Quelle 3 settimane in cui ho creduto di avere l’HIV

scritto da il 02 Dicembre 2019

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#1dicembre #WorldAIDSDay

Il primo dicembre di quest’anno è diverso dagli altri anni, per me.
Da che ho ricordo, a partire dagli speciali sul tema di MTV e quando ero educatore pari su MTS e HIV ai tempi del liceo, questa giornata è stata sempre una delle più importanti, ed ero convinto di comprenderne davvero l’importanza. Ma non era affatto così.
Quest’anno mi è successa una cosa che non auguro a nessuno: test positivo ad HIV. Risultato poi falso, fortunatamente. Ma dopo 3 settimane.
Ora, non amo parlare delle mie vicende strettamente personali, ma penso che possa essere utile condividere il racconto di questa esperienza.

Per anni HIV è stata una cosa lontana, che non riguardava me o le persone a me vicine. Certo, mi era capitato di conoscere (poche) persone dichiaratamente con HIV in trattamento da tempo e sono sempre stato uno che fa il test regolarmente, ma finiva tutto lì il mio rapporto con questa condizione. Poi è tutto cambiato.

Negli ultimi anni persone a me care sono state contagiate e quello che ricordo in maniera più intensa sono quei momenti improvvisi di pianto da parte loro. Pianti inconsolabili che cercavo in qualche modo di gestire, facendogli presente quello che impari un po’ a macchinetta: “andrà tutto bene”, “guarda che ormai i trattamenti funzionano e starai bene, benissimo”, “troverai sempre qualcuno che ti amerà per quello che sei”. Ammetto, però, sempre con un certo distacco, nonostante sappia bene cosa voglia dire essere discriminato, per altre ragioni, dalle persone intorno a me.
Vuoi per ignoranza, vuoi per superficialità, vuoi perché non ero io.

Ma sono io – solo qualche mese fa – che scorgo qualcosa di diverso dal solito mentre la Dottoressa del centro MTS, dove vado regolarmente a fare i controlli, sta controllando gli esiti. In quei momenti di attesa noti qualsiasi cosa, e lei aveva alzato un sopracciglio. Solo per un istante, ma lo aveva fatto.
E mi fa quella domande che non vorresti sentirti mai fare in quei momenti: “Ma ha avuto rapporti a rischio recentemente?”.
Apatia. Pura apatia. Riuscivo a vedermi da fuori e mi vedevo mentre parlavamo e rifacevamo il test: distaccato, inespressivo, calmo.
Sono rimasto in questo stato per 3 settimane intere. Durante le quali se mi chiedevano “Come stai?”, io rispondevo “Tutto bene e tu?”.
Non l’ho detto ad anima viva. Pensavo di riuscire a gestire la cosa da solo.

La dottoressa mi aveva detto che secondo lei c’era qualcosa che non andava con i risultati, viste anche le mie risposte, ma in quel momento non capisci più nulla.
In quei giorni, una volta all’ora, mi fermavo e cominciavo a dirmi, in modo più diretto e “sincero” probabilmente, le stesse cose che avevo detto alle persone che avevano contratto il virus: “Sei la persona più disorganizzata e sregolata di questo mondo, ma imparerai a prendere le pillole regolarmente”, “Ma sì, tanto eri single anche prima, questo non cambia nulla”.

Sotto la doccia, a letto, sul tram, per strada, a ballare, in ufficio, a fare la spesa. Ovunque. Per 3 settimane (ci arrivo, sul perché di questa attesa).
Il giorno fatidico ero con la stessa dottoressa, per volontà mia, e continuavo a mantenere l’aplomb. Poi il risultato. Negativo.
Non mi capitava di piangere così da non so quanto, sicuramente mai davanti ad uno sconosciuto a cui stringevo la mano.
Lei mi guarda e mi dice: “Ti capisco, pensa che a me è successa la stessa cosa 20 anni fa, non ti preoccupare, ora vai e fai sempre attenzione”.
Quel giorno sono cambiato. Ho capito che non si può sempre delegare gli altri per aiutare la propria comunità, soprattutto per quanto riguarda un tema così delicato e importante.

Per questo, tra le altre cose, ho deciso di entrare nel Gruppo Salute Arcigay Milano, che da anni permette di fare test rapidi gratuiti e in anonimato in sede e nei luoghi di incontro della nostra comunità e da quasi un anno ha dato vita insieme ad altre 4 associazioni – ASA, ANLAIDS, LILA ed NPS Italia – a Milano Check Point, con sede alla Casa dei Diritti, dove non solo è possibile fare i test rapidi, ma è anche disponibile uno sportello PrEP.

Non possiamo lasciare solo alle persone con HIV che hanno il coraggio – oltre che tutta la mia stima – di dire chi sono apertamente, il fardello di una lotta così difficile.
Io sono e sarò sempre con loro, dovreste anche voi.

PS: ho aspettato tre settimane i risultati perché, ho scoperto poi, Regione Lombardia continua a tagliare i fondi per il centro MTS.
Di questo parlerò in un altro momento.

Grazie a Michele Albiani per aver condiviso questi pensieri sulla sua pagina Facebook e qui su Alley Oop.


In Italia, nel 2018, le nuove infezioni da HIV sono state 2847, che sembrano poche, ma significano otto al giorno. Si tratta di 4,7 casi ogni 100.000 persone.