Decreto choc del Tribunale dei minori, in nome della Pas

scritto da il 12 Ottobre 2019

hammer-620011_1920Il piccolo L. ha le ore contate: in qualsiasi momento una task force di poliziotti in borghese, assistenti sociali, pediatra, psicologo e tutrice lo preleveranno nella casa dove vive con la mamma e con i nonni per portarlo dal padre dove sarà collocato con l’assistenza di un operatore dei servizi sociali per 24 ore al giorno. Da quel momento in poi potrà incontrare sua madre una volta due settimane in un luogo protetto. Con questa decisione il Tribunale dei minori di Roma mette la parola fine a una lunga odissea giudiziaria che ha visto i genitori di L. fronteggiarsi in tribunale per l’affidamento del bambino,

Una vicenda lunga ed estenuante che Laura Massaro, la mamma di L. denuncia da anni. E che viaggia sotto il segno della Pas, sindrome di alienazione parentale, non esplicitamente nominata nel decreto, ma utilizzata di fatto come leva per la decisione. La donna e il bambino sono stati sottoposti a due consulenze tecniche d’ufficio, in tempi diversi ma con esiti simili. Le perizie hanno decretato che il rifiuto del bambino a incontrare il padre fosse ascrivibile alla sindrome di alienazione parentale, una sorta di mobbing messo in atto dalla mamma di L. nei confronti dell’altro genitore. Su questa “sindrome” però la comunità scientifica è divisa: il Dsm, manuale dei disturbi pschiatrici, non la cita, l’Osm non la considera, il ministero della Salute l’ha dichiarata inattendibile. E però nei tribunali italiani continua a fare scuola.

La tesi è che un bambino che ha difficoltà a intrattenere una relazione con un genitore, come nel caso di L., sia stato plagiato. Non contano le denunce presentate da Laura per stalking e violenza contro il marito. Il rimedio, come per altro stabiliva il famigerato ddl Pillon, è il “resettaggio”: il minore va allontanato dal suo ambiente, dai suoi legami, dalle figure di riferimento e costretto alla relazione con il genitore che rifiuta. Una “prassi” contestata da più parti che il ddl Pillon ha avuto il merito se non altro di scoperchiare: contro la Pas e il suo utilizzo nei procedimenti di affidamento dei minori si sono levate le voci di parlamentari, associazioni a tutela delle donne vittime di violenza, avvocati, centri per gli uomini maltrattanti, garanti per l’infanzia.

E’ cronaca recente l’interpellanza urgente della deputata Veronica Giannone (gruppo misto) che sul caso di L. ha chiesto chiarimenti al ministero della Giustizia. Nella risposta in Aula, il sottosegretario Vittorio Ferraresi (5s) ha fatto sapere che dagli atti in suo possesso non risultava alcun procedimento di diagnosi di alienazione parentale a carico di L. e sua madre.

Nessun giallo, nessun rebus. Perché sotto l’onda d’urto delle proteste che hanno investito il ddl Pillon, la parola Pas sta sparendo dalle carte processuali: al suo posto ora si parla di manipolazione, rapporto fusionale, simbiosi, ostracismo. Stessa minestra servita su un altro piatto. La Pas non compare nel testo della sentenza del Tribunale dei minori di Roma che strappa L. a sua madre: la donna, vi si dice, ha ostacolato il rapporto con il padre, il bambino soffre di un conflitto di lealtà. E quindi va costretto a vivere con il genitore che rifiuta. Che il bambino abbia dichiarato ai giudici di voler continuare a vivere nella sua casa, nel suo ambiente, con sua madre e i suoi nonni, non rileva. Non ha valore processuale. Non ha alcun peso. Ha peso, al contrario, una bigenitorialità a tutti i costi, estorta, coatta, imposta con l’uso della forza.

Contro il decreto, a sostegno della battaglia di Laura, hanno preso una durissima posizione anche i Centri Antiviolenza, le associazioni, i sindacati e le e organizzazioni che si sono unite e hanno lottato contro il Ddl Pillon. “Consideriamo questo decreto l’espressione massima di violenza istituzionale perché fortemente e sicuramente lesivo della salute psico-fisica di Laura e soprattutto di suo figlio”, si legge nel comunicato siglato da Differenza Donna Ong, D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, Rete nazionale dei Telefoni rosa, Assist, Associazione Federico nel Cuore Onlus, Casa internazionale delle donne, Fondazione Pangea, CGIL, Rebel Network, UDI – Unione donne in Italia e UIL. “Abbiamo pensato sino all’ultimo – prosegue la nota – che il Tribunale trovasse una soluzione che tenesse presenti la violenza subita da Laura e l’esposizione del bambino alla violenza assistita. Così non è stato. Ci appelliamo alla presidente del Tribunale dei Minorenni dott.sa Montaldi affinché intervenga per non far vivere al bambino questa decisione che sarebbe per il piccolo, affetto anche da una patologia grave, una violenza e quindi un trauma per decisione del Tribunale che presiede”.

Ultimi commenti (7)
  • laura |

    vergognosa violenza

  • Enenienza Fadda |

    I padri violenti debbono essere resettati,non i figli e le madri.

  • Rita |

    Questo e il risultato di tutte le donne che denunciano falsi maltrattamenti e molestie da parte degli ex partner. Chi è causa del suo mal pianga se stesso! E mettiamoci ogni tanto nei panni di quei padri sminuiti e screditati a gli occhi dei propri figli, a quei padri costretti a tornare a casa dei genitori quando va bene perché quando va male dormono in macchina perché non sono ingrado di sostentarsi colpa di donne dedite alla distruzione di quella che è la distruzione della dignita del uomo con il quale hanno condiviso la vita il letto ecc…

  • Veronica |

    Assistenza domiciliare presso l’abitazione del padre per 24 ore al giorno ????
    Follia

  • Giuseppe |

    I sostenitori della madre si scagliano contro la consulenze psicologiche che ha accertato lo stato di manipolazione psicologica del bambino. Ma che cosa hanno detto gli stessi sostenitori su altre consulenze psicologiche, quelle fatte sui bambini di Bibbiano? Valeria Valente ha per caso approfondito il caso con la sua Commissione? Niente, il nulla più assoluto.

    Quindi queste persone da un lato sono certe che i consulenti del Tribunale dei Minori di Roma hanno male operato nel verificare l’abuso psicologico su questo bambino, ma contemporaneamente professano il più assoluto garantismo per le consulenze fatte dagli psicologi del caso Bibbiano. STRANO PERCHE’ GLI PSICOLOGI DI BIBBIANO SONO STATI INTERCETTATI E QUINDI E’ STATA AVVIATA UN’INDAGINE PENALE NEI LORO CONFRONTI. Invece su quelli del Tribunale dei Minori di Roma non c’è nessuna prova che abbiano male operato.

    E che differenza c’è tra gli psicologi di Bibbiano e quelli di questo caso di Roma? Gli psicologi di Bibbiano si teme abbiano manipolato psicologicamente i bambini per convincerli di aver subito abusi da parte di un genitore (spesso il padre). Invece quelli di Roma avrebbero accertato che la madre aveva manipolato psicologicamente il figlio per convincerlo a rifiutare il padre.

  • Cristina |

    La cultura patriarcale non può abitare i tribunali venendo meno all’ art 45 convenzione Istanbul e non riconoscendo laviolenza di genere e quella assistita.

  • Giuseppe |

    Un caso storico di “condizionamento subito nell’ infanzia” Il caso Mortara.
    vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Edgardo_Mortara
    Si tratta di un bambino di famiglia ebrea battezzato di nascosto dalla domestica cristiana che lo credeva in pericolo di vita nel 1858. Venutasi a sapere la cosa il papa Pio IX lo sottrasse alla famiglia in quanto non riteneva ammissibile che un cristiano fosse allevato da una famiglia ebrea.
    Il bimbo non volle più riprendere i rapporti con la famiglia di origine e da grande si fece addirittura prete. Ebbe disturbi del sonno e malesseri fino alla morte.
    La pronipote di Edgardo, Elèna Mortara, in una sua intervista a Confronti, giudica questo fatto come caso esemplare di “condizionamento subito nell’età evolutiva da questo bambino di sei anni: violenza psicologica, esistenziale, religiosa”, al quale fu detto che la sua famiglia, ebrea, era «indegna» di crescerlo in quanto cattolico.
    …………..
    e al quale furono tolti tutti i riferimenti familiari, sociali e psicologici. Anche una volta cresciuto Edgardo non si rese conto dell’abuso commesso nei confronti suoi e della sua famiglia a causa dell’ educazione cattolica ricevuta.

    In quel tempo non la chiamavano PAS ma protestò mezza Europa. Appelli dal Times, da numerosi capi di stato fra cui l’imperatore Francesco Giuseppe, Napoleone III e l’ambasciatore Gramont di restituire il bambino ai suoi genitori, furono declinati.
    Ma è più corretto chiamare il fenomeno ” condizionamento subito nell’età evolutiva” da questo bambino di sei anni: violenza psicologica, esistenziale, religiosa che chiaramente possono commettere sia uomini che donne, ( e persino i Papi ! ) – La beatificazione di papa Pio IX ad opera di Giovanni Paolo II ha riportato alla ribalta il rapporto fra Pio IX e gli ebrei. La Comunità Ebraica ed altri, HANNO PROTESTATO PRESSO IL VATICANO PER LA BEATIFICAZIONE DI PIO IX nel 2000.