Di padre in figlia, Molino Moras: tre donne alla guida di un’eredità lunga 120 anni

Era il 1905 e quasi in ogni paese c’era un piccolo molino a servire la comunità. Trivignano Udinese, comune del Friuli Venezia Giulia, era tra questi. A gestire il molino ad acqua era Geremia Moras. Centovenuto anni dopo, quel molino è ancora lì, solo che a guidarlo sono tre donne: Nicoletta Moras e le sue figlie Anna e Sara Pantanali. Un’impresa familiare, a conduzione esclusivamente femminile, che resiste ostinatamente al passare del tempo e alle richieste di acquisizione, restando fedele alle proprie radici.

«La nostra casa era di fronte al mulino, siamo cresciute ascoltandone il rumore. È parte di noi, da sempre» racconta Anna Pantanali, ceo e responsabile R&D dell’azienda. «Il nonno Vittorio Moras, nipote di Geremia, ci ha insegnato a riconoscere il grano buono dal profumo e a onorare la farina, che per anni è stata fonte primaria di sostentamento per intere popolazioni. Ricordo che quando qualche zona d’Italia veniva colpita da un terremoto, nonno mandava lì la sua farina: “le persone devono mangiare”, diceva».

Impresa, comunità e innovazione

Un’attenzione, quella per la comunità, che è diventata parte sostanziale dell’azienda: dal 2022, infatti, Molino Moras è società benefit e promuove un modello di crescita fondato su sostenibilità, filiera corta e innovazione responsabile. Con un team di 12 persone, l’azienda produce farine di alta qualità da grano tenero, valorizzando il territorio friulano e le relazioni costruite in oltre un secolo di storia.

Nel 2024 ha registrato un fatturato di oltre 2,4 milioni di euro, con l’89% delle vendite nel canale professionale (panifici, pizzerie, ristoranti e grossisti) e un e-commerce in crescita del +22%, oggi quasi un terzo delle vendite dirette. Nello stesso anno, il 73% del valore economico è stato redistribuito alla filiera locale e il 15% a collaboratrici e collaboratori.

«Il molino è stato da sempre il cuore del paese, con mia madre e mia sorella volevamo che continuasse ad avere questo ruolo sociale, seppur in una forma diversa rispetto al passato» continua l’ad.

Oltre all’impatto sociale, la nuova leadership femminile ha puntato sull’innovazione: «Quando sono entrata in azienda, nel 2010, ho aperto la pagina Facebook, che è stata accolta inizialmente con grande scetticismo, poi è diventata l’anticamera dell’e-commerce, canale oggi importantissimo per noi. Abbiamo investito anche nella digitalizzazione e portato la nostra farina fuori dai confini regionali, tanto che ora stiamo iniziando a internazionalizzare in Romania. Infine, abbiamo creato nuovi prodotti, a seguito di numerose attività di ricerca e sviluppo – aggiunge Pantanali –. Con il supporto tecnico e scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, in particolare, abbiamo creato una farina per l’alimentazione dei bambini che hanno più di tre anni di età per tutelare una fascia di persone sensibili che attualmente è equiparata agli adulti nell’esposizione ai prodotti alimentari, nonostante il ridotto peso corporeo».

Superare i conflitti

La storia imprenditoriale delle donne Moras – Pantanali non è stata priva di ostacoli. Nicoletta Moras è stata la prima donna, nel 2010, a ricoprire un ruolo direzionale. Con lei, inizialmente, c’era anche suo fratello, che otto anni più tardi ha lasciato l’azienda.

«Mio nonno Vittorio ha faticato a riconoscere le competenze di mamma. Una donna preparata, ma anche dura e determinata. Ha preso molte decisioni difficili negli anni, sentendo il peso della responsabilità e anche quello del privilegio. Mio nonno – aggiunge Anna Pantanali – ci ha sempre detto che “chi si ferma è perduto” e questo ha instillato in mamma prima, e in noi nipoti poi, una pressione molto forte. A volte troppo forte».

La stessa pressione che spesso è stata malriposta nelle relazioni: «Ricordo molti conflitti, toni di voce alti, scarsa consapevolezza. Ora sappiamo che non serve urlare per dimostrare il proprio valore. E questo sia nella governance che con le risorse umane dell’azienda. Abbiamo da poco terminato, infatti, un percorso di team building con una psicoterapeuta in cui abbiamo lavorato proprio sulle relazioni interpersonali».

Navigare con mari in tempesta

Oltre ai percorsi di crescita personale, è stata la vita a definire nuove priorità. Nel 2016 Anna è diventata madre e di conseguenza ha ripensato il proprio equilibrio vita-lavoro. E ancor di più è accaduto nel 2021 quando prima suo nonno, poi suo padre, sono deceduti.

«Di fronte a due eventi così drammatici, nell’arco di pochi mesi, mia madre Nicoletta ha fatto un passo indietro dalla guida operativa e io e mia sorella abbiamo preso in mano l’azienda. Sono stati anni molto complessi: post Covid e con la guerra Russia – Ucraina che rendeva imprevedibili i prezzi. Ma i bravi marinai si fanno con i mari in tempesta, e così è accaduto a noi due, che oggi ci sentiamo delle vere guerriere» – chiarisce Anna.

Così Molino Moras è arrivato fino a oggi e i 121 anni sulle spalle sembra sentirli appena. Come una ruga accennata che è lì per memoria e non per monito.

«Così come è cambiata nel tempo la leadership del nostro molino, allo stesso modo sono cambiate le persone che lavorano con noi oggi o gli agricoltori con cui collaboriamo. Ma ogni generazione arriva portando il proprio sguardo, il proprio modo di stare nel lavoro, le proprie domande. Nulla viene eliminato, ma ogni cosa evolve. È così che un’impresa attraversa il tempo, senza smettere di essere se stessa».

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