E’ stato il Super Bowl del cambiamento

scritto da il 03 Febbraio 2020

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È la mattina del Super Bowl e mi sento carica come se dovessi giocare io. La sveglia suona alle 5 e la colazione si fa con la squadra che questa volta è la mia crew di Nfl films. Siamo i primi ad arrivare allo stadio e facciamo riscaldamento, installiamo tutte le telecamere e mentre aspettiamo l’arrivo delle squadre diamo un’occhiata ai primi tifosi che si avvicinano allo stadio.

img_5726Sembrano tutti pazzi. O innamorati pazzi. Urlano, si danno il cinque, si abbracciano: “LET’S GOO CHIEEEEEFS !”. I tifosi dei Chiefs sono tantissimi e cercano di rassicurarsi a vicenda: “ONE MORE BABY! ONE MORE!”. Manca solo una di partita per coronare un sogno che dura da 50 anni.

I fan dei 49ers urlano in coro i nomi dei loro beniamini, Jimmy Garoppolo e George Kittle, e sono sicuri di vincere. La loro difesa è un portento e di solito, la regola del football dice che l’attacco si occupa di vendere i biglietti mentre la difesa si assicura di vincere le partite.

Arrivano i giocatori. Richard Sherman entra all’Hard Rock Stadium indossando la maglietta di Kobe Bryant e poche ore dopo, prima del calcio d’inizio, le due squadre si schierano sulle 24 yards per osservare un minuto di silenzio dedicato a Kobe, sua figlia Gianna e tutte le vittime dell’incidente in cui hanno perso la vita. Un momento tristissimo e bellissimo che mi ha spezzato il cuore.

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Segue l’inno nazionale americano cantato da Demi Lovato che con la sua voce possente ha commosso profondamente l’intero stadio. Verso la fine del National Anthem quando Demi sta per pronunciare “land of the free and the home of the...” i tifosi giallorossi urlano “CHIEFS!!” (Al posto di brave) creando un eco potentissimo in tutto lo stadio. Da brividi. I tifosi dei Chiefs vogliono far capire subito che stasera Miami è casa loro e i giocatori non vedono l’ora di dimostrarlo.

img_6406La partita inizia con un discreto possesso dell’attacco Niners che arriva vicino alla meta ma non segna e riesce solo ad assicurarsi tre punti di field goal (calcio piazzato da 3 punti). L’attacco Chiefs entra in campo e dopo una serie di pass di Mahomes ai suoi target preferiti, Hill e Kelce i Chiefs si catapultano vicino alla endzone, shiftano la formazione come se fossero i backstreet boys e riescono a segnare il loro primo touchdown. Nel secondo quarto mettono anche a segno un Field Goal grazie a Butker e si portano in vantaggio per il 10 a 3. L’offense dei Niners rimonta immediatamente e all’halftime sono 10 a 10.

Durante l’half time si discute dell’MVP della partita e i tifosi di entrambe le squadre sono d’accordo su una cosa sola: vorrebbero che fosse un Tight End, per la prima volta nella storia della NFL a vincere il titolo di miglior giocatore della partita. Così, per cambiare.

Perché questo è stato il Super Bowl del cambiamento. Il Super Bowl che celebra 100 anni di NFL proiettandosi nel futuro in uno stadio che ha abolito la plastica e le cannucce per ridurre l’impatto ambientale dell’evento. Un Super Bowl che con i suoi commercial ha celebrato le donne che si sono create uno spazio in un mondo di uomini. Dalle donne kicker di Secret, alle giocatrici di football americano di Nike, fino allo spot di Microsoft Surface che racconta la storia della prima coach donna ad allenare una squadra al Super Bowl. Si percepisce la voglia di cambiare le regole del gioco.

Persino Shakira ha fatto segno ad una bambina durante il Pepsi halftime show mentre cantavano insieme “you can’t tell me what to do” lanciando un messaggio potentissimo a tutte le bambine là fuori: potete fare qualsiasi cosa e nessuno può convincervi del contrario. Dopo lo show incredibile della Latino Gang composta da Jlo, Shakira, J Balvin e Bad Bunny dove tutti e dico TUTTI gli spettatori dai 0 ai 99 anni muovevano la colita come mai prima d’ora, i 49ers tornano in campo.

Si portano avanti con un field goal e dopo un impresa della loro Difesa riescono a recuperare il possesso. Jimmy Garropolo insieme ai suoi runner mette in atto una serie di corse che fanno perdere la testa ai chiefs. Riescono a segnare e trasformano: 20 a 10. Si entra nel quarto quarto. Il vivo della partita.

Nel quarto quarto si decide tutto, la stanchezza pesa ma è il momento in cui devi dare tutto quello che hai per guadagnare ogni centimetro. Se non sapete di cosa parlo andate a sentire il discorso di Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica e capirete.

Nonostante due intercetti e tutte le critiche ricevute da Patrick Mahomes, giovanissimo Quarterback di KC, i Chief riescono a rimontare con un incredibile Touchdown del loro Tight End Travis Kelce. Siamo 24 a 20 a pochi minuti dalla fine. I 49ers possono ancora rimontare ma l’attacco di San Francisco viene letteralmente annientato dai sack della difesa dei Chiefs. A pochi minuti dalla fine questi riprendono il possesso e Damien Williams si invola in touchdown con una corsa spettacolare di 38 yards.

Fine della partita.

Andy Reed, il coach dei Chiefs che rincorre questo titolo da vent’anni viene sommerso dal Gatorade. Dopo 50 anni di attesa della franchigia, vincono i Chiefs e Kansas City si guadagna il suo secondo titolo. Un titolo sudato fino all’ultimo secondo.

Perché il Super Bowl è così. Puoi avere la difesa più forte del pianeta, le statistiche a tuo favore e tutte le condizioni migliori per portarti a casa la partita. Eppure la palla ovale è imprevedibile e alla fine, vince chi lo vuole di più. Chi non smette di combattere, chi ci crede nonostante tutto, chi continua a lanciare anche dopo 2 intercetti. “Keep firing, keep believing in your eyes” – Continua a lanciare, continua a credere nei tuoi occhi! Queste sono le parole che ha pronunciato il coach Andy Reed al suo Quarterback Patrick Mahomes. Perché il football è così: se non ti arrendi, lotti e segui il tuo istinto, vincerai sempre. ⠀

63beab72-6501-4205-acb6-4cab6e075e01Sono fiera della mia amica Katie Sowers, che non ha vinto questa battaglia, ma ha vinto una guerra forse più importante. Katie è la prima coach donna della storia ad allenare al Super Bowl ed ogni giorno lotta per non essere l’ultima.⠀

E lo so che la metà di chi sta leggendo questo articolo non capirà il senso di questo gioco o le regole o il fatto che possa sembrare lento e macchinoso, però vi assicuro che il football è molto più di questo. Il football è un campo che diventa casa, una squadra che diventa famiglia, uno sport in cui lotti per rimanere in piedi quando tutti cercano di buttarti giù. E il Super Bowl non è solo una partita, non è soltanto una vetrina per i brand o un evento costoso, è molto, molto di più. È l’evento in cui lo sport ci unisce, ci regala emozioni straordinarie e ci fa dimenticare le nostre differenze. Ieri negli occhi di tutti i tifosi ho visto solo amore. Amore per il football, per la musica, per Kobe e per l’altro. Perché non importa da dove vieni o cosa cerchi, l’importante è solo cosa senti dentro e ciò che ti fa sentire vivo. E se questo è il potere del Super Bowl e del football, allora finalmente capisco perché non riesco a vivere senza.

Ultimi commenti (4)
  • Chiara PinkRef Tomaz |

    Ciao Roberta, ho letto il tuo commento e mi sono permessa di risponderti. Ti assicuro che quello che fa la differenza non è solo l’America ma proprio il tipo di sport. Il Football americano ti prende l’anima e poi non ti molla più. Gli appassionati di questo sport lo sanno bene. Qui puoi trovare il tuo spazio, che tu sia giovane, vecchio, grasso, magro, basso, alto, uomo, donna, genitore, coniuge …. indifferentemente dalle tue caratteristiche, nel football c’è un posto per te. Questo essere aperti a tutti fa di noi un grande gruppo alla base del quale c’è il rispetto per il lavoro degli altri. Il tifo ne è la dimostrazione! Io sono una donna e sono un arbitro di Football Americano dal 2007, posso dirti con orgoglio che non mi sono mai sentita fuori luogo.

  • Alessandro |

    Bellissimo articolo

  • Roberta |

    Questa capacità di “stare uniti” e farlo percepire a chi osserva da fuori è tipica degli americani. Nelle disgrazie, in uno stadio, loro tirano fuori questo spirito di squadra che in Italia non ho mai visto. Nel calcio italiano ci si scanna, a parole, a sfottó, si cantano cori razzisti, si vuole umiliare l’altro. Mi sembra – da fuori sia chiaro – che il tifo americano sia altro e li invidio per questo.

  • vismara maurizio franco |

    GRANDE LA MIA BABTNAY