
L’Italia forma pochi laureati, la loro retribuzione è bassa e sono abbinati a posizioni apicali molto meno frequentemente di altri Paesi. Il nuovo rapporto Ocse Education at a Glance 2026 rivela che i laureati italiani non sembrano incontrare particolari difficoltà a collocarsi tra i professionisti, ma hanno probabilità molto inferiori rispetto alla media Ocse di occupare una posizione dirigenziale.
I laureati italiani sono il 22% della popolazione
Il nostro Paese è ultimo tra i Paesi Ocse per numero di laureati sul totale della popolazione in età 25-64 anni; sono solo il 22%, a pari merito con il Messico. Tutti gli altri 36 Paesi hanno più laureati di noi: 34% la Germania, 42% la Spagna, 43% la Francia, 51% gli Stati Uniti, 65% il Canada; la media Ocse si attesta al 42%, la media europea si ferma al 39% (Figura 1). Questi i risultati dell’ultima rilevazione Oecd Education at a Glance, rilasciati il 29 settembre 2026.

Per i giovani in età 25-34 anni la quota sale al 32%, ma la posizione in classifica cambia poco perché la quota di laureati tra i giovani sale anche in tutti gli altri Paesi; siamo al penultimo posto, superando solo il Messico fermo al 29%, ma la Germania è al 40%, gli Stati Uniti sono al 52%, la Spagna e la Francia sono al 53%, il Canada è al 69%, superato solo dalla Corea che raggiunge il 70%. La media OCSE si attesta al 48% e la media europea al 45% (Figura 2).

Il premio per la laurea è basso
Ponendo uguale a 100 la retribuzione di un diplomato che lavora a tempo pieno e per l’intero anno e confrontandola con quella di un laureato (Figura 3) si evidenzia l’esiguità del premio per la laurea nel nostro Paese: la retribuzione di un laureato sale da 100 a 135 in Italia, ma questo valore è molto al di sotto della media europea (151) e della media Ocse (154).

Per i giovani la situazione cambia poco: in Italia un laureato riceve un rendimento salariale del 20% maggiore di quello di un diplomato, ma la media europea si attesta al 36%, e la media Ocse sale al 38% (Figura 4).

Nel nostro Paese la scarsità di laureati non si traduce in una loro maggiore retribuzione; Francia e Spagna hanno molti più laureati di noi, ma le loro retribuzioni sono ben sopra la media europea. Le retribuzioni variano un po’ a seconda dell’ambito disciplinare; per i giovani laureati, in media Ocse, la retribuzione posta uguale a 100 per l’insieme delle discipline scende a 82 nel settore dell’Istruzione, a 86 nelle Arti e discipline umanistiche, e sale a 108 in Ingegneria, attività manifatturiere e costruzioni, e raggiunge il massimo (124) nelle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
In quali discipline abbiamo carenza di laureati?
A parità di laureati, la distribuzione per ambiti disciplinari in Italia è un po’ diversa rispetto alla media degli altri Paesi (Figura 5): siamo sopra la media negli ambiti meno retribuiti e sotto la media nelle discipline meglio retribuite. Ad esempio, abbiamo una quota relativamente elevata di laureati in Arti e discipline umanistiche, scienze sociali, giornalismo e informazione: 30% del totale contro il 19% della media europea e della media Ocse, e in questo ambito le retribuzioni sono sotto la media per l’insieme dei Paesi Ocse (86). Siamo sopra la media anche per laureati nelle Scienze naturali, matematica e statistica: 8% contro 5% della media europea e 6% della media Ocse (ma queste discipline hanno una retribuzione uguale alla media OECD:101); e siamo appena sopra la media nell’ambito dei laureati in Sanità e assistenza sociale: 14% in Italia contro 13% della media europea e OCSE (e anche in questo caso la retribuzione è uguale alla media Ocse).
Siamo invece sotto la media dei laureati in Economia, amministrazione e diritto: 22% in Italia contro 23% della media europea e 24% della media Ocse; e qui la retribuzione è leggermente sopra la media (102). Anche nelle discipline Stem il nostro Paese è di poco sotto la media, ma in questo caso dobbiamo distinguere tra le Scienze naturali, matematica e statistica in cui siamo nettamente sopra la media (rispettivamente 8% contro 5% dell’Europa e 6% dell’OCSE) e il settore delle Tecnologie dell’informazione e comunicazione in cui siamo nettamente sotto la media (rispettivamente 2% contro 5% dell’Europa e dell’Ocse), e questo è proprio il settore meglio remunerato in media Ocse: 124.
Il dato riferito al settore Istruzione, che mostra una marcata sottorappresentazione nel nostro Paese (5% contro 11% della media europea e Ocse) ed è il meno remunerativo, riflette più che altro la differenza tra la formazione degli insegnanti e la classificazione statistica dei loro titoli di studio. In Italia, a differenza di altri Paesi, un docente di matematica, di scienze o di storia consegue in primo luogo una laurea nell’area disciplinare corrispondente e poi acquisisce la formazione necessaria per insegnare; di conseguenza il suo titolo di studio non viene classificato nell’area Istruzione ma rispettivamente nell’area matematica, delle scienze naturali o delle discipline umanistiche.

Che professione svolgono i laureati?
A parità di laureati, anche la distribuzione per professioni in Italia è un po’ diversa rispetto alla media degli altri Paesi, in particolare per quanto riguarda le posizioni dirigenziali. Prendiamo, ad esempio, i laureati in Economia, amministrazione e diritto (Figura 6): siamo nettamente sopra la media solo per i laureati addetti alle occupazioni elementari (27% contro 15%); i Professionisti sono nella media Ocse (29% contro 30%); siamo invece nettamente sotto la media per i laureati occupati come dirigenti: 7% contro 15%, meno della metà rispetto agli altri Paesi.

I laureati Economia, amministrazione e diritto non fanno i dirigenti in Italia
Negli altri Paesi la percentuale di laureati in Economia, amministrazione e diritto occupati come dirigenti è molto superiore a quella italiana; siamo penultimi in graduatoria, la Francia ne ha il doppio, gli Stati Uniti il triplo (Figura 7).

Anche per i laureati Stem la situazione non cambia (Figura 8): siamo sopra la media solo per i laureati addetti alle occupazioni elementari (16% contro 13%); i Professionisti sono nella media Ocse (41% contro 42%); siamo invece nettamente sotto la media per i laureati occupati come dirigenti: 4% contro 12%, un terzo rispetto agli altri Paesi.

Neppure i laureati Stem fanno i dirigenti in Italia
Anche in questo caso la situazione degli altri Paesi è ben diversa; la percentuale di laureati nelle discipline Stem occupati come dirigenti è molto superiore a quella italiana; siamo penultimi in graduatoria, la Germania ne ha il triplo, la Francia ne ha il quadruplo (Figura 9).

Una spiegazione del divario nella presenza dei laureati tra i dirigenti può risiedere nella struttura produttiva italiana, caratterizzata dalla predominanza di piccole imprese. Il confronto internazionale, tuttavia, suggerisce che questa spiegazione non sia sufficiente. Infatti, anche in Paesi con una presenza di piccole imprese uguale o maggiore a quella italiana la quota di laureati in posizioni dirigenziali resta comunque ben più elevata di quella del nostro Paese (Figura 10).

Ad esempio, in Francia la percentuale di piccole imprese è superiore a quella italiana (96,5% contro 95,5%), ma la percentuale di laureati in Economia, amministrazione e diritto occupati come dirigenti è più del doppio di quella del nostro Paese (15% contro 7%). Anche la Polonia ha una percentuale di piccole imprese superiore a quella italiana (96,1% contro 95,5%), ma la percentuale di laureati in Economia, amministrazione e diritto occupati come dirigenti è più del doppio di quella del nostro Paese (15% contro 7%).
Similmente accade per i laureati nelle discipline Stem: in Francia e in Polonia, entrambe con una percentuale di piccole imprese è superiore a quella italiana, la percentuale di laureati occupati come dirigenti è molto superiore a quella del nostro Paese: rispettivamente 16% e 18% contro 4%.
Conclusione
L’Italia forma pochi laureati, li remunera relativamente poco e li abbina a posizioni apicali molto meno frequentemente di altri Paesi. Il nuovo rapporto Ocse Education at a Glance 2026 rivela che i laureati italiani nelle discipline economiche e giuridiche e nelle materie Stem ricoprono posizioni dirigenziali in misura fino a quattro volte inferiore rispetto alla media internazionale. I laureati italiani non sembrano incontrare particolari difficoltà a collocarsi tra i professionisti, ma hanno probabilità molto inferiori rispetto alla media Ocse di occupare una posizione dirigenziale. Questi dati non si spiegano soltanto con la prevalenza di piccole imprese, perché in altri Paesi, come ad esempio in Francia e in Polonia, la percentuale di piccole imprese è anche maggiore di quella italiana, ma la quota di laureati occupati come dirigenti è il doppio di quella del nostro Paese nelle discipline economiche e giuridiche, e raggiunge il quadruplo nelle discipline Stem.
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