Nudes: raccontare gli adolescenti e il revenge porn in una serie tv

scritto da il 27 Aprile 2021

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Adolescenti, vita digitale, social network, revenge porn e cyberbullismo: sono i temi cardine della serie Nudes, su RaiPlay dal 20 aprile. Remake della serie teen norvegese omonima, si snoda in 10 episodi, suddivisi in 3 capitoli. Ogni capitolo porta il nome del protagonista: Vittorio, Sofia, Ada, tre teenager che si ritrovano a fare i conti con la divulgazione online di immagini private. Un tema che conduce per forza di cose a parlare del mondo dei social media, ma anche e soprattutto di sentimenti, relazioni, di capacità di rapportarsi all’altro.

nudes_sofia-liviascaramuzzinoph-6Quando si parla di teen serie, è insidioso il pericolo di cadere nei cliché e negli stereotipi, sia nella costruzione delle storie che nel tratteggiare i personaggi in modo troppo monolitico e stereotipato. Ma Nudes non ha nulla a che fare con gli stereotipi, e si ricava uno spazio in questo genere che negli ultimi tempi sta dando prove di grande intensità. Disegna il racconto con un punto di vista equilibrato, sinceramente interessato alle storie di questi ragazzi, mai giudicante. Offre soprattutto la possibilità di entrare in quella zona d’ombra che è l’habitat naturale dell’adolescenza, quel limbo tra bene e male, tra curiosità e innocenza, tra le letture del mondo offerte dagli adulti e l’esperienza personale.

cestari-altaLaura Luchetti, regista della serie, in un’intervista ad Alley Oop descrive il suo lavoro proprio come una luce puntata su queste zone d’ombra: “Ho avuto la possibilità di accendere un lumicino su un tema di cui si parla molto poco, fino a che non entra nel parossismo mediatico della tragedia. Mi è stata data la responsabilità di sollevare delle domande, non tanto di dare delle risposte, attivando una forma di curiosità nello spettatore, verso i segnali di attenzione che normalmente non vediamo”.

Dai dati dell’Osservatorio Indifesa 2020 di Terre des hommes e Scuolazoo, scopriamo che il 61% dei giovani dichiara di essere vittima di bullismo o di cyberbullismo. Episodi di violenza psicologica subita da parte di coetanei, sono dichiarati dal 42,23% degli intervistati, e in particolare il 44,57% delle ragazze segnala il forte disagio provato nel ricevere commenti non graditi di carattere sessuale online. Nell’anno del Covid-19, il 93% degli adolescenti ha affermato di sentirsi solo, con un aumento del 10% rispetto al 2019. Ed è proprio la solitudine, nelle sue varie sfumature, uno dei tasselli che compone la psicologia dei ragazzi raccontati. Quell’isolamento dovuto talvolta alle incomprensioni familiari e talvolta alla paura di non essere abbastanza forti all’interno del gruppo, spesso autoindotto come meccanismo di protezione.

nudes_ada-a-agio-liviascaramuzzinoph-10In particolare nella storia di Ada, Anna Agio per la prima volta sullo schermo, la solitudine è l’innesco e il carburante di tutta la situazione drammatica che si trova a vivere, e da cui potrà venire fuori solo trovando la forza di chiedere aiuto. Nelle scelte stilistiche della regista, questa solitudine è amplificata dalle ambientazioni, come continua a raccontare Luchetti: “Ho fatto delle richieste per creare la geografia della scena: architetture industriali, capannoni, case abbandonate, metallo, natura, tanta natura, campi, distese. Perchè volevo creare questa solitudine in posti sia piccoli che enormi ma sempre claustrofobici, in una provincia che era tipica della regione che ci ha ospitati, ma che può anche essere qualsiasi altra.

nudes_vittorio-nicolas-maupas-liviascaramuzzinoph-1Non è soltanto la solitudine a innescare il male in queste storie. Una sensazione molto avvilente emerge dalla storia di Vittorio, Nicolas Maupas, soprattutto nel suo confronto con gli adulti. Vittorio è quello che definiremmo un carnefice in queste storia, ma nella sua totale incapacità di comprendere il male fatto, sta il motivo di quel male: la diseducazione a riconoscere l’altro, i suoi confini, i suoi diritti. Nel suo tentativo di vedersi come una vittima, si scontrerà con quella che chiamiamo vittimizzazione secondaria, e sarà quello il momento in cui qualcosa davvero si romperà dentro le sue certezze. Una redenzione dolorosa e mai completa, che però gli permetterà, forse per la prima volta, di sentire l’altro da sé, di vederlo. 

nudes_sofia-fotini-peluso-liviascaramuzzinoph-1Tra questi sentieri e percorsi di redenzione e crescita, la macchina da presa accompagna i ragazzi e le loro storie da un punto di vista estremamente vicino, altra scelta stilistica che Luchetti descrive così: “Volevo che la macchina da presa fosse estremamente vicina agli attori. Il mio desiderio era di stare attaccata alla pelle, alle sensazioni, al sudore, agli odori di questi ragazzi per accompagnarli, accarezzarli, non giudicarli con un’inquadratura statica e distante. Volevo che lo spettatore li accarezzasse e non li guardasse, nè li spiasse. Anche nelle scene di sesso non c’è voyeurismo, c’è la naturalezza dei comportamenti sessuali, la vitalità che è propria di quell’età”.

Il risultato finale è infatti una serie che non offre dogmi o assiomi, ma insinua dubbi, soprattutto nelle nostre certezze di adulti e nella nostra presunta capacità di giudicare gli adolescenti e capirli, solo in virtù del fatto che noi lo siamo stati prima di loro. Ogni tanto infatti viene da chiedersi se le teen series, quando ben fatte, non servano più agli adulti che ai ragazzi. 

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