
Un lungo red carpet arcobaleno per celebrare la cultura, i diritti e le alleanze della comunità Lgbtqia+: i Rainbow Awards tornano a illuminare la capitale con una serata speciale dedicata alla cultura, ai diritti e alle alleanze della comunità. Lo scorso 2 febbraio, nello storico teatro Brancaccio di Roma, la quarta edizione dell’evento ha premiato le personalità e le realtà che, nel corso dell’ultimo anno, si sono distinte nella promozione dei diritti e dell’inclusione.
In quattro anni i Rainbow Awards sono diventati simbolo di impegno civile e culturale: il premio internazionale vuole rendere omaggio a personalità della politica, della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell’associazionismo che fanno squadra per la difesa dei diritti. We make history è il claim dell’edizione 2026 – affidata alla conduzione di Chiara Francini e Alessio Marzilli – e racconta l’approdo dei Rainbow Awards al Brancaccio come un gesto simbolico e politico: portare storie, battaglie e alleanze Lgbtqia+ al centro della scena culturale del Paese.
«Arrivare al teatro Brancaccio rappresenta molto più di un cambio di sede: è il segno concreto della crescita dei Rainbow Awards e della loro piena maturità – spiega Adriano Bartolucci Proietti, presidente dell’associazione Gaycs e fondatore dei Rainbow Awards – Portare il tema dei diritti Lgbtqia+ su un palcoscenico così prestigioso significa renderlo sempre più visibile, autorevole e trasversale. I Rainbow Awards sono una finestra aperta sul mondo come dovrebbe essere: inclusivo, plurale, capace di trasformare le differenze in valore per le generazioni future».
Premio politica internazionale a Karácsony, sindaco di Budapest
Il respiro internazionale dei Rainbow Awards apre la serata di premiazione, assegnando il Premio politica internazionale al sindaco di Budapest Gergely Karácsony: dopo il Budapest Pride del 28 giugno 2025, il più partecipato della storia ungherese, con circa 200 mila persone in piazza, il sindaco di Budapest è stato formalmente accusato per aver difeso e guidato una manifestazione dichiarata “vietata” dalla legge sul diritto di assemblea, che il parlamento ungherese aveva modificato a marzo dell’anno scorso proprio con lo scopo di vietare il Pride e tutte le iniziative annesse. La procura di Budapest ha chiesto che Karácsony venga multato e, l’accusa nei suoi confronti, è l’ultimo passaggio di uno scontro politico che va avanti da mesi tra Karácsony e il governo del primo ministro Viktor Orbán.
«È un grande onore non solo per me, ma per tutta Budapest, essere ritenuto degno quest’anno del Rainbow Award – riferisce il sindaco Karácsony in un videomessaggio – Se potessi, dividerei questo premio in centinaia di parti perché appartiene anche agli organizzatori del Budapest Pride e alle persone che sono scese in piazza lo scorso giugno inviando un messaggio chiaro al potere: la libertà e l’amore non possono essere vietati».
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein, ospite della serata, è intervenuta per ribadire l’importanza di un simile riconoscimento nei confronti di un primo cittadino incriminato dal governo Orban per aver organizzato il Pride: «Dobbiamo unire le lotte e rispondere molto fermamente a quelli che vorrebbero fare le gerarchie tra i diritti sociali e civili – ha spiegato Schlein ai microfoni di Gay.it, media partner dell’evento – Di solito chi fa queste gerarchie ha un problema con gli uni o con gli altri. O più spesso con tutti e due: le persone Lgbtqia+ sono persone che lavorano, studiano, pagano le tasse, avviano attività economiche. Ma, in quanto persone della comunità, hanno molte più difficoltà».
Silvia Salis è il personaggio politico dell’anno
Sul fronte della politica nazionale, Maria Elena Boschi Boschi ha ricevuto il premio per i dieci anni dalla legge sulle unioni civili. Il riconoscimento di Personaggio politico dell’anno, invece, è andato alla sindaca di Genova Silvia Salis, per «aver messo al centro del suo progetto politico la costruzione di una città inclusiva». Come si legge nelle motivazioni del riconoscimento, Salis «nel suo programma elettorale ha esplicitamente previsto la promozione dei diritti della comunità Lgbtqia+, con un’idea chiara: non basterà più “resistere” davanti alle discriminazioni, dobbiamo navigare verso un orizzonte nuovo».
Un progetto politico premiato dai Rainbow Awards per la sua concretezza: «Questo riconoscimento è un segnale importante che le istituzioni sono chiamate a cogliere: i diritti di tutte e tutti devono essere tradotti in atti concreti – ha spiegato Silvia Salis in una nota – Uno dei primi provvedimenti della mia amministrazione è stato il riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali, applicando la sentenza della Corte costituzionale sulla doppia maternità. Non abbiamo fatto un favore a nessuno, abbiamo semplicemente applicato la legge, riconoscendo pari dignità e pari diritti a famiglie e bambini che ne erano stati esclusi».
Proprio in questi giorni, a Genova, è diventato operativo il nuovo ufficio Lgbtqia+ del Comune, un punto di riferimento che si occuperà di studiare e proporre politiche attive contro ogni forma di discriminazione di genere. A guidarlo è l’avvocata Ilaria Gibelli, nota nel panorama genovese per la sua attività con il coordinamento Liguria Rainbow e per il sostegno alle battaglie civili, come il riconoscimento anagrafico dei figli di coppie omogenitoriali. «L’assegnazione dell’incarico di consulenza all’avvocata Gibelli è un atto amministrativo che rende strutturale l’impegno del Comune di Genova nella lotta alle discriminazioni e nella promozione della parità di trattamento» ha sottolineato Salis.
La cultura cambia la cultura
Se la politica incide sulle cornici dei diritti, è la cultura a modificarne il senso comune. Ed è proprio su questo terreno che i Rainbow Awards hanno individuato i loro riconoscimenti, premiando artisti, autori e prodotti culturali capaci di incidere nel quotidiano, molto prima e molto più a fondo di qualsiasi norma. Perché l’inclusione non passa soltanto dalle leggi, ma dai linguaggi che abitano la televisione, la musica, il teatro e le piattaforme digitali, e che contribuiscono a ridefinire ciò che una società considera normale, accettabile, desiderabile.
Il Premio alla Carriera a Luciana Littizzetto riconosce un percorso artistico che ha fatto dell’ironia uno strumento di libertà e di rottura degli stereotipi, mentre Francesca Fagnani, premiata come Personaggio Televisivo, rappresenta una televisione capace di mettere in crisi ruoli e narrazioni precostituite, senza mediazioni o compiacenze. La musica ha trovato spazio con il Premio Personaggio dell’anno ad Annalisa e il Premio Musica a Big Mama, due voci diverse ma accomunate dalla capacità di parlare a un pubblico ampio di identità, corpo e autodeterminazione, portando questi temi fuori dalle nicchie.
Anche l’intrattenimento televisivo è stato riconosciuto come terreno culturale decisivo, con il Premio Programma TV a “Casa a Prima Vista”, mentre le serie premiate – da Mare Fuori a Un professore – hanno confermato il ruolo della serialità nel raccontare l’adolescenza, le relazioni e le complessità del presente senza edulcorazioni. Il teatro, con “Brokeback Mountain”, e la letteratura, con Teresa Ciabatti, hanno ribadito come la narrazione artistica resti uno spazio privilegiato per interrogare identità, affetti e conflitti, restituendoli alla dimensione collettiva.
Raccontare e informare: il valore dell’informazione
In un contesto in cui il dibattito pubblico sui diritti è spesso polarizzato o semplificato, informare in modo rigoroso e accessibile diventa una responsabilità culturale centrale. I Rainbow Awards hanno riconosciuto il ruolo dell’informazione e dei media come strumenti fondamentali per costruire consapevolezza e contrastare narrazioni distorte o incomplete. Il Premio Giornalismo all’inchiesta “Riparati” di Alessia Arcolaci e Giovanni Tizian per Domani ha ribadito l’importanza di un racconto capace di portare alla luce discriminazioni sistemiche e violenze spesso invisibili, restituendo complessità a temi che rischiano di essere marginalizzati.
Il Premio Radio/Podcast a Gianluca Gazzoli ha invece valorizzato la capacità dei format audio di creare spazi di dialogo e ascolto, rendendo accessibili contenuti e riflessioni a pubblici ampi e trasversali. Anche il Premio Social a Minerva Salute si inserisce in questo quadro, riconoscendo il ruolo degli spazi digitali come luoghi di divulgazione e cura, dove temi legati al benessere e alla salute diventano accessibili attraverso linguaggi chiari, non giudicanti e capaci di costruire community online. Un segnale di come oggi anche il digitale contribuisca in modo concreto alla diffusione di una cultura dell’inclusione, trasformando il racconto delle differenze in un’esperienza condivisa e quotidiana.
Corpi in scena, immaginari che cambiano
Spazio anche alla performance, dove il cambiamento passa dal corpo e dalla sua esposizione pubblica. Il Premio Performance – Drag Queen, assegnato a Sypario, Lina Galore, Nehellenia, Petite Noire, Farida Kant, La Diamond e Melissa Bianchini, ha riconosciuto la drag come linguaggio culturale e performativo capace di lavorare sui codici della rappresentazione: attraverso il travestimento, la messa in scena e la reinterpretazione dei generi, la drag interroga ciò che viene considerato “normale”, mettendo in luce la natura costruita delle identità.
Una forma d’arte che utilizza corpo, costume e performance per sovvertire ruoli e aspettative, portando sul palco una visibilità che è insieme estetica e identitaria e che contribuisce a ridefinire l’immaginario collettivo contemporaneo.
Oltre il palco
Nel loro insieme, i premi assegnati durante la quarta edizione dei Rainbow Awards restituiscono una fotografia precisa del presente: una cultura che cambia attraverso i linguaggi, le narrazioni e le pratiche quotidiane. Dalla musica alla televisione, dall’informazione alle piattaforme digitali, fino alla performance, emerge un ecosistema culturale in cui l’inclusione non è un tema da confinare a momenti simbolici, ma un processo continuo che attraversa media, spazi e comunità. In questo senso, i Rainbow Awards confermano la loro funzione di osservatorio e amplificatore di un cambiamento che passa dalla rappresentazione, dalla visibilità e dalla responsabilità di chi racconta il mondo. Perché è anche – e soprattutto – attraverso la cultura che una società impara a riconoscersi, a interrogarsi e a trasformarsi.
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