Millennials: libertà e condivisione battono possesso e status symbol

scritto da il 30 Gennaio 2017

millennials-1Ascoltano musica su Spotify. Si spostano con Blablacar. Fanno la spesa su Amazon, il più grande negozio al dettaglio che non possiede articoli ma potenzialmente ti spedisce a casa di tutto. Sono la generazione che preferisce condividere (o affittare) che possedere. Sono i cosiddetti “Millennials”, nati tra gli anni 80 e i 2000. Se c’è una caratteristica che li distingue dalle generazioni precedenti è il disinteresse per gli status symbol del passato. Casa e auto, in cima alla lista.

I Millennials hanno vissuto la crisi economica del 2008 e ancora oggi devono fare i conti con i suoi riflessi. Questo li ha resi più prudenti nello spendere i propri soldi e ancora di più nel contrarre debiti. Per farla breve, come posso pensare di sobbarcarmi un mutuo per 40 anni se non so nemmeno quale sarà il mio lavoro tra 12 mesi? La società che ti incoraggiava a comprare casa, mettere su famiglia presto e lavorare per la stessa azienda per 30 anni oggi non esiste più. Questo ha da un lato dato ai giovani priorità e aspettative diverse rispetto alle generazioni precedenti, dall’altro favorito nuovi modelli di consumo. Mentre l’economia dava segnali negativi, la tecnologia faceva notevoli passi avanti.

millennials-manualOggi i giovani trovano risposte ai propri bisogni quotidiani in un sistema economico costruito attorno al concetto di “condivisione”. I Millennials non amano acquistare oggetti come automobili, musica e beni di lusso ma sanno che possono rivolgendosi a tantissimi servizi che consentono loro di accedere ai prodotti che desiderano senza gli oneri di proprietà. Basta un telefonino per raggiungere musica, archivi fotografci, documenti, film. Da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento. Il meccanismo del cloud offre loro la comodità di raggiungere un file senza possederlo materialmente e senza alcuna responsabilità di manutenzione. Perché comprare una macchina quando al bisogno puoi prenotare un viaggio con conducente su Uber senza sobbarcarti i problemi di gestione e i costi fissi di un’auto?

La riluttanza al “possedere” ha portato i giovani a riconsiderare anche il concetto di successo che oggi ha connotati meno materialisti. Per le generazioni precedenti, stabilità era sinonimo di felicità. Oggi la misura del successo è la libertà. Orari flessibili, inventarsi un lavoro, potere scegliere di svolgerlo: prospettive molto più attraenti del mitico “posto fisso” con orari rigorosi e le otto ore da passare in ufficio ogni giorno.

millennials3Le persone di successo non comprano, affittano. Sia che si tratti di casa che della scrivania dove lavorare. Il fascino di una vita in movimento batte le lusinghe del mercato immobiliare. Nei sogni imprenditoriali la fabbrichetta ha lasciato il posto alla startup. I beni materiali hanno perso la loro attrattiva, scalzati dalle esperienze: viaggi, sport estremi, cene nei ristoranti stellati.

Gli oggetti ci fanno preoccupare, ci rendoso ansiosi. Una macchina può essere graffiata o scassinata. Un elettrodomestico potrebbe rompersi. Con una casa di proprietà sarà difficile spostarsi in cerca di nuove prospettive lavorative. Senza contare che la felicità di un’esperienza vissuta è ben più appagante dell’acquisto di un oggetto. Nessuno potrà mai toglierti le esperienze che hai fatto anche se vivi in un’epoca contrassegnata dall’insicurezza (finanziaria, per prima). I beni si deteriorano, diventano obsoleti. Viaggi, concerti, spettacoli, corsi di specializzazione, sport lasciano un patrimonio immateriale: i ricordi. Un’esperienza non verrà mai svalutata dai meccanismi del mercato, arricchisce la vita e nessuno te la potrà mai portare via.

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Ultimi commenti (17)
  • Andreina Valle |

    La generazione dei giovani di oggi è così . Come per la nostra (sono degli anni 70) ha dei pro e dei contro che si vedranno solo col tempo!!!Complimenti per l’analisi e l’articolo!!!

  • Andrea |

    Senza offesa, ma questo articolo è fatto senza avere alcuna base statistica. Ma su quale base scientifica si basano tali affermazioni? Incredibile, mi fa rabbia perché spesso sono questi atteggiamenti che scoraggiano i giovani e danno loro motivo di arrendersi. Discorsi campati per aria, come “fabbrichetta ha lasciato il posto alla startup” cosa vorrebbe dire? La fabbrichetta può essere una startup… Bignerebbe studiarli certi argomenti prima di citarli, facendo tra l’altro la morale. Su Amazon non si affitta, si compra.

  • renato |

    Io ho l’impressione che questa prospettiva dei millenials equivale alla favola della volpe e l’uva. Non avendo un lavoro sicuro e non potendomi permettere una casa oppure l’auto, la società mi fa credere che non avere nulla è bello. Ma ci sono ricchi che hanno sempre di più, accumulano e utilizzano poco l’idea della condivisione. Insomma i giovani di oggi vengono presi clamorosamente in giro dai vecchi benestanti che invece se la godono e i giovani formeranno un domani un esercito affamato senza alcuna prospettiva. Tremate VECCHI!

  • Alessandro Furini |

    Non sono molto daccordo sul fatto della libertà…la casa e l’auto erano status symbol ma comunque beni necessari per la maggior parte delle volte. Molto di ciò che è stato creato è ivece “accessorio” ed è comunque ambito da questi millenials quasi in maniera ossessiva. Ben vengano i vari amazon e qualsiasi cosa che faccia risparmiare tempo, ma c’è anche molto altro. Detto questo, la libertà che ne consegue non mi sembra aumentata rispetto allo status symbol anzi
    PS sono nato nel 1987 quindi a quanto pare faccio parte della categoria, con mutuo e spotify.

  • Greta Ubbiali |

    Salve Dev,
    quella di oggi è una situazione che porta con sé delle difficoltà, non intendo nasconderle. Anzi, questo scritto parte proprio da tali presupposti: Le difficoltà ci sono e bisogna far fronte. Come? La tecnologia ci viene in aiuto e proprio perché c’è maggiore disponibilità a condividere questi servizi stanno prosperando. E proprio perché stiamo perdendo l’ansia del possesso e dell’accumulo la qualità di un prodotto torna ad essere importante: Aspettiamo l’offerta di turno per tenere d’occhio e al momento giusto accaparrarci proprio ciò che volevamo.
    A presto e buone letture

  • Greta Ubbiali |

    Buongiorno Patty Venus, ci si può sentire millennials anche nell’animo… e con un mutuo 🙂
    Buona giornata e buone letture

  • Maria |

    Grazie per dato voce alla perplessità che ľimprobabile e artificiosa interpretazione di questo articolo mi ha suscitato; queste mistificazioni sono quasi offensive. Non si può spacciare la costante incertezza per libertà, né gli “usi comuni” per condivisione (quella sarebbe gratis, a mio modesto avviso)

  • Dev |

    Ai miei tempi l’auto me la ero comprata!
    Ai miei tempi si andava nei resort!
    Ai miei tempi le valige erano in stiva!
    Ai miei tempi i passaggi erano gratis!
    Ai miei tempi i giornali li compravo, ero io il cliente e non chi pagava la pubblicità!
    Guardo questi giovani di oggi e purtroppo vedo dei ragazzi che sono costretti ad arrangiarsi, che non possono scegliere nemmeno che auto guidare!
    Tutti ad ossanare questa new economy, queste nuove mode della condivisione e nessuno che dica la verità! Che se non hai un lavoro vecchio stile con delle garanzie, quello che voi definite posto fisso, l’unica soluzione che hai e quella del car sharing.
    Guidare un auto con un colore e un modello che magari non avresti mai scelto. benvenuti nel mondo della povertà 2.0, in cui devi sperare che il negozio online di turno faccia la giusta promozione per poterti comprare la maglietta nuova, in cui cerchi sempre il prezzo più basso e mai la qualità,perchè tanto non te lo puoi permettere!

  • Dev |

    Credo che in questo mondo povertà 2.0 sia l’unica soluzione che questi ragazzi hanno per potersi arrangiare. Quando avevo io 20 anni l’auto ero riuscito a comprarla. purtroppo questa è la prima generazione in cui i figli sono più poveri dei propri padri!

  • Cezara |

    Secondo me Spotify e Amazon sono esempi non di condivisione ma di possesso. Sono servizi che ti consento di ottenere subito e facilmente l’oggetto desiderato.
    A mio parere non è riluttanza del possesso ma si tratta di insostenibilità economica.
    Acquistare una casa vuol dire investimento, l’affitto è solo una spesa. Ma senza certezze finanziarie future è impensabile comprare casa. E la tecnologia ci viene in aiuto per ottenere in modo efficace un qualcosa che renda la massima utilità. I viaggi, gli spettacoli o altro sono molto più economici e rappresentano una scelta più facile piuttosto che comperare una macchina di lusso indebitandosi e pagare continuamente per la manutenzione. Un viaggio costa meno e offre una felicità immediata. Quindi grazie alle tecnologie è più facile prenotare un volo a minor prezzo. Comprare un bene patrimoniale è un processo complicato che richiede tanti soldi e tanta energia.
    Concludo infine che non siamo diversi dai giovani di altre generazioni, ci adattiamo in base alle opportunità che abbiamo nella società odierna.