Il pensiero strategico che ci salverà

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Cogliere l’essenza, in qualsiasi ambito, si rivela una sfida sempre più difficile in un’epoca di complessità e post-verità, dove tutto si mischia in un polverone di incertezze e di mistificazioni. Non fa certo eccezione l’economia, in cui due fattori in particolare – globalizzazione e digitalizzazione – hanno fatto saltare negli ultimi trent’anni punti fermi e pratiche consolidate. A prima vista, il nesso potrebbe sfuggire, ma in realtà è assai stretto, perché il cuore del pensiero strategico non è altro che la capacità di cogliere l’essenza.

La definizione di strategia come “pensiero razionale pratico, che contempla l’esistenza di un avversario” affonda le sue radici nella storia del pensiero occidentale. Ce lo ricordano due filosofi Stefano De Luca e Guido Solza di Wesensschau, nel contestualizzare la recente pubblicazione Breviario sul pensiero strategico, pubblicato da Editoriale Scientifica nella collana di studi punto org. In realtà, ci dice l’autore – Emanuele Sacerdote, che annovera esperienze di imprenditore, autore e docente in diverse Business school – il titolo sarebbe potuto essere “Metodologia del cogliere l’essenza”, perché di questo si tratta. Un saggio critico che ambisce a suggerisce un percorso e un modus operandi “per conquistare il futuro migliore”, come recita il sottotitolo, con tanto di strumenti concettualie progettuali.

Emanuele Sacerdote (a sinistra) e il Prof. Luigi Maria Sicca, PuntOorg

Emanuele Sacerdote (a sinistra) e il Prof. Luigi Maria Sicca, PuntOorg

La tesi della trattazione è sganciare, finalmente, la strategia dalla pura teoria dei modelli per affermare un approccio che parte, prima, dalla risoluzione dei problemi – e quindi dalla realtà – per arrivare, poi, a definire “l’essenza” del pensiero strategico. Un cambio di visione che pare assai coerente al contesto che stiamo vivendo, in cui le dinamiche del mercato sono così imprevedibili e accelerate da rendere inutile e pericoloso l’uso di concetti e strumenti ormai logori. L’economista Mauro Gallegati, noto per i suoi lavori con Joseph E. Stiglitz e Bruce Greenwald, nel libro Acrescita, pubblicato nel 2016, usa una metafora molto efficace per far comprendere il disorientamento in cui brancoliamo. Nel reiterare il modello economico mainstream, è come se – dice – stessimo usando la mappa della città ideale per visitare le città del mondo. Ovvero, stiamo usando un sistema di riferimento non rispondente alla realtà, sforzandoci a tutti i costi di farli coincidere.

Dallo stesso pensiero critico nasce nel 2010 puntOorg-International Research Network, su iniziativa del prof. Luigi Maria Sicca, di cui è presidente e direttore scientifico oltre ad essere ordinario di Organizzazione aziendale e gestione delle risorse umane presso l’università degli studi di Napoli Federico II. “L’ipotesi di lavoro da cui siamo partiti è stata quella di porci le corrette domande. E la principale su cui ci siamo concentrati è: quali sono le fonti altre di conoscenza da interrogare, rispetto a quelle utilizzate sino ad oggi, alle quali le aziende e il management possono attingere per trovare risposte? Secondo noi – asserisce Sicca –, solo i saperi e linguaggi millenari come quelli della musica e della filosofia, le cosiddette scienze dure, hanno in sé le potenzialità per aiutarci a ripensare e, poi, a diversamente agire”. Ed è su questo che il network puntOorg – a cui ormai aderiscono circa 30 istituzioni internazionali appartenenti a tre diversi continenti – indaga i cambiamenti dell’ultimo decennio, con una logica della narrazione e non della dimostrazione. Una distinzione non da poco perché la prima risponde alla legge della plausibilità, mentre la seconda sulla dicotomia vero/falso.

La reale natura di questa crisi, che ha investito il mondo occidentale, la più lunga del Novecento, non è finanziaria ma di pensiero – avverte Sicca -. Abbiamo confuso e invertito i mezzi con i fini e questo ha generato delle mostruosità che producono regressione invece di sviluppo umano ed economico. E’ nell’origine della parola greca téchne, arte, collegata alla poiesis, produzione, quindi l’arte di saper fare percependo attraverso i sensi, che possiamo trovare la risposta per correggere l’errore commesso negli ultimi decenni”. L’appello è ai leader, imprenditori e manager (e perché no, policy maker), che – come argomenta Sacerdote nel suo libro – devono sviluppare un’intelligenza strategica fatta non solo di razionalità, ma anche di immaginazione, consapevolezza, progettualità, lungimiranza, mediazione, rigore e capacità di produrre un effetto collettivo.

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Solo così è possibile “espandere il livello di lettura critica della realtà”, necessario alle organizzazioni per “analizzare gli eventi e i fenomeni (interni ed esterni) di maggior rilievo che potranno influenzare il prossimo futuro” si legge nel libro. Secondo l’autore, la chiave per adottare questa nuova prospettiva è quello che chiama il “realismo manifesto”, ovvero la capacità cognitiva di guardare all’esistente con una lente di consapevolezza, autenticità e veridicità. Cosa che implica onestà intellettuale nel valutare la propria situazione di mercato, sia in termini di punti di forza sia di debolezza, e l’ambizione di spingersi verso orizzonti e traguardi raggiungibili.

Dove la saggezza sta nel non tracimare né nell’ottimismo euforico, in cui possono cadere aziende che hanno avuto una serie di successi, né nel pessimismo difensivo di chi si ripiega, magari dopo una sferzata del mercato, in una ritirata tutta volto a difendere ciò che resta. Insomma, potremmo definire il realismo manifesto come la condizione esistenziale di un’azienda adulta, che attinge la sua forza dalle esperienze maturate in passato con la capacità di proiettarle verso il futuro. Una sfida non da poco, ma inevitabile. Nel Manifesto con cui si apre il testo – dieci punti che si rivelano un condensato del pensiero strategico – su uno in particolare mi sono soffermata: “I passaggi principali per ottenere i risultati desiderati sono la facoltà di immaginare il futuro migliore da conquistare e la capacità di trasformarlo da pensiero in azione”.   

Buon lavoro a tutti.