
Il cambiamento climatico sta aprendo una nuova dimensione della povertà: non riguarda più soltanto la capacità di riscaldare una casa in inverno, ma anche quella di renderla vivibile nei mesi più caldi. È la cooling poverty, l’impossibilità economica di garantire un adeguato raffrescamento degli ambienti domestici durante le ondate di calore. A riguardo, in occasione dell’ultima ondata di calore in Italia, che ha intasato i pronti soccorsi, è tornata la proposta di sgravi e agevolazioni per l’aria condizionata per coloro che hanno più di 75 anni.
Le famiglie a basso reddito, d’altra parte, possono arrivare a destinare fino all’8% del proprio budget ai consumi necessari per il raffreddamento delle temperature domestiche, secondo le analisi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Una quota che pesa in modo significativo sui bilanci domestici e che porta milioni di persone a rinunciare completamente all’utilizzo di ventilatori o climatizzatori per il timore delle bollette.
Un fenomeno che non riguarda soltanto la dimensione privata della casa, ma coinvolge anche la tenuta delle infrastrutture urbane. I blackout registrati negli ultimi anni in città come Torino e Napoli hanno mostrato come il caldo estremo possa trasformarsi in un fattore di esclusione per chi vive già condizioni di fragilità: l’interruzione dell’energia significa, per molte persone anziane, sole o in difficoltà economica, perdere l’accesso a servizi essenziali.
Il caldo aumenta le disuguaglianze
La cooling poverty non è soltanto una questione energetica. È una condizione che modifica il rapporto delle persone con gli spazi quotidiani: la casa può diventare un luogo difficile da abitare, la bolletta un ostacolo insormontabile e il caldo un elemento che alimenta isolamento e marginalità.
A fotografare questo fenomeno è anche Antoniano attraverso la rete italiana di Operazione Pane, che ogni estate osserva gli effetti concreti dell’aumento delle temperature sulle persone più fragili. Il dato che emerge è chiaro: il caldo estremo non crea necessariamente nuovi bisogni, ma rende più complesso sostenere quelli già esistenti. In oltre 7 casi su 10 aggrava situazioni di povertà già presenti, sommando alla difficoltà economica una crescente dimensione di solitudine.
«La crisi climatica ci sta insegnando che parlare di ambiente significa parlare di persone. Già più di dieci anni fa, Papa Francesco, nell’Enciclica Laudato si’, ricordava che non esistono una crisi ambientale e una crisi sociale separate, ma un’unica crisi socio-ambientale» sottolinea Fra Giampaolo Cavalli, direttore di Antoniano, che aggiunge: «Quando le città si surriscaldano emergono con maggiore forza le fragilità, la povertà energetica e la solitudine. Il nostro compito non è solo offrire un aiuto materiale, ma custodire la dignità delle persone e mantenere aperti spazi di relazione, ascolto e comunità».
Estate e isolamento sociale
Nei mesi estivi il rischio di isolamento aumenta proprio nel momento in cui la necessità di prossimità diventa più forte. I dati raccolti da Antoniano attraverso Operazione Pane mostrano che il 41% delle realtà francescane coinvolte registra un aumento della solitudine tra le persone più vulnerabili durante le ondate di calore, mentre il restante 59% riconosce almeno in parte questo fenomeno.
A incidere è anche la particolare configurazione dei territori. Per molte persone in difficoltà l’estate non coincide con un periodo di spostamento o vacanza: il 68% delle realtà segnala che le persone seguite restano nelle proprie città durante i mesi estivi, mentre il 5% rileva anche arrivi da altre zone.
Contemporaneamente, però, la rete di sostegno tende ad assottigliarsi. Il 59% delle realtà segnala infatti la chiusura stagionale di altri servizi territoriali. Il risultato è un aumento del 21% delle richieste di aiuto rivolte ai presidi rimasti attivi, con il 50% delle strutture che evidenzia una carenza di volontari dovuta non a una minore disponibilità, ma a un incremento della domanda difficile da sostenere.
La nuova mappa dei bisogni
Il caldo estremo sta modificando anche la tipologia delle richieste rivolte ai servizi sociali. Tra le conseguenze più frequenti segnalate dalle realtà francescane ci sono maggiore stanchezza fisica, difficoltà economiche per chi svolge lavori manuali all’aperto, peggioramento delle condizioni degli anziani e un aumento dei disturbi per chi convive con fragilità psichiche, tra insonnia, irritabilità e malesseri legati alla disidratazione.
A peggiorare il quadro contribuiscono la riduzione dei servizi disponibili e la scarsità di spazi climatizzati dove trascorrere le ore più calde. Per molte persone questo significa perdere non solo un luogo fresco, ma anche un punto di riferimento sociale dove ricevere un pasto, incontrare qualcuno e mantenere una relazione.
Tra le necessità più evidenti emergono la disponibilità di luoghi climatizzati, indicata dal 23% delle realtà, e l’accesso alle docce, segnalato dal 19%. Seguono ascolto, cambio d’abiti e disponibilità di acqua fresca, tutti indicati dall’11% delle realtà. Crescono inoltre le richieste di supporto sanitario, farmaci, accoglienza abitativa e aiuto nel pagamento delle bollette elettriche, rese più pesanti proprio dall’utilizzo degli strumenti di raffrescamento.
Anche le famiglie con bambini risentono della pressione estiva: con la chiusura delle scuole aumentano le difficoltà nel sostenere i costi dei centri estivi e cresce la richiesta di attività dedicate ai minori.
Il welfare estivo si adatta alla crisi climatica
Di fronte a questa emergenza stagionale, il 47% delle realtà della rete Operazione Pane ha modificato i propri servizi estivi, aumentando la distribuzione di acqua, organizzando momenti aggregativi in luoghi freschi, proponendo attività per famiglie e potenziando mense e laboratori.
Ma la richiesta che arriva dai territori guarda anche al futuro. Il 30% delle realtà considera prioritaria la disponibilità di nuovi spazi freschi e riparati, il 25% indica la necessità di docce e servizi igienici, il 16% chiede una maggiore collaborazione tra i servizi territoriali, mentre acqua e supporto sanitario raccolgono entrambi l’11% delle indicazioni.
Bologna, il caldo come nuova sfida sociale
A Bologna il cambiamento climatico è già una realtà misurabile: dal 2006 a oggi le giornate estive caratterizzate da disagio bioclimatico sono raddoppiate, passando da una media di 5 a 10 giorni all’anno.
Per rispondere a questa trasformazione, Antoniano ha sviluppato durante l’estate una rete di interventi che unisce welfare, cultura e partecipazione. L’obiettivo non è soltanto offrire protezione dal caldo, ma evitare che la stagione estiva diventi un periodo di ulteriore isolamento per chi vive situazioni di fragilità.
Tra le iniziative figurano i Laboratori Migranti, con corsi gratuiti di italiano, teoria della patente, compilazione del curriculum, arte, musica e cura dell’orto; lo spazio relazionale di Giocoliamo dedicato alle famiglie; e RicAmare, percorso di cucito e uncinetto che porterà alla realizzazione di una tovaglia collettiva simbolo di incontro tra culture diverse.
Durante luglio torna inoltre CineMENSA, pensato come rifugio climatico e culturale contro la canicola, insieme a momenti di gioco interculturale organizzati con realtà del territorio. Per chi non può lasciare la città sono previsti anche buoni piscina, voucher culturali, una giornata al mare a Cervia e attività dedicate alle famiglie.
Un ruolo centrale è svolto anche da Strade Insieme, il servizio serale che porta volontari, volontarie e frati nei luoghi frequentati dalle persone senza dimora per distribuire beni di prima necessità, monitorare gli effetti del caldo estremo e creare un collegamento con i servizi sociali.
La risposta alla fragilità climatica
La crescente frequenza delle ondate di calore rende evidente una nuova priorità per il welfare: affrontare il cambiamento climatico significa anche proteggere le persone più vulnerabili dai suoi effetti sociali.
Attraverso la campagna “Un’estate per tutti”, Antoniano sostiene l’apertura di spazi di accoglienza, ascolto e relazione, garantendo pasti, acqua, beni essenziali, attività estive e occasioni di comunità per chi resta in città e affronta con maggiore difficoltà il caldo estremo.
Perché la nuova povertà climatica non riguarda soltanto la temperatura di una stanza: riguarda la possibilità di continuare a vivere con dignità anche quando il clima cambia.
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