L’emancipazione femminile passa (anche) dalle Poste

Sono il 53% degli impiegati, dirigono il 60% degli uffici presenti sul territorio e costituiscono il 46% tra quadri e dirigenti. Sono le donne di Poste Italiane. Numeri che raccontano un cambiamento profondo nel ruolo femminile, non solo all’interno dell’azienda ma nel Paese intero.

Una delle prime porte d’accesso al lavoro pubblico

L’ingresso delle donne in Poste Italiane risale alla metà dell’Ottocento. Nel 1863 iniziarono a lavorare come ausiliarie telegrafiste, una professione allora considerata tecnica e innovativa, legata allo sviluppo delle comunicazioni moderne. Pochi anni dopo, nel 1865, iniziarono a essere impiegate anche negli uffici postali come portalettere e gerenti di ricevitorie. Inizialmente, lavoravano soprattutto nei piccoli centri rurali, dove mancava personale maschile, ma con il tempo la presenza femminile si estese anche alle città.

Per l’epoca si trattava di un passaggio significativo: uno dei primi accessi strutturati delle donne al lavoro pubblico. Lavorare alle Poste significava ottenere un impiego stabile e riconosciuto, con un reddito regolare e una posizione sociale che, per molte donne, rappresentava una novità.

Tra lavoro e vincoli sociali

L’ingresso nel lavoro, tuttavia, non significava ancora piena autonomia. Le norme e le consuetudini dell’epoca continuavano a riflettere una visione tradizionale del ruolo femminile. Alle lavoratrici, ad esempio, veniva richiesto l’obbligo di nubilato: si riteneva che matrimonio e lavoro fossero incompatibili. Anche quando questo vincolo venne abolito, alla fine dell’Ottocento, il lavoro delle donne sposate rimase subordinato all’autorizzazione del marito, prevista dal Codice Civile del Regno d’Italia del 1865 attraverso l’Istituto dell’autorizzazione maritale.

Nonostante questi limiti, la presenza femminile continuò a crescere. Il ruolo di telegrafista, in particolare, venne considerato sempre più adatto alle donne perché svolto in ambienti separati e spesso sotto la supervisione di altre lavoratrici. Tra le telegrafiste di quegli anni ci fu anche la scrittrice e giornalista Matilde Serao, che tra il 1874 e il 1877 lavorò alle Poste centrali di Napoli. Da quell’esperienza nacque la novella Telegrafi dello Stato – sezione femminile, una delle prime testimonianze letterarie sul lavoro delle donne negli uffici pubblici.

Le guerre e la conquista dello spazio professionale

Un cambiamento più profondo arrivò durante la Prima guerra mondiale. Con molti uomini al fronte, le donne furono chiamate a sostituirli nelle attività operative degli uffici postali e telegrafici. In diversi casi assunsero anche ruoli di responsabilità nella gestione delle strutture e questo accelerò alcune trasformazioni legislative.

Nel 1919 fu abolita l’autorizzazione maritale, un passaggio importante verso il riconoscimento dell’autonomia giuridica delle lavoratrici. Il processo proseguì durante la Seconda guerra mondiale, quando le donne tornarono a svolgere ruoli chiave nel funzionamento dei servizi postali.

In molti casi, una volta terminato il conflitto, riuscirono a mantenere le posizioni conquistate e negli anni della ricostruzione e del boom economico la loro presenza continuò a crescere, accompagnando l’espansione dei servizi postali e delle telecomunicazioni.

Una presenza diffusa a tutti i livelli

I numeri di oggi confermano questa evoluzione: le donne rappresentano il 53% degli oltre 120 mila dipendenti, dirigono il 60% dei quasi 13 mila uffici postali presenti sul territorio e costituiscono il 46% tra quadri e dirigenti, oltre al 44,5% del consiglio di amministrazione. Anche tra i nuovi ingressi la presenza femminile è significativa: il 47% delle assunzioni riguarda donne.

Poste Italiane, del resto, ha introdotto diverse iniziative per sostenere la conciliazione tra lavoro e vita familiare, tra cui la Politica di sostegno alla genitorialità attiva con congedi più ampi rispetto a quelli previsti dalla normativa e un’indennità pari al 100% dello stipendio durante maternità e paternità.

Accanto alle misure economiche sono stati sviluppati anche percorsi di accompagnamento al rientro al lavoro e programmi di sviluppo personale che valorizzano le competenze trasversali maturate attraverso l’esperienza genitoriale. Parallelamente, sono stati sviluppati programmi di mentoring e coaching dedicati alla crescita professionale delle donne.

Un impegno riconosciuto anche a livello internazionale attraverso certificazioni come ISO 30415 sulla Diversity & Inclusion, Equal Salary per l’equità retributiva e UNI/PdR 125 sulla parità di genere. Un caso, quello di Poste, che dimostra ancora una volta il ruolo cruciale delle aziende nel dare alle donne nuove possibilità di autonomia e di leadership.

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