Cambio di rotta dal design alla regia. Conversazione con Francesca Molteni

scritto da il 03 Marzo 2017

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“Convincila a fare architettura! Perché lei vuole fare filosofia…”. Se il tuo cognome è Molteni, il tuo destino un po’ dovrebbe essere segnato. Francesca, 43 anni, è nipote di Angelo Molteni, imprenditore del mobile che nel 1934 apre a Giussano, in Brianza, la sua bottega di falegnameria, ora diventata una delle aziende più conosciute nel panorama del design italiano. “L’azienda, a 20 passi da casa, è stata parte integrante della mia infanzia e adolescenza. Il ricordo della segatura, dell’odore della vernice, del nonno con cui ogni anno si andava insieme al Salone del Mobile”. Un nonno che ha contribuito a fondarlo, il Salone del Mobile, nel lontano 1961.

“A me piaceva molto studiare, leggere, volevo fare la giornalista. Sono venuta a Milano a fare il liceo classico e sono riuscita a convincere i miei genitori che non potevo fare architettura perché non mi piaceva disegnare”. Poi grazie alla benedizione dell’architetto Aldo Rossi, la strada è in discesa: “Un altro architetto? Per carità! Basta architetti. Che faccia filosofia e vedrà che sarà contenta”.  E così andò.

“Ho cominciato a studiare filosofia a Milano alla Statale con grande passione, con l’idea che avrei fatto la carriera accademica”. Poi però mentre Francesca scriveva la tesi “mi sono iscritta a un corso di videogiornalismo organizzato dalla regione Lombardia e sono stata selezionata. A me piaceva scrivere ma forse saper usare anche il video, la camera, in un mondo orientato sempre più al visivo poteva essere utile”. Francesca inizia uno stage lavorando per un programma su RaiTre con Enrico Deaglio, ‘L’Elmo di Scipio’: “Ho imparato guardando l’operatore e il montatore al lavoro e così piano piano mi sono fatta una cultura televisiva e cinematografica”. “Mi piaceva raccontare storie… in fondo la cosa più bella è portare alla conoscenza di più persone possibili un’idea che si ha, che diventa poi un racconto…”

Francesca ha 27 anni ed è alla ricerca di nuove sfide: “Ho fatto una application per un ‘film workshop’ di sei mesi alla New York University. Una sorta di corso di aggiornamento professionale.” “Mentre stavo finendo questo corso ho conosciuto un editore di Milano che si occupava di libri d’arte e desiderava aprirsi anche ai video.” Un’opportunità per tornare a lavorare in Italia. “Ogni tanto mi chiedo chissà cosa sarebbe successo se fossi rimasta là.” 

Mi sono trovata a lavorare nel mondo del design senza volerlo, diventando socia di una casa di produzione che lavorava per Raisat Art. Essendo a Milano era naturale lavorare molto con il mondo del design… E così mi sono ritrovata nell’ambiente dal quale avevo cercato di fuggire!”

E poi, nuovamente, il caso e l’incontro con uno dei maestri del design italiano. È il 2010 e insieme al padre fa visita al fotografo Paolo Rosselli: “Entriamo nel suo studio e vediamo una libreria bellissima, di Gio Ponti, che scopriamo essere il nonno del fotografo.” E qui l’idea: “Perché non fare una ricerca d’archivio per capire se esistono progetti inediti o fuori produzione degni di nota? Ho curato così il progetto di riedizione da parte di Molteni di alcuni mobili inediti in collaborazione con gli eredi Ponti”. Però cosa si cela dietro questi oggetti dal design perfetto? Francesca sente l’esigenza di dover raccontare questi nuovi prodotti e soprattutto di dare vita al personaggio che li ha creati. Nasce così la mostra “Vivere alla Ponti” (che sta girando il mondo fra gli Istituti di Cultura Italiana e il V&A di Londra) oltre a un film documentario dal titolo “Amare Gio Ponti” prodotto da Muse Project Factory, la casa di produzione che Francesca fonda nel 2009.

Ormai il design è parte integrante della vita di Francesca. Non solo video, ma anche scrittura grazie a un progetto editoriale nel quale viene coinvolta da Armando Massarenti, direttore editoriale del domenicale del Sole con il quale già collaborava: “Vorremmo valorizzare l’associazione Musei d’Impresa: hai voglia di occuparti di questa rubrica? In 40 righe devi raccontare la storia di un’azienda attraverso un oggetto veramente iconico.” Dalla rubrica nasce poi una mostra, presentata in occasione di Expo che sta girando il mondo e un libro di recente pubblicazione: “L’idea è quella di raccontare il Made in Italy in modo più trasversale: si parla del cane a sei zampe di ENI, della schedina del totocalcio, della scatola blu Barilla, della bottiglia del Campari… Trovi il design anche dove non te lo aspetti.”

Quali progetti l’hanno appassionata di più? “Uno di questi è sicuramente ‘Dove vivono gli architetti’. Una mostra al Salone del Mobile 2014 e un video in cui racconto le case di 8 architetti, alcuni Archistar come Zaha Hadid o Chipperfield, altri meno. È stata una mia idea, nata lavorando proprio su Gio Ponti poiché avevo notato la curiosità del pubblico nel vedere gli interni delle sue case…” Poi la nascita del Museo Molteni a Giussano, fortemente sostenuto da Francesca e aperto in occasione degli 80 anni dalla fondazione dell’azienda.

“Mi sono trovata così in modo fortuito a fare un mestiere meraviglioso: non c’è cosa migliore che poter mettere insieme le proprie passioni.” Ogni giorno cerco di inventare progetti nuovi, di trovare degli interlocutori a cui proporli. È un lavoro da libero battitore, ogni giorno ti devi reinventare.” La filosofia, studiata all’università, di certo ha aiutato: “mi piace ogni volta studiare da zero e con curiosità un argomento che fino al momento prima non conoscevo, aiutata dal famoso ‘metodo’”. 

Ultimi progetti? “Un documentario su Alessandro Mendini che ho presentato al Milano Design Film Festival” e un programma per RaiTre sulle elezioni americane del 2016 dal titolo “La Casa Bianca”, dove Francesca viene chiamata dal primo regista con cui ha lavorato, Andrea Salvadore: “Sono stata per 3 mesi in giro per l’America a raccontare l’America che votava fondamentalmente per Hillary o per Trump. Sono uscita dal seminato e sono tornata alle origini del mio lavoro di videogiornalista. È stata un’avventura bellissima, non potevo dire di no.” Torniamo però in carreggiata a parlare di design: recentemente Francesca è diventata Ambasciatrice del design italiano insieme ad altri 99 nomi del settore durante l’Italian Design Day, la prima Giornata del Design italiano nel mondo organizzata dalla Farnesina e tenutasi il 2 marzo 2017.

Francesca Molteni (foto Ilaria Defilippo)

Francesca Molteni (foto Ilaria Defilippo)

Cosa significa essere una regista donna? “Quando lavoravo a Roma per la RAI per interviste o per fare qualche girato la troupe di guardava e mi chiedeva “dov’è il regista”? Crescendo ti rendi conto che essere donna, essere giovane, iniziare presto a fare cose… Agli inizi è molto dura. Questo è un mondo ancora per uomini, sia il design sia la regia, il cinema. Le aziende fanno ancora fatica a prendere sul serio le designer donne… Ci sono sempre più spesso coppie di designer, come se non bastassimo più da soli, in coppia ci si compensa, ci si completa… Potrebbe essere uno spunto di riflessione per una nuova ‘avventura’…”

Ultimi commenti (1)
  • franco molteni |

    Francesca sto lanciando un nuovissimo brand di design “A.N.D. Arte Nel Design , una autentica rivoluzione nel settore le assicuro entusiasmante progetto ” , abbiamo purtroppo pochi capitale per un progetto così ambizioso , quindi per farlo decollare sono alla ricerca di collaboratori che mettano in primis le soddisfazioni che può dare il progetto , rispetto al aspetto economico ” in sintesi vorrei che Lei mi aiutasse a fare la musa del brand nel mondo , ci conto moltissimo sotto i dati aziendali ( ufficialmente l’azienda nasce il 18 gennaio 2018 ore 18 ) Arte Nel Design

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