessi trova un modello di etica del dovere nel manager trapanese Fulvio Manno.
Il giornalismo d’inchiesta a difesa della democrazia
Il presidio della legalità economica e sociale vede in prima linea anche l’informazione d’inchiesta e la giurisdizione di frontiera. Menzione speciale del premio è andata anche alla giornalista napoletana Amalia De Simone per il rigore con il quale continua a smascherare gli intrecci tra camorra, colletti bianchi e flussi finanziari illeciti; e a Silvia Curione, magistrata in forza alla Procura della Repubblica di Taranto, che coordina indagini di altissima complessità contro i sistemi corruttivi che inquinano il tessuto industriale e amministrativo della regione.
Infine, il riscatto collettivo e sociale si specchia nell’ esperienza della Fau (Federazione Antiracket Italiana), celebrata per la storica ribellione di Vieste dove ventisette imprenditori locali si sono uniti per denunciare i taglieggiatori, e nell’impegno sul campo di Don Angelo Cassano, parroco a Bari e referente di Libera, che attraverso il riutilizzo sociale dei beni confiscati e l’educazione nei quartieri a rischio sottrae quotidianamente le giovani generazioni alla manovalanza criminale.
L’edizione 2026 del Premio Giorgio Ambrosoli ha ribadito con forza che l’integrità, la responsabilità e il rigore professionale – oggi sempre più incarnati da una leadership femminile autorevole e coraggiosa – non sono soltanto imperativi morali, ma la vera infrastruttura invisibile su cui si regge la competitività, la credibilità internazionale e il futuro economico dell’Italia.
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