Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici…»
Mi chiamavo Alex Jeffery Pretti, e di me adesso sapete tutto. Conoscete il mio corpo dinoccolato, la mia espressione, la mia barba. Sapete che ho preso a calci un SUV, che filmavo una scena col cellulare, sapete che avevo una pistola in tasca e che non l’ho mai tirata fuori. Sapete che mi hanno ucciso con dieci colpi di pistola sparati alle spalle, e alla schiena, anche dopo che ero già immobile, a terra. Un secondo prima avevo deciso di correre per aiutare una donna aggredita da molti uomini, anche con spray urticante. Avevo 27 anni, ero un infermiere di terapia intensiva in un ospedale per veterani.

«Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi…»
Mi chiamavo Renée Nicole Macklin Good e anche di me sapete tutto. Conoscete il mio sorriso, i miei occhi brillanti, i miei capelli biondi. Sapete che ero io a guidare un SUV, che avevo appena accompagnato a scuola il mio terzo figlio, di sei anni, e che ho incontrato degli uomini col volto coperto a pochi passi da casa mia, nel quartiere in cui abitavo. Sapete che mi hanno ammazzato con tre colpi di pistola sparati nell’abitacolo, mentre guidavo. Un secondo prima, sorridevo all’uomo che mi ha uccisa, e gli spiegavo che andava tutto bene, che non ce l’avevo con lui. Avevo 37 anni, amavo scrivere, soprattutto poesie, e suonare la chitarra.

«Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista…»
Di me invece non sapete nulla. Non sapete nemmeno che faccia io abbia, perché siamo tanti, perché la mia faccia è la faccia di tanti uomini col viso coperto. Eppure, se ci pensata, sapete benissimo chi io sia, perché non siamo uno solo, siamo il lattaio, il vicino di casa, il calzolaio, il dottore di cui parlava Karl Stojka. Siamo la massa di coloro a cui, in troppe epoche della storia, hanno dato un’uniforme e hanno creduto di essere la razza superiore. Non siamo mostri. I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere davvero pericolosi. Siamo peggio di questo, siamo più pericolosi di questo: siamo gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e obbedire senza discutere come diceva Primo Levi. Non c’è un secondo prima, per noi. Non c’è raziocinio. Non c’è pietà e nemmeno umana empatia. C’è solo un ordine da eseguire. C’è solo la banalità del male. Siamo i volenterosi carnefici. E voi ci guardate, muti. Dimenticando che…

«Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.»

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Alley Oop – Il Sole 24 Ore compie 10 anni nel 2026.

Gli autori storici hanno partecipato alle celebrazioni con un loro scritto. Questo contributo è di Giuliano Pasini, scrittore italiano di gialli e trovate a questo link i suoi scritti precedenti. Ha pubblicato:

  • La giustizia dei martiri, Ioscrittore, 2011
  • Venti corpi nella neve, Fanucci TimeCrime, 2012
  • Die Toten im Schnee, Piper-Verlag,  2013
  • La storia di Primo e di Terzo in “Alzando la terra al sole“, Mondadori, 2012
  • Io sono lo straniero, Mondadori, 2013
  • Il fiume ti porta via, Mondadori, 2015
  • È così che si muore, Piemme, 2023
  • L’ estate dei morti, Piemme, 2024
  • Il silenzio che resta, Piemme, 2026

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