Donne e innovazione: nei brevetti STEM l’Italia supera la media europea, ma il divario resta

Siamo sopra la media europea (e questo ci rassicura). Che però è bassa (e questo dovrebbe farci riflettere). L’osservatorio dell’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) ha pubblicato un nuovo studio dedicato alle donne attive nei settori STEM che evidenzia progressi ancora troppo lenti e persistenti disparità nell’imprenditoria deep tech, nelle professioni legate ai brevetti e nei percorsi di carriera post-laurea e di dottorato. I dati non sono molto recenti (anche perchè i tempi di raccolta ed elaborazione non sono semplici. Ma indicano comunque un quadro che, nel confronto con gli anni precedenti, non è variato troppo.

Il quadro complessivo

Lo studio mostra che la quota di donne inventrici nelle materie STEM in Italia è aumentata in misura contenuta, attestandosi al 14,7% nel 2022, (rispetto al 13,8% nel 2017) superando tuttavia la media Europa pari al 13,8%1. Sebbene la presenza femminile sia in costante crescita nei team di inventori, le donne risultano meno frequentemente inventrici individuali, a conferma della persistenza di barriere strutturali.

Tra i 30 cluster in Europa considerati come principali poli di domande di brevetto presentate da donne, nel periodo 2013–2022, Milano è l’unica città italiana presente, collocandosi al 7° posto in Europa. Nell’ultimo decennio il capoluogo lombardo ha registrato un netto miglioramento (+3 punti percentuali) del tasso di inventrici nelle materie STEM, passato dal 16,1% del 2013-2017 al 19,1% del 2018-2022. Un valore superiore del +4,4% alla media nazionale (14,7%), che colloca Milano come la città con la più forte vocazione all’innovazione femminile.

Il divario di genere in Europa è particolarmente evidente nel settore delle startup che depositano brevetti presso l’Epo, dove solo il 10% include almeno una donna tra i fondatori: a ogni donna fondatrice corrispondono circa nove uomini nello stesso ruolo. L’Italia registra tuttavia risultati migliori rispetto alla media europea, classificandosi al 4° posto in Europa, con il 12,5% di donne fondatrici di startup e richiedenti brevetto europeo, dopo la Spagna (19.2%), il Portogallo (15,7%) e l’Irlanda (14,8 per cento).

Il dato italiano

In generale, in Italia, va un po’ meglio. Il 17% delle startup fondate da un team comprende almeno una fondatrice donna, di cui il 9,1% è costituito da startup fondate esclusivamente da donne. Nel complesso, in Italia, gli indicatori relativi alle fondatrici restano superiori alla media europea del + 3,2% anche dopo aver tenuto conto della specializzazione del Paese per settori, fasi di crescita e fasce d’età dei fondatori. Ciò riflette il fatto che le donne tendono a brevettare più frequentemente in alcuni settori rispetto ad altri. Più in particolare la percentuale di aziende che includono almeno una donna fondatrice nel team è superiore di circa il 3% rispetto alla media europea.

A livello europeo, le startup di più recente costituzione presentano una percentuale più elevata di fondatrici donne (14% per le imprese più giovani a fronte di circa il 5,9% per le aziende con oltre 20 anni di attività), un dato che suggerisce una tendenza verso una maggiore diversificazione. Tuttavia, le imprese co-fondate da donne sembrano incontrare maggiori difficoltà nella fase di espansione: la rappresentanza femminile tende a ridursi nelle fasi più avanzate di finanziamento.

«Ci sono certamente più fattori che spiegano la minore presenza di donne nel deposito brevettuale – ha spiegato Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont ed ex presidente di Terna -. La presenza femminile nelle facoltà scientifiche è molto cresciuta in questi anni, ma bisogna ancora fare un salto culturale. Bisogna agevolare la realizzazione di progetti imprenditoriali innovativi, supportare le startup femminili attraverso attività di mentoring, assistenza tecnico-manageriale e misure per la conciliazione vita-lavoro, creare un clima culturale favorevole che valorizzi l’imprenditorialità femminile attraverso misure di supporto, monitoraggio e campagne di comunicazione. Infine, bisogna lavorare per tutti – ragazzi e ragazze – partendo dalla scuola. La nostra formazione scientifica – ha concluso Bastioli – resta ancora molto teorica e disancorata dal problem solving, cui i nostri giovani sono meno allenati e che invece consente un approccio che parte dai bisogni, studia soluzioni e insegna ad agire per la loro implementazione».

Rappresentanza femminile in Università e Ricerca STEM

Per quanto riguarda gli istituti universitari, la percentuale di donne tra i laureati in discipline STEM in Italia si attesta, nel 2023, al 39,3%, collocando il Paese al 13° posto nella classifica europea.

In Italia tuttavia la quota di donne laureate con dottorato in materie STEM che hanno presentato domande di brevetto resta limitata, attestandosi al 13,2% nel periodo 2011-2020. Si tratta di un dato in miglioramento rispetto al 9,2% del periodo 2000-2010, ma che continua a evidenziare una sottorappresentazione delle donne.

Nella fase successiva al dottorato, questo divario tra uomini e donne che presentano brevetti europei risulta ancora marcato con una quota femminile del 15,9% nel periodo 2011-2020, in lieve diminuzione rispetto al 17% del periodo 2000-2010. Su questo fronte, il primato della città di Milano si conferma anche nel contesto degli istituti universitari, che registrano il maggior numero di laureate e dottorande che hanno depositato almeno un brevetto nelle materie STEM.

Nel settore Life Science, l’Università di Milano si posiziona al 16° posto tra gli istituti europei, con l’1% delle laureate che deposita un brevetto durante il dottorato (2011-2020). Nella fase successiva al dottorato, la percentuale di donne che depositano almeno un brevetto aumenta al 3 per cento. Nel settore dell’ingegneria, l’istituto italiano che vanta il maggior numero di donne coinvolte in attività brevettuali durante il dottorato è il Politecnico di Milano, con una quota del 2%, che lo colloca al 16° posto tra tutti gli istituti europei. Nel periodo post-dottorale, tale quota aumenta al 5%, facendo risultare il PoliMi al 6° posto in Europa. Nello stesso ambito, si distingue anche il Politecnico della città di Torino, al 17° posto in Europa, con il 2% di donne impegnate in attività brevettuali durante il dottorato. Nel post- dottorato la percentuale aumenta al 4%, collocando l’istituto al 12° posto.

Il farmaceutico è il preferito dalle donne

La partecipazione delle donne in Europa varia notevolmente nei diversi settori tecnologici. Il settore farmaceutico (34,9%), biotecnologico (34,2%) e chimico-alimentare (32,3%) registrano le percentuali più elevate di donne inventrici, riflettendo la maggiore presenza femminile nella ricerca nell’ambito delle Life Science. Al contrario, alcuni settori dell’ingegneria caratterizzate dal più alto numero di brevetti presentano le quote più basse di partecipazione femminile: le macchine utensili (5,7%), i processi di comunicazione di base (5,5%) e gli elementi meccanici (4,9%) si collocano agli ultimi posti.

Le università e gli organismi di ricerca pubblici registrano di gran lunga la percentuale più elevata di donne inventrici (24,4%), mentre le Pmi e i singoli richiedenti si attestano sui livelli più bassi.
«La diversità non è un elemento accessorio – ha detto António Campinos, presidente dell’Epo -, ma il motore della vera innovazione. Questo studio mette in luce gli ostacoli che permangono sul nostro cammino verso il progresso. Oggi circa un quarto dei nostri esaminatori è composto da donne e la percentuale è in continuo aumento, grazie a iniziative di reclutamento mirate. Il 31% degli esaminatori assunti lo scorso anno era costituito da donne e la presenza femminile nel nostro programma Young Professionals è rimasta superiore al 50%, garantendo un solido bacino di talenti per il futuro».

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