Possiedi i tre ingredienti segreti che fanno un buon capo?

scritto da il 20 Luglio 2018

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Alzi la mano chi è contento del proprio capo. Nella maggior parte dei casi, come siano arrivati proprio loro a stare “sopra di noi” è un mistero. Possiamo prendere il loro posto? Saremmo dei bravi capi? Arriva dall’autore americano Peter Bregman l’ennesima ricetta del buon leader, con un filo conduttore che consente di trasformarla in un piccolo questionario da fare a sé stessi per decidere se è il caso di mettersi in corsa per una poltrona. Tre semplici domande, e iniziano tutte con la “C”.

abstract-art-color-8873491) Confidenza: hai fiducia in te stessa/o?
Al contrario di quanto sembra, questo parametro non riguarda l’ambizione né la presunzione, ma una dote molto più sottile e difficile da possedere: quella del “volersi bene”. E’ impossibile infatti essere sicuri di sé se si ha costantemente bisogno che tale senso di fiducia sia nutrito dall’approvazione degli altri. La solidità di quel che siamo ci viene dalla nostra capacità di essere gentili e tolleranti con noi stessi, anche e soprattutto quando vengono meno i segnali positivi da parte degli altri.

Saresti un capo che si fida di sé stessa/o

perché sa avere cura di sé quando ne ha bisogno?

black-collaboration-cooperation-9436302) Connessione: le persone sentono la tua fiducia verso di loro, anche quando sei in disaccordo? Questo tipo di fiducia è una forma di apertura costante all’altro, è saper dare la possibilità agli altri di essere ciò che sono, anche quando fanno cose diverse da quelle che faremmo noi. Ma, soprattutto, è la curiosità che mantiene aperti occhi e orecchie, impedendo di giungere a conclusioni affrettate sul pensiero (e la sostanza) di chi abbiamo davanti.

Saresti un capo che sa essere Curiosa/o degli altri?

balance-cobblestone-conceptual-2794703) Coraggio: sai prenderti dei rischi? Un buon capo è infatti una persona che rischia, proprio sulla base della propria fiducia in sé stesso e dell’apertura verso gli altri. Rischiare vuol dire spingersi oltre la propria area di confort, e accettare di sentirsi vulnerabili per un tempo indefinito. Il coraggio è quindi una dimensione emotiva: riguarda la disponibilità a mettersi in una condizione di disagio per scoprire strade nuove.

Saresti un capo Coraggioso: non perché fisicamente forte ma perché disposta/o a dimostrarti vulnerabile?

Se hai risposto di sì a tutte le domande, meriti di sapere che dietro queste tre parole – Cura, Curiosità e Coraggio – la radice è la stessa, ed è “Cor”, ossia Cuore. La cura, la curiosità e il coraggio sono infatti doti del cuore: per essere un leader, ci vuole Cuore.

Ultimi commenti (4)
  • Teresa Capo |

    Io inserirei anche imparziali , empatici, per poter formare e tenere uniti un team valido servono anche queste doti

  • Silvana |

    Buongiorno. Io so che, a distanza di anni, i miei ex dipendenti mi cercano ancora per bere un aperitivo assieme, per sapere come va e per dirmi che con me hanno avuto una bella esperienza lavorativa. Se serve…

  • sara Corradi |

    inserirei anche la parola COSTANZA per raggiungere l’obiettivo e CONDIVISIONE per coinvolgere il maggiore numero delle persone

  • Maura |

    Se non hai cuore ,puoi arrivare per un po’ ….
    Ma il cuore serve nella totalità di ciò che siamo e ciò che lasceremo ,,,
    Che è L essenza di tutto