“Cazzi miei”. Cara Gianna, fino a un certo punto…

scritto da il 10 Luglio 2017

www.giannanannini.com

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A sette anni dalla nascita della figlia Penelope, Gianna Nannini, nella sua autobiografia “Cazzi miei”, racconta del trasferimento a Londra con la donna della sua vita (Carla). Il motivo? “Non ci sono leggi, in Italia che mi garantiscano cosa succederebbe a Penelope se me ne andassi in cielo. Quindi me ne vado in Inghilterra, dove sono rispettata nei miei diritti umani di mamma”. Perciò proprio a Londra si unirà civilmente a Carla e attiverà la stepchild adoption. Che dire… sante parole.

Tuttavia per quanto il messaggio lanciato da Gianna Nannini possa far riflettere il legislatore italiano sull’opportunità di affrontare il tema dell’adozione del figlio del partner (negata e stralciata nel corso dell’iter di approvazione della legge Cirinnà nel 2016), le affermazioni della cantante non possono che portarmi una grande amarezza. Intendiamoci, non sono mai stato un grande fan di Gianna Nannini. Se ti fai sanguinare le orecchie con l’intera colonna sonora di The Bodyguard e consideri le cinque ottave di Maria Carey l’ottava meraviglia del mondo, di certo Gianna non può entrare nella tua top hit. Nonostante questo l’immagine da cattiva ragazza, determinata e ribelle di Nannini mi ha sempre intimamente incuriosito. Quell’aria di libertà e non convenzionalità di cui è sempre stata impregnata, le sue continue provocazioni stimolavano quella parte di me che, ancora nascosta, premeva con forza per uscire allo scoperto.

Bello, bello e impossibile
Con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale
Bello e irraggiungibile
Con gli occhi neri e col tuo gioco micidiale

Questo il mantra di Bello e Impossibile (Profumo – Nannini, Pianigiani, 1986 – Gienne), parole che descrivevano con struggente meticolosità le mie prime passioni. Quel detto non detto, quelle immagini che danzavano tra giochi di parole ammiccanti erano tremendamente simili al turbinio di emozioni che da adolescente provavo ad esprimere. Con pessimi risultati s’intende.

“Ai maschi innamorati come me
Ai maschi innamorati come te
Quali emozioni, quante bugie

Tre strofe da I Maschi (I maschi e altri – Nannini, Pianigiani, 1987 – Dischi Ricordi) che mi hanno fatto arrovellare il cervello: coming-out o provocazione? Per gli anni ottanta era un bel posizionamento. Un’avanguardia che faceva ben sperare.

Solo sperare. A partire dagli anni novanta la carriera della Nannini è stata costellata da grandi successi e pezzi indimenticabili tanto da consacrarla artista internazionale e punto di riferimento irrinunciabile per la discografia italiana. Grandi collaborazioni e scrittori importanti la rendono un’artista più “istituzionale” con un cambio di impostazione che si nota anche nei suoi pezzi più famosi: i mondiali di calcio del’90 con Edoardo Bennato e ancora collaborazioni con Roberto Vecchioni, Pierò Pelù, Francesco De Gregori. Sono gli anni dell’amore, di Meravigliosa Creatura (Nannini, Redeghieri, 1995 – Dispetto)

“Meravigliosa creatura,
Sei sola al mondo,
Meravigliosa paura
Di averti accanto.
Occhi di sole,
Mi tremano le parole,
Amo la vita meravigliosa”

Chi fosse la meravigliosa creatura non è dato saperlo. Quell’anticonvenzionale che permeava i suoi primi pezzi, che fosse una manovra mediatica o meno, si affievolisce notevolmente. Chi si aspettava da quelle promettenti premesse una presa di posizione forte sull’affermazione dell’orientamento sessuale rimane fortemente deluso. Gianna Nannini non parla della sua sessualità, dei suoi amori, in fondo sono “affari suoi” (sic!) come continua a ripetere a chi glielo chiede, e glielo chiedono in molti.

L’unico sbilanciamento (se così lo si può chiamare) lo si ha nel 2006 in un’intervista Con Claudio Sabelli Fioretti su Corriere Magazine, proprio nel corso della famosa manifestazione Festivalbar dove riceverà il premio come miglior album dell’anno. Un’intervista meticolosa dove l’artista analizza a fondo diversi aspetti della sua vita. Quando si passa a parlare di orientamento sessuale afferma di non avere una preferenza precisa “Quando si trova la persona giusta non è importante se è un uomo o una donna” (Corriere Magazine – 7 settembre 2006). Parla di polisessualità, di refrattarietà ad adattarsi a uno schema preconfezionato. Ancora una volta non c’è nessuna presa di posizione, sembra più che altro una risposta in ossequio a quella pruriginosità, tutta italiana, di sapere cosa si combina nella propria camera da letto. Si parla di sesso mai di amore, mai di famiglia. Le interviste si susseguono perché, dichiarazioni del genere fanno notizia; rotocalchi come Vanityfair le dedicano pagine e pagine di foto-interviste.

img_3027Nel 2010 nasce Penelope, Gianna Nannini ha 56 anni. Scelta che solleva un polverone mediatico sull’opportunità di avere un figlio a quell’età. Non mancano le interviste sull’immancabile TV Sorrisi e Canzoni accompagnate dall’album “Io e te” (2006, Sony). Tuttavia, strano, non una parola sulla famiglia che andrà ad accogliere Penelope.
Soltanto oggi, ben sette anni dopo, a 63 anni suonati (e in occasione del lancio della sua autobiografia) ci dice che se ne va dall’Italia perché non si sente tutelata e lo fa sbattendo anche la porta, quando ormai le unioni civili sono una realtà mentre la step-child adoption è tornata ad essere un sogno nel cassetto delle famiglie arcobaleno che non hanno la possibilità di trasferirsi a Londra.

img_3028Che dire cara Gianna, probabilmente avresti potuto fare molto di più. Non riesco a togliermi dalla testa che tu, come solo pochissimi altri artisti italiani, saresti potuta diventare quell’icona LGBT*, quel personaggio di riferimento che tanti ragazzi non hanno mai avuto in Italia e hanno dovuto cercare all’estero. Eppure mai una parola in difesa dei diritti, mai un messaggio a sostegno di chi lottava per ottenerli. In quanto personaggio pubblico avresti potuto dare una spinta (magari minima ma pur sempre una spinta) al mutamento dell’opinione pubblica sulla condizione omosessuale in Italia. E questo a prescindere dall’adesione o meno all’etichetta omosessuale, bisessuale o polisessuale. Sarebbe probabilmente bastato parlare di te, dei tuoi amori, dei tuoi sogni. Certo, nel panorama artistico italiano non sei stata certo l’unica, anzi, rispetto ad altre figure, alla fine hai pure scelto di esporti ma suona abbastanza strano leggere ora queste tue parole di critica a un sistema che non hai contribuito a costruire.

Quindi, come dire, sono assolutamente affari tuoi con chi ti sposi e dove vai a vivere, non lo mettiamo in dubbio, ma forse – e dico forse – se avessi scelto un percorso diverso, magari oggi saresti potuta rimanere in Italia con la tua Penelope e la tua Carla all’ombra delle amate colline toscane. A ben pensarci a conti fatti, cara Gianna, non potevi dare alla tua autobiografia un titolo migliore.

Ultimi commenti (3)
  • Roberta Beruffi |

    Anch’io non sono una fan della Nannini, ma, ovviamente, conosco le sue hit. Che dire? Non mi piaceva prima, e adesso ancora meno. Che delusione! Già la scelta di un figlio a 56 anni mi era sembrata molto egoista/egocentrica. Che Tristezza!

  • loredana |

    Articolo ineccepibile.

  • svalente1 |

    Faccia ciò che vuole e chi se frega!! La volgarità gratuita comunque può essere evitata.