
Quando Khanh-Trang Tran, imprenditrice sociale vietnamita, era bambina, il fiume che scorreva dietro casa sua era una risorsa per l’intera comunità. Suo padre la portava sulle spalle per attraversarlo, mentre sulle rive agricoltori e pescatori svolgevano attività dalle quali dipendeva la sopravvivenza di molte famiglie. Con l’industrializzazione di Ha Nam, provincia rurale a sud di Hanoi, quel paesaggio è cambiato: l’acqua è diventata tossica, la fauna è scomparsa e molte persone sono state costrette ad abbandonare il proprio lavoro.
Assistere a quella trasformazione ha segnato profondamente il percorso di Tran: «Ho capito quanto il degrado ambientale possa incidere sulla vita delle persone e colpire soprattutto le comunità più fragili». Da qui è nato il desiderio di trovare una soluzione che tenesse insieme la tutela dell’ambiente e la necessità di garantire nuove opportunità economiche a chi vive nelle zone rurali.
Quella soluzione è diventata Fargreen, l’impresa sociale che utilizza la paglia di riso, normalmente bruciata dopo il raccolto, per coltivare funghi. In questo modo, uno scarto agricolo viene trasformato in una risorsa: diminuisce l’inquinamento, aumenta il reddito degli agricoltori e ciò che rimane al termine della coltivazione torna nei campi come fertilizzante. Un progetto che ha un impatto positivo per l’ambiente e per la comunità, soprattutto femminile. Le donne, infatti, sono una presenza fondamentale e spesso invisibile dell’economia rurale vietnamita.
Imparare a fare impresa in famiglia
La storia imprenditoriale di Tran comincia molto prima di Fargreen, nella piccola attività di street food aperta dai suoi genitori durante gli anni delle riforme economiche del Doi Moi. Una bancarella che, un passo alla volta, si è trasformata in un ristorante, gestito ancora oggi dalla famiglia. Tran ha trascorso l’infanzia aiutando la madre e il padre e ha imparato presto che cosa significhi lavorare senza orari, adattarsi agli imprevisti e costruire qualcosa partendo da pochissimo. «Ricordo mia madre che controllava ogni giorno le previsioni del tempo per decidere quanto cibo preparare. Non avevamo un frigorifero e, se la pioggia teneva lontani i clienti dal mercato, tutto ciò che avanzava doveva essere buttato» racconta.
È tra quei tavoli che Tran ha imparato che un’impresa si costruisce lentamente, affrontando un passo dopo l’altro. Anche grazie ai sacrifici dei genitori, è stata la prima della sua famiglia a completare gli studi, prendere un aereo e trasferirsi all’estero. Dopo la laurea all’Università di Scienza e Tecnologia di Hanoi, ha lavorato per quasi quattro anni nella cooperazione internazionale. Un’esperienza che le ha permesso di conoscere da vicino le comunità più vulnerabili, ma anche di vedere i limiti di interventi progettati lontano dai territori nei quali avrebbero dovuto essere realizzati. «Le persone del posto venivano ascoltate troppo poco. Così ho capito che io non avrei mai voluto portare dall’esterno una soluzione già pronta, ma avrei voluto costruire direttamente con le comunità locali l’innovazione di cui avevano bisogno» – commenta.
Trasformare un problema ambientale in un’opportunità
L’idea di Fargreen ha cominciato a prendere forma mentre Tran frequentava un Mba dedicato alle imprese sociali e sostenibili alla Colorado State University, a partire da un ricordo di bambina: alla fine di ogni raccolto, per liberare velocemente i campi e prepararli alla semina successiva, gli agricoltori bruciavano la paglia di riso e le campagne vietnamite si riempivano di fumo che rendeva l’aria irrespirabile, riduceva la visibilità sulle strade e contribuiva all’inquinamento. Ma Tran sapeva bene che spiegare agli agricoltori le conseguenze ambientali e sanitarie di quella pratica non sarebbe bastato: per chi lavorava nei campi, infatti, bruciare la paglia rimaneva il modo più rapido ed economico per eliminarla. Tran ha allora cambiato prospettiva e si è chiesta quale alternativa concreta avrebbe potuto offrire agli agricoltori per convincerli ad abbandonare quella pratica.
La risposta è arrivata durante alcune ricerche condotte con l’amica Thuy Dao, esperta di biotecnologie: la paglia poteva essere utilizzata per coltivare funghi. Le due hanno acquistato il micelio, raccolto un po’ di paglia dietro casa e avviato una prima sperimentazione. Il raccolto è stato di pochi chilogrammi, ma sufficiente a dimostrare che l’idea poteva funzionare. La scoperta più interessante è arrivata subito dopo: terminata la coltivazione, la paglia decomposta dai funghi poteva essere utilizzata per nutrire il terreno.
Da quell’esperimento è nata Fargreen: impresa sociale che insegna agli agricoltori a coltivare funghi a partire dalla paglia di riso, ne controlla la qualità della produzione e porta i prodotti sul mercato. Il tutto, senza utilizzare pesticidi, fertilizzanti chimici o altre sostanze.
Superare la sindrome dell’impostora
Trasformare quell’intuizione in un’impresa non è stato semplice. «L’ostacolo più grande, all’inizio, non è stato il mercato e nemmeno la logistica. Ero io. Non avevo mai fondato un’azienda e continuavo a chiedermi se ne fossi davvero capace» ammette Tran. A darle fiducia è stato Asad Aziz, professore alla Colorado State University. Dopo averla ascoltata parlare del fumo che avvolgeva Hanoi durante il periodo del raccolto, le disse: «Dovresti trasformare questa idea in un’impresa». Per Tran, quelle parole furono una spinta decisiva.
Nel 2014 è stata scelta da Echoing Green per il programma dedicato all’innovazione climatica. L’anno successivo è diventata TED Fellow ed è stata inserita da Foreign Policy tra i cento pensatori globali dell’anno. Fargreen, intanto, è cresciuta proprio grazie ai rapporti costruiti con gli abitanti dei villaggi. «Non siamo arrivate come esperte esterne per dire agli agricoltori che cosa avrebbero dovuto fare, ma abbiamo ascoltato le loro difficoltà, incontrato chi già coltivava funghi e lavorato con loro» chiarisce. Essere nata in quella realtà e conoscere il mondo del cibo grazie alla propria famiglia ha aiutato Tran a conquistare la fiducia delle persone. Prima della tecnica e dei prodotti, infatti, sono venute le relazioni.
In Vietnam molte donne lavorano, poche decidono
Nel progetto di Fargreen le donne hanno assunto fin dall’inizio un ruolo centrale. Non perché siano poco presenti nell’agricoltura vietnamita, ma perché il loro lavoro, pur essendo indispensabile, raramente si traduce in autonomia economica e potere decisionale.
Il Vietnam presenta uno dei tassi di partecipazione femminile al lavoro più elevati del sud est asiatico. Secondo il portale della Banca Mondiale dedicato ai dati di genere, nel 2024 faceva parte della forza lavoro il 68,6% delle donne con almeno 15 anni. Tra quelle con più di 25 anni, la percentuale raggiungeva il 75%. Numeri che, però, raccontano soltanto una parte della realtà: l’Ufficio nazionale di statistica vietnamita, infatti, segnala che le donne sono la maggioranza tra chi svolge un’attività senza ricevere una retribuzione. Il fenomeno è particolarmente diffuso nelle zone rurali e remote, dove i redditi sono più incerti e le tutele sociali più deboli.
Non solo, secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro riprese dal programma Investing in Women, soltanto il 17,1% delle posizioni dirigenziali intermedie e apicali è occupato da donne. E in ambito domestico, le donne dedicano ogni giorno 275 minuti alle attività di cura, contro i 170 degli uomini: un’ora e tre quarti in più, da sommare al tempo trascorso nei campi, nei mercati o nelle fabbriche (rapporto delle Nazioni Unite sull’uguaglianza di genere in Vietnam). Le donne vietnamite, dunque, pur lavorando intensamente, sono spesso prive di tutele, escluse dai ruoli decisionali e non autonome economicamente.
Restare nei villaggi senza rinunciare al futuro
Fargreen ha cercato di intervenire proprio su questo squilibrio, affidando alle donne non soltanto il lavoro manuale, ma la conoscenza della tecnologia e la gestione delle microattività legate alla coltivazione dei funghi. «Volevamo che diventassero manager dell’impresa, che avessero un reddito proprio e una voce più forte all’interno delle famiglie» – spiega Tran.
La possibilità di coltivare tra una stagione del riso e l’altra permette loro, inoltre, di restare nel villaggio, evitando i trasferimenti temporanei verso le città dove, in assenza di qualifiche riconosciute, molte donne riescono ad accedere soltanto a lavori precari e poco pagati.
Per Tran, tuttavia, il cambiamento più importante non riguarda soltanto il reddito. Partecipare alle decisioni rafforza la fiducia delle donne e modifica il modo in cui loro stesse guardano alle proprie capacità, dimostrando che l’agricoltura può diventare un’attività innovativa, sostenibile e capace di offrire un futuro anche all’interno dei villaggi. «Abbiamo mostrato alle donne che possono diventare protagoniste della transizione ecologica, non soltanto lavoratrici di una piccola comunità rurale».
Una rete internazionale per le imprenditrici sociali
Nel 2021 Tran ha cofondato a Vienna la Fargreen Global Initiative, una rete internazionale che mette in contatto imprenditrici sociali e persone impegnate a trovare soluzioni ai problemi delle proprie comunità. L’obiettivo non è riprodurre in altri Paesi il progetto sviluppato in Vietnam, ma condividere conoscenze, creare occasioni di confronto e aiutare ogni partecipante a costruire una risposta adatta al proprio territorio.
«In molti Paesi affrontiamo problemi simili, ma chi vive nelle zone rurali spesso non ha la possibilità di viaggiare e confrontarsi. Incontrare persone che stanno vivendo le stesse difficoltà aiuta a capire che le barriere possono essere superate». Per Tran, questo confronto è particolarmente importante per le donne: anche lei, durante il proprio percorso, si è sentita spesso sola. Nei programmi di Echoing Green e TED era l’unica partecipante vietnamita e una delle poche provenienti dal Sud-Est asiatico.
«Il Vietnam resta una società molto patriarcale. Come donna capita di essere sottovalutata, messa in dubbio o costretta a lavorare il doppio per dimostrare il proprio valore. E quando non hai esempi ai quali guardare, inizi a chiederti se quello sia davvero il tuo posto. Le donne hanno bisogno di vedere altre donne farcela» – sostiene.
Per questo, quando le si chiede quale consiglio darebbe a una giovane donna che desidera creare un’impresa capace di produrre un cambiamento nella propria comunità, Tran non parla di capitali o strategie. La sua risposta è: «Trova una persona che possa farti da mentore, qualcuno che creda in te senza decidere al tuo posto, che sappia accompagnarti, lasciandoti la libertà di sbagliare, cambiare direzione e trovare la tua voce» – assicura.
È, in fondo, lo stesso principio sul quale Tran ha costruito Fargreen: non sostituirsi alle comunità rurali, ma mettere nelle loro mani conoscenze e strumenti, affinché possano costruire il proprio futuro, rendendo il lavoro delle donne, da sempre presente nei campi vietnamiti, sempre più fonte di reddito, autonomia e potere decisionale.
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