Zurigo-Milano andata e ritorno, passando per la Rinascente. Conversazione con Lora Lamm

scritto da il 23 Dicembre 2016
Lora Lamm (foto di Ilaria Defilippo)

Lora Lamm (foto di Ilaria Defilippo)

Mollare tutto per inseguire il lavoro dei sogni. Oggigiorno capita, ma se pensiamo alla Svizzera degli anni ’50 probabilmente non era così scontato. Nonostante tutto questa è stata la decisione di Lora Lamm, classe 1928 e di professione grafica, che dopo un anno di lavoro in uno studio di Zurigo “a disegnare nuvolette di dentrificio per Colgate” nel secondo dopoguerra lascia la città natale di Arosa nel cantone dei Grigioni per trasferirsi a Milano.

È il 1953. Grazie alla reputazione della scuola svizzera, Lora entra nello Studio Boggeri a disegnare opuscoli per l’industria chimica: “In due mesi ho capito che non era quello che volevo, preferivo disegnare cose spontanee e non costruite”. Armata di portfolio con i lavori scolastici Lora inizia a cercare un impiego in città, saltando da uno studio all’altro. “Era difficile comunicare, non sapevo parlare italiano. Ero solo bionda, con i capelli lisci come spaghetti”.

Lora Lamm da giovane

Lora Lamm da giovane

Dopo tanto cercare “Così sono arrivata alla Motta. Lora inizia il suo lavoro in viale Certosa, dove venivano prodotti panettoni e cioccolatini. “Lavoravo come grafica ma non potevo andare nello studio dei grafici perché ero “troppo pericolosa”, giovane e bionda. Ero stupita, perché avrei voluto lavorare con loro. Così disegnavo in un piccolo studio di fianco a quello del proprietario, il Cavalierie Angelo Motta. Il mio compito era quello di realizzare piccoli disegni al vero per le scatole dei torroncini usando un pennellino finissimo. Però studiare 5 anni per disegnare le miniature di Colombina…!”.

Lora capisce che non è ancora quella la sua strada. Incontra così Max Huber, anche lui grafico svizzero e consulente per la Rinascente. “Alcuni svizzeri dicevano che non c’era niente da fare a Milano, ma io non ho voluto crederci e sono andata avanti”. Finalmente un po’ di fortuna e la possibilità di sostituire un grafico che partiva per il servizio militare. È la primavera del 1954 e Lora inizia a lavorare per la Rinascente, in un ufficio al settimo piano del grande magazzino. E poi la prima, grande sfida. Rappresentare in maniera umoristica l’Ufficio Pubblicità “tutto vetri e con la vista sulle guglie del Duomo”. Lì –confessa– lavorava anche un giovane Giorgio Armani, impiegato nell’ufficio sviluppo. Emerge così il talento di Lora Lamm. Iniziano le riunioni, ognuno ha idee diverse ma tutti si aspettano un bozzetto creativo da lei. “Lavoravo con Amneris Latis, art director e stylist, mia amica. Eravamo un gruppo di architetti, decoratori, designer. L’unica impiegata ero io alla Rinascente, tutti gli altri erano liberi professionisti”. “Alla Rinascente l’ambiente di lavoro era completamente diverso, eravamo in un open space. C’era un via vai creativo, era un piacere grandissimo poter lavorare lì”.

Uno dei compiti principali di Lora alla Rinascente, oltre a seguire le campagne pubblicitarie che si susseguivano durante l’anno (saldi, fiera del bianco, moda primavera, casa e terrazzo, rientro a scuola…), era quello di occuparsi delle Grandi Mostre, manifestazioni particolari dedicate ai paesi esteri e alle loro produzioni artistiche. Spagna, Giappone, America, India… Lora disegnava inviti per la clientela selezionata della Milano bene, il catalogo, la carta da pacco, le pubblicità sui giornali, il cartellino del prezzo… “Quando dovevo dare un giudizio ad un mio disegno ragionavo così: se la mia grafica fosse un vestito, un cappello, la indosserei? Buttavo via e continuavo finché non ero soddisfatta”.

Quali erano le fonti di ispirazione di uno stile così aggraziato, elegante? “Guardavo il lavoro degli americani, soprattutto riviste come Harper’s Bazaar e Vogue americano”.

Poi la svolta. È il 1958 e Lora desidera firmare i suoi lavori, cosa impossibile finché impiegata diretta della Rinascente. Così diventa libera professionista, continuando a lavorare però per i grandi magazzini. In questo modo riesce a lavorare anche per altri clienti: “Pirelli mi corteggiava, Consorzio del Latte, Niggi profumerie, Elizabeth Arden… in diversi volevano lavorare con me”. Lora ricorda: “Lavoravo sempre, la sera mi venivano un sacco di idee e rimanevo in ufficio fino a quando arrivavano le donne delle pulizie. Lavoravo la sera, di notte e il sabato e la domenica per gli altri clienti. Era divertente”.

“Abitavo in Brera, in via Mercato, da una signorina minuta minuta che affittava il suo appartamento. Pernottavo lì, poi la mattina facevo colazione al piccolo Biffi alla Scala con brioche ed espresso. Ogni mattina compravo il quotidiano italiano: è così che ho imparato la lingua. Poi andavo al cinema, a sentire, vedere…”.

Dopo 10 anni di soddisfazioni nel 1963 Lora torna in Svizzera, con il desiderio di trasferirsi in America. Cosa che accantona per aprire a Zurigo uno studio con Frank Thiessing, lavoro che le offre la possibilità di viaggiare per i vari clienti sparsi per l’Europa. Per due anni continua a lavorare fra Milano e Zurigo. Lavora, disegna e progetta instancabilmente fino al 2001: “L’ultimo mio lavoro è stato un progetto per un neurologo, un libro pieno di disegni scientifici, dovevano essere precisissimi”.

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Lora Laam (foto di Ilaria Defilippo)

Ora, nel 2016, Lora Lamm disegna ancora? “È un’epoca diversa. Prima non lavoravo con il computer, mentre ora ho comprato i programmi di grafica, voglio imparare. Sono stupita perché dopo la mostra al Max Museo di Chiasso (2013) la gente mi cerca e vuole sapere del mio lavoro”. Un lavoro, sapientemente archiviato negli anni, che Lora ha deciso di donare al Museum für Gestaltung di Zurigo, libero di essere consultato da chi è interessato al lavoro della graphic designer.

Com’era essere donna in quegli anni, in Italia? “Mi meravigliavo, all’epoca in Italia erano tutte mamme, nessuna donna aveva imparato una professione. Erano casalinghe, e se lavoravano erano pagate miseramente. In Svizzera invece c’era la scuola obbligatoria di almeno tre anni per imparare un mestiere, simile a quella che ho frequentato anche io per diventare grafica abilitata alla professione”.

Sfogliamo insieme il catalogo della mostra. Lora, quale considera il suo lavoro preferito? “La campagna Puliti, Profumati, Bellissimi per la Rinascente. È un poster, ma io ho lavorato su una cartolina usando l’acquerello e la tecnica del collage”. “Amo anche questa pubblicità perPirelli: la ragazza nella foto è Rossana Armani, sorella di Giorgio, che all’epoca faceva la modella. Carina, sorridente, la modella teenager ideale!”.

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