L’Europa sta vivendo un momento di profonda polarizzazione di visioni al suo interno. Con l’emergere di istanze estremiste nel continente, la conquista di alcuni diritti in particolare per certe minoranze, è messa in discussione – in alcuni casi anche fortemente. In altre istanze, poi, gli avanzamenti legislativi sono bloccati o mostrano incrinature tali da mettere a rischio il proseguimento dei lavori.
Per le comunità Lgbtq+ del continente, in particolare, alcune specifiche situazioni stanno fermando le lancette del progresso. O addirittura portando a un rimescolamento delle carte in tavola.
Se in molti casi le leggi stanno comunque facendo il loro corso, è indubbio un po’ ovunque all’interno dell’Unione, l’inasprirsi di atti violenti contro le persone Lgbtq+, target, insieme ad altre minoranze, anche di campagne di hate speech online e offline. A mettere in fila i numeri e suonare uteriormente l’allarme, è il nuovo rapporto Ilga-Europe sullo stato del progresso dei diritti per le comunità Lgbtq+. Se è vero che non ci troviamo davanti a una situazione del tutto nuova, diffusa sembra una certa progressione negativa di certe conquiste.
Presentando la sua annuale analisi sulla situazione dei diritti umani, l’organizzazione Ilga Europe (Internarional Lesbain and Gay Association) scrive: «In anni recenti, attivisti e organizzazioni LGBTI In Europa e Asia centrale, hanno ripetutamente sottolineato la crescente normalizzazione di violenza e odio nella nostra regione. Insieme ai numerosi attacchi ai diritti Lgbtq che sistematicamente indeboliscono le libertà fondamentali».
Alcuni progressi
Premettiamolo subito: si traccerebbe un quadro incompleto dimenticando di ricordare storiche conquiste raggiunte proprio nel 2024 – anno che ha quantomeno messo in discussione l’ordine globale conosciuto e lasciato irrisolte molte tensioni fuori e dentro i confini della UE.
Ultimo in ordine di tempo, per esempio, il caso del Liechtenstein. Con l’entrata in vigore questo gennaio della nuova legge votata la scorsa primavera, il Pese è diventato il 21eimo stato membro a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Inoltre, nei primi mesi dello scorso anno, Estonia e Grecia hanno scritto due “prime volte”, legalizzando entrambe i matrimoni gay, tra gennaio e febbraio 2024. Rispettivamente si tratta del primo Paese dell’Europa centrale e del primo stato ortodosso a passare questo tipo di legge, con il primo matrimonio celebrato lo scorso marzo. Simili cambiamenti si sono poi registrati nella Repubblica Ceca, in Lettonia e in Polonia, dove è stata introdotto il riconoscimento delle partnership tra persone dello stesso sesso.
Altre innovazioni approvate negli ultimi anni ed entrate in vigore da qualche mese, riguardano il riconoscimento del genere. In Germania per esempio, da aprile 2024 è possibile l’auto-identificazione di genere per le persone transgender – senza valutazione psicologica o un passaggio davanti ai tribunali. Malta ha iniziato a riconoscere le persone non binarie. Inoltre, a livello comunitario, tutti i membri devono oggi accettare i cambiamenti di genere registrati in altri Paesi dell’Unione.
Ma gli attacchi continuano
Ma allargando lo sguardo oltre le specifiche, le regole approvate o implementate più o meno di recente non coprono o controbilanciano la situazione vissuta dalle comunità Lgbtq+ europee.
Tracciava i contorni della realtà attuale, Ilga stessa. Alla pubblicazione della sua review annuale per il 2025, qualche settimana fa l’organizzazione internazionale spiegava lo stato dei diritti nel continente, indicando come quest’anno la situazione mostra «un chiaro aumento dell’odio e delle violenze. Inoltre, illustra come le campagne di odio e disinformazione Lgbti-fobiche in corso abbiano gettato basi per leggi come quelle anti-propaganda e sugli agenti stranieri*.
Queste norme, che apparentemente mirano ai diritti delle persone Lgbti, in realtà si spingono molto più in là, introducendo la censura, la stigmatizzazione e la persecuzione dei difensori dei diritti umani e delle voci dell’opposizione; l’interferenza antidemocratica nelle elezioni attraverso campagne di disinformazione e, in definitiva, leggi che erodono le libertà fondamentali e i principi della democrazia.»
Non sono solo i diritti di una minoranza a rischio, allora secondo il report Ilga. Ma uno spettro più esteso di libertà. «I diritti Lgbti – si legge ancora nella presentazione del report 2025 – vengono utilizzati come punto di ingresso per misure repressive più ampie.»
Violenza fisica e hate speech
Dal Belgio all’Armenia, dall’Italia alla Danimarca, la retorica e le azioni contro le comunità gay, lesbiche e trans sembra aver trovato nuove energie. E secondo le organizzazioni per i diritti umani, stanno trovando anche una certa sponda a livello governativo. Tra gli altri, per esempio, il tedesco CeMAS (Center for Monitoring, Analysis and Strategy) aveva registrato nella stagione delle manifestazioni pacifiche Lgbtq+ 2024, un chiaro aumento della mobilitazione estremista anti-pride, documentando quasi una trentina di episodi di violenza e intimidazione in diverse città. Numeri confermati dalle autorità federali che hanno registrato 22 proteste in quel periodo.
In Francia, gli assalti, le minacce e le molestie nel 2023 hanno raggiunto i 2.870 casi. Un incremento di quasi il 20% di attacchi omo-transfobici che non sembra essere andato diminuendo nei mesi successivi. Anche la situazione in Italia è indicata come “preoccupante”: sono infatti aumentati nel bel Paese i casi i violenza motivati da stereotipi di genere (e non solo verso le comunità Lgbtq+).
Secondo quanto riporta Politico.eu da dati di un report europeo che paragona i dati del 2020 e quelli raccolti nel 2024, è evidente anche l’aumento di molestie e bullismo scolastico verso le persone che gay, lesbiche o non binarie è chiaramente in salita. In un po’ tutto il continente. Le analisi indicano infatti un incremento che ha portato rispettivamente dal 37% al 55% nel primo caso. E dal 46% al 67% nel secondo.
Una situazione diffusa
Ilga Europe non nasconde la preoccupazione per una realtà che è diffusa in tutto il continente. Vediamo che «hate speech, sessismo e misoginia vengono continuamente normalizzati, spesso alimentati da figure pubbliche, compresi leader religiosi e istituzioni nazionali. I politici di molti Paesi, tra cui Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Repubblica Ceca, Moldava e Romania, hanno fatto leva su narrative discriminatorie contro le persone Lgbtq+ nei periodi di (campagna elettorale) ed elezioni.» Spesso apertamente.
Esempi tra gli altri, il partito populista di estrema destra austriaco FPÖ ha parlato di “lavaggio del cervello transgender”. Il partito nazionalista belga Vlaams Belang, è tornato ripetutamente sul concetto della “pazzia gender”. Senza dimenticare poi le posizioni di molti partiti estremisti di destra in Italia e Romania che, in particolare in periodo di elezioni, hanno accusato le comunità Lgbtq+ di “minare i valori della famiglia e destabilizzare la società”.
Posizioni che secondo il report Ilga 2025, hanno poi gettato la base per l’introduzione di interventi normativi che stanno limitano le libertà.
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* Il testo fa riferimento alla notizia di due leggi introdotte in Georgia lo scorso maggio, in previsione delle elezioni di ottobre dello scorso anno, che in un caso costringono le organizzazioni che ricevono fondi internazionali a condividere i loro record interni. Nell’altro, il pacchetto delle leggi “per i valori della famiglia” approvata in autunno, blocca l’accesso alle terapie di affermazione di genere, definite “propaganda Lgbtq+”, e la libertà di assemblea.
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