Il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia: censura la parità

scritto da il 15 Gennaio 2020

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In Italia ci sono resistenze nei confronti di una piena attuazione dell’uguaglianza tra donne e uomini. A dirlo è il primo rapporto sul Paese redatto da Grevio, l’organo del Consiglio d’Europa che valuta come gli Stati applicano la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne, e che esprime tutta la sua preoccupazione per «l‘emergere di una tendenza a reinterpretare le politiche d’uguaglianza tra i sessi come  politiche della famiglia e della maternità». L’Europa, cioè, ci dice che va bene tendere alla parità di compiti a casa, in famiglia. Ma che c’è anche tutta un’altra sfera della parità – nel lavoro, o nella vita sociale – di cui noi italiani tendiamo purtroppo a non occuparci affatto.

L’analisi del Consiglio d’Europa continua impietosa, secondo Grevio la scuola italiana non fa abbastanza per colmare il gender gap: «Molte scuole subiscono crescenti pressioni perché rinuncino a condurre attività educative sul tema, ma anche a livello di ricerca universitaria esiste una delegittimazione degli studi sulle questioni di genere, mentre a livello locale alcune città hanno “censurato” eventi che si dovevano tenere in biblioteche pubbliche e miravano ad accrescere la consapevolezza sulle questioni di genere». L’organismo del Consiglio d’Europa si dice «fortemente preoccupato» che al Senato sia stato depositato il disegno di legge 735 sulle norme in materia di affido condiviso e mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità: «Se fosse stato approvato – ammette Grevio –  questo disegno di legge avrebbe comportato gravi regressioni nella lotta contro le disuguaglianze tra i sessi».

Il rapporto mette anche in evidenza provvedimenti e misure che considera esempi a cui altri Paesi potrebbero addirittura ispirarsi: la legge 80/2015, approvata dal governo Renzi, che dà alle donne vittime di violenza speciali congedi dal lavoro; o la legge 4/2018, approvata dal governo Gentiloni, per gli orfani delle vittime di femminicidio. Anche la creazione della Commissione d’inchiesta sul femminicidio al Senato viene considerata «lodevole».

Eppure, nonostante alcune note di merito, resta a noi italiani l’amaro in bocca di essere giudicati per non fare abbastanza. Per una parità di genere che non sappiamo affrontare se non per alcune facce del dado. Ma il cubo di Rubik ha  decine di facce, e l’Europa ci dice che finora siamo stati bravi sì, però solo su alcune. Resta del lavoro da fare, nelle scuole e sul lavoro soprattutto. Un passo per volta.

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Ultimi commenti (1)
  • fabio |

    Cambiate la foto, quella è la foto del Parlamento Europeo. Il Consiglio d’Europa è sempre a Strasburgo ma l’edificio è un altro anche se è collegato a quello del Parlamento