International Pride Award: cinque campioni dell’impegno Lgbtiq+

COC Nederland, Aggie Dennet Harmon, Mmapaseka Steve Letsike, Dr. Satendra Singh, Marcela Dimonty. Sono questi i cinque premiati a inzio agosto sul palcoscenico mondiale del WorldPride Amsterdam 2026. Nomi forse poco conosciuti dai più, entrano oggi ufficialmente a far parte della storia dell’impegno per la parità Lgbtiq+.

Un quarto di secolo dopo la prima legge nazionale che riconosce le unioni tra persone dello stesso sesso, la comunità internazionale torna a guardare ai Paesi Bassi. Apripista a livello globale in tema matrimoni omosessuali, è la sua capitale a essere stata palcoscenico della manifestazione mondiale simbolo del mese del Pride, dal 25 luglio all’8 agosto.

Tra le iniziative del denso programma dell’estate 2026, tra parate per i canali ed eventi fioriti ovunque, il 5 agosto i riflettori si sono puntati su campioni dell’impegno per le comunità Lgbtiq+. È durante una serata ufficiale, infatti sono stati annunciati i vincitori degli International Pride Awards di quest’anno. Progetto ideato di Ilga World e del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, questi riconoscimenti celebrano l’impegno, la tenacia, l’attivismo di figure e organizzazioni che, anche a fronte di ostilità aperte, hanno lavorato e continuano a lavorare per la parità.

Eroi coraggiosi e visionari

Riprendendo le parole del premio per raccontarli, i cinque sono «Eroi coraggiosi e visionari dell’uguaglianza» e le loro storie sono «fonte di ispirazione per promuoverla».

A selezionare i profili, riconosciuti come “campioni” in ciascuna delle categorie, una commissione di esperti e leader mondiali che, effettuando la scelta, ha evidenziato anche proprio la diversità delle cinque esperienze, modelli unici nel costruire il progresso. I percorsi dei premiati, costellati di successi come di sofferenza, sono infatti testimonianza della varietà degli obiettivi posti e dei traguardi raggiungi in anni di impegno. Per costruire e rinforzare i movimenti dal basso. Oppure contribuire alla trasformazione del sistema di cura della salute. O ancora lavorando per espandere la rappresentazione politica.

Il presente ha bisogno di esempi di impegno

«In un’epoca in cui le persone Lgbtiq+ devono confrontarsi con rinnovate (ondate) di ostilità e uno spazio civico che si restringe, il coraggio di questi premiati è un promemoria potente del fatto che il progresso viene costruito da persone e movimenti che si rifiutano di accettare esclusione e disuguaglianze». Così era intervenuto Mandeep Dhaliwal, direttore del Prosperity and Wellbeing Hub del programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite annunciando i premi a inizio agosto. Il loro impegno, continuava Dhaliwal, «sta cambiando le istituzioni. Rafforzando le comunità e espandendo la libertà di vivere con dignità».

A fare eco alle sue parole, Julia Ehrt, direttrice esecutiva di Ilga World. Alla premiazione di riconoscimenti conferiti ad Amsterdam, aveva commentato: «Il loro lavoro abbraccia diversi Paesi e generazioni. Ma è unito da una fiducia in un futuro in cui tutti possono prosperare. Liberi da paura e pregiudizio».

Scorrendo le motivazioni delle scelte, emerge chiaro anche l’attenzione dell’International Pride Award nel celebrare le eccellenze che si affermano in tutto il mondo. Che sia la salvaguardia dei diritti conquistati, o la definizione di nuovi. O l’affermazione del diritto di espressione di tutte le sfumature individuali, da nord a sud, dall’India alla Colombia , i premiati incarnano ciascuno una delle categorie del premio pensato da Ilga e dalle Nazioni Unite.

Ad Amsterdam sono stati premiati modelli di: Movement building in the face of hostility (l’impegno nel sostenere la mobilitazione in ambienti ostili); Celebrating diverse lives (la difesa e il supporto di qualsiasi affermazione di genere persona individuale, persone transessuali, intersex o gender-diverse); Leader emergenti e Alleati straordinari. A cui si è  aggiunta poi un premio celebrativo di una vita dedicata alla ricerca e avanzamento dell’uguaglianza (Lifelong pursuit of equality).

I premiati 2026

Lanciando il programma del WorldPride di Amsterdam, a inizio estate Rob Jetten, il più giovane e primo premier apertamente gay della nazione, aveva confermato: «Per quanto mi riguarda, ogni mese è il mese del Pride». Una dichiarazione che, oltre a supportare l’iniziativa, sembra rilanciare l’impegno, anche istituzionale per una società più inclusiva.

Non casuale, oltre che particolarmente significativo, allora che questo messaggio arrivi proprio dal Paese apripista nel riconoscimento legale delle unioni tra coppie dello stesso sesso. E simbolico che i premi  internazionali siano stati conferiti sul palco internazionale più importante e al culmine del Pride mondiale.

Non trattandosi di nomi per forza conosciuti al grande pubblico, o troppo al di fuori dalle comunità in cui operano, è giusto offrire uno spaccato di ciascuna delle esperienze dei cinque selezionati.

COC Nederland

Nata nei Paesi Bassi nel 1946, questa è l’organizzazione per i diritti Lgbt più longeva al mondo. Ad Amsterdam il COC ha ricevuto il premio come Movement building in the face of hostility per le sue attività di supporto individuale e di gruppo, e progetti informativi a livello locale in cui è impegnata. Su scala nazionale, l’organizzazione partecipa e contribuisce al discorso politico e per avanzare il dibattito sulle questioni Lgbt.

Internazionalmente COC lavora con oltre 200 organizzazioni sparse su 35 Paesi. Ed è impegnata nel supporto alla formazione e sviluppo di raccolta fondi e delle leadership per i diritti umani, cercando anche di ampliare le voci delle realtà locali su scala mondiale.

Aggie Dennet Harmon

Originaria dell’Uganda, è una pastor transessuale premiata per il suo impegno per celebrare le diverse espressioni di vita (Celebrating diverse lives). Harmon in particolare aiuta le persone Lgbt vittime di violenza e di esclusione sociale. E quanti sono costretti ad abbandonare le loro case. Ha co-fondato Talented Youth Community Fellowship Uganda, “un’organizzazione guidata da donne trans che offre supporto psicologico, cura informata e programmi di emancipazione” – dal suo profilo redatto dall’International Pride Awards. Ha anche fondato il Nange Healing and Harm Reduction Center, spazio sicuro per le persone transessuali e per persone con dipendenza da sostanze. Aggie Dennet Harmon unisce il suo incarico religioso, con l’ impegno attivista e con i suoi libri “promuove (il processo di) cura e (il senso) di appartenenza”.

Mmapaseka Steve Letsike

Premiata come Emerging leader, Mmapaseka Steve Letsike è una politica sudafricana. Da decenni impegnata nell’attivismo per i diritti umani e la giustizia sociale e per l’avanzamento della parità per le persone Lgbt, è entrata nel Parlamento del suo Paese nel 2024. E successivamente nominata vice ministra per le Donne, i giovani e le persone con disabilità. Si legge nella presentazione del suo profilo: “nel suo ruolo, porta l’esperienza (maturata) nei movimenti dal basso a livello governativo per affrontare (le questioni di) discriminazione, violenza, diseguaglianza nell’accesso ai servizi di salute pubblica e sotto rappresentazione delle persone Lgbtiq+ in politica. La sua crescita nella politica sta ampliando (questa) rappresentazione e dimostrando come la leadership può modellare le politiche e il cambiamento nelle istituzioni”.

Dr. Satendra Singh

Quest’anno, l’Alleato eccellente è il medico indiano dr. Singh. Attivo nella difesa dei diritti per le disabilità ed educatore, da anni è impegnato nel contrastare la patologizzazione le persone intersex o altre persone Lgbt nella formazione e, successivamente, nella pratica medica.

Ha inoltre contribuito alla raccomandazione 2020 della Commissione di Delhi per la protezione dei diritti dei bambini che proibisce interventi chirurgici non necessari sulle persone intersex. Sua poi la stesura di uno strumento di verifica del linguaggio inclusivo. Tra le altre cose, Singh ha supportato il primo club di studenti della facoltà di medicina in India incentrato su orientamento sessuale, identità ed espressione di genere e caratteristiche sessuali.

Marcela Dimonty

Il riconoscimento per l’impegno di una vita per l’uguaglianza è stato conferito all’attivista transessuale cilena Marcela Dimonty. Impegnata nella difesa delle comunità Lgbt durante gli anni della dittatura militare nel suo Paese a partire dagli anni ‘70, continua oggi il suo lavoro a contrasto dell’esclusione soprattutto per le generazioni di persone transessuali più anziane.

A seguito della sua partecipazione alla prima manifestazione Lbgt cilena nel 1973, Dimonty è finita incarcerata dove è stata torturata. Sopravvissuta, ha trasformato la sua esperienza “in decenni di testimonianza, espressione artistica e difesa dei diritti umani” – come si legge nella presentazione del premio appena conferitole.

Grazie al suo impegno lungo decenni, oggi l’attivista è di ispirazione per le nuove generazioni che chiedono memoria per le vittime di repressione e verità sugli abusi passati e che vengono perpetrati.

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