Violenza contro le donne: per 75 italiani su 100 gli strumenti sono inefficaci

scritto da il 05 Dicembre 2018

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Gli italiani non hanno fiducia negli strumenti di contrasto della violenza contro le donne. E’ quanto emerge dall’indagine Ipsos per il dipartimento delle Pari opportunità su stereotipi e disuguaglianza di genere in Italia. Guardando ai dati, il 71% degli italiani è disinformato sugli strumenti e le misure esistenti. Strumenti che sono considerati inefficaci dal 75 per cento della popolazione. Uno scenario che sembra sottovalutare i recenti interventi normativi, che dal 2013 in poi con la legge che ha istituito finanziamenti annuali per centri antiviolenza e case rifugio, provano ad dare un approccio strutturale nella lotta al fenomeno.   Condotto con interviste su 1.300 persone di età compresa tra i 16 e i 70 anni, lo studio lascia anche intravedere una certa sensibilità dell’opinione pubblica sulla violenza contro le donne: il 57% ritiene che se ne parli troppo poco. Ma, d’altro canto, i dati sulla conoscenza degli strumenti e sull’inefficacia di questi ultimi, fanno comprendere come ci sia ancora bisogno di un grande lavoro.

La protezione delle vittime grazie alle forze dell’ordine considerato il mezzo più efficace

Ma quali sono, secondo i cittadini gli strumenti più efficaci per sanare la piaga della violenza? I più citati sono gli strumenti di protezione messi in campo dalle forze dell’ordine, seguiti da quelli di prevenzione tramite azioni di informazione nelle scuole, quelli di garanzia dei diritti grazie all’emanazione di leggi contro la violenza. Tra i rimedi considerati migliori, si contano anche l’assistenza legale e il supporto economico da destinare alle vittime con l’obiettivo di renderle  indipendenti economicamente dal soggetto maltrattante che spesso è il partner.    Ad oggi solo una minoranza delle donne vittime di violenza denuncia il proprio maltrattante. L’indagine scava tra quelle che secondo gli intervistati sono le cause. La fa da padrona la paura delle conseguenze da parte del partner (è la motivazione più citata), ma incidono molto anche la vergogna rispetto all’atto subito e la scarsa fiducia nell’azione delle forze dell’ordine deputate alla protezione.

Voce alle donne intervistate:  puntare sull’indipendenza economica

Dalle cause alle soluzioni. Secondo le donne intervistate bisogna puntare soprattutto sull’indipendenza economica femminile, sia alla luce delle ragioni di mancata denuncia da parte delle vittime sia riguardo agli strumenti di contrasto. L’indipendenza economica cioè  è vista come freno alla denuncia, qualora sia assente, ma anche come leva di contrasto alla violenza, una volta raggiunta. Ne è conferma il fatto che l’83% degli intervistati apprezza l’idea di un fondo statale per le donne vittime di violenza, in modo da garantire loro il recupero della propria indipendenza. Su questo fronte, il sottosegretario Vincenzo Spadafora ha annunciato, in occasione della Giornata internazionale del 25 novembre contro la violenza sulle donne, che una delle destinazioni concrete di parte dei fondi del 2019 sarà proprio un fondo ad hoc, equo e duraturo, “in favore delle vittime”.

Ancora barriere culturali: la violenza è spesso considerata un problema privato

E’ interessante poi guardare alle motivazioni menzionate dagli intervistati tra le ragioni di mancata denuncia da parte di persone che assistono ad atti di violenza: al primo posto c’è la paura di conseguenze fisiche, al secondo il timore di prendere abbagli o non capire la situazione. Ma sono citate, non raramente, anche ragioni legate all’idea che la violenza sia un problema privato e non pubblico. Non si denuncia, cioè, per non essere indiscreti, perché è meglio non immischiarsi, perché è un problema che va affrontato in famiglia. Un  segnale preoccupante che evidenza, al di là delle dichiarazioni, quanto siano  ancora presenti, in una parte della popolazione, barriere culturali che rendono più difficile la gestione del problema a livello collettivo.Ed è proprio a livello strutturale e culturale che bisogna agire per estirpare il fenomeno della violenza alle radici.


L’ebook  #HodettoNo che raccoglie inchieste, numeri, analisi e storie sul dramma della violenza contro le donne, ha il patrocinio del dipartimento Pari opportunità presso la presidenza del Consiglio dei ministri. E’ possibile scaricarlo cliccando sulla foto qui di seguito, non da mobile per ora.

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Ultimi commenti (1)
  • Francesca |

    CREDO CHE NON SIA UN REATO PERSEGUIBILE CON LA QUERELA DI PARTE… Chiunque dovrebbe denunciare una situazione di violenza, liberando la vittima tempestivamente dal pericolo…questo è un reato devastante dal punto di vista psico fisico, che non sempre mette la vittima in condizioni di difendersi…