
Le persone al centro: nelle organizzazioni, nei processi diplomatici e anche nella tecnologia che, pur agevolando analisi e decisioni, ha bisogno di pensiero umano per essere davvero leva di cambiamento. In occasione della Giornata mondiale della creatività e dell’innovazione, istituita dall’Onu nel 2017 e celebrata ogni 21 aprile, l’Associazione donne italiane diplomatiche e dirigenti (Did) del ministero degli Esteri ha aperto la strada guardando alla creatività e all’innovazione da un’altra angolatura: quella attraverso cui sviluppare nuovi modelli di leadership.
«Una riflessione sulla creatività dell’innovazione – spiega ad Alley Oop Serena Lippi, diplomatica e presidente della Did – intesa come strumento di leadership e cambiamento, capace di rispondere alle sfide globali che riguardano anche la crescita economica e l’intelligenza artificiale». Intorno al tavolo, al Circolo degli Esteri di Roma, professionalità e competenze diverse in dialogo. «Uomini e donne insieme – sottolinea Lippi – perché l’innovazione e il suo impatto è un tema che ci riguarda allo stesso modo».
Il nuovo modello: una «leadership equilibrata»
«Quanto e in che modo l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno cambiando la linea e quali sono i nuovi modelli del futuro? Sono queste le domande da cui siamo partiti», afferma Lippi, sintetizzando gli obiettivi da cui prende il nome l’evento: “Generare visione per creare futuro: verso nuovi modelli di Leadership inclusiva, innovativa e creativa”.
Nella rotta individuata, “generare” è una parola che si fa azione: «Imparare a costruire modelli di leadership capaci di coniugare inclusione, innovazione e visione strategica – indica Carlo Lo Cascio, vicesegretario generale della Farnesina – in un tempo che richiede nuove competenze e linguaggi per guidare il cambiamento. Per riuscire a farlo, continua Lo Cascio, serve «una leadership equilibrata», in grado di «leggere i giorni nostri, capire i fenomeni e affrontare problemi».
Guidare l’innovazione per leggere il cambiamento
La leadership equilibrata, anche nella gestione delle tecnologie, «fa bene alle persone prima ancora che alla performance del gruppo», osserva Maria Francesca Aceti, ceo di Deltha Pharma. Un cambio di prospettiva che non si muove dall’alto verso il basso, ma si posiziona “accanto”: vicino alle persone e ai loro bisogni. Lo spostamento attraversa ambiti diversi e ridefinisce gli obiettivi, sviluppo tecnologico incluso. In questo caso, afferma Gianna Martinengo, presidente di Dkts e fondatrice di Women&Tech ETS, l’innovazione non risponde all’obiettivo di «inseguire il competitor, ma anticiparlo».

È proprio questa capacità di anticipare – e quindi di leggere il cambiamento prima che accada – che rende necessario un confronto tra competenze diverse, chiamate a interpretare l’innovazione come un filo rosso che attraversa settori, linguaggi e responsabilità. «Abbiamo creato un evento con tanti panelist, ospiti di un certo livello, da diversi ambiti», sottolinea Lippi: dall’astrofisica di Francesca Panessa (Inaf) alla ricerca sociale di Maria Cristina Pisani, dalle analisi sull’intelligenza artificiale di Blerina Sinaimeri alla divulgazione culturale di Guendalina Middei, conosciuta come “Professor X”. Esperienze diverse che, pur partendo da ambiti lontani, convergono nella definizione di nuovi modelli di leadership, capaci di tenere insieme visione, competenze e capacità di interpretare il cambiamento.
«Un leaderismo globale senza veri leader»: la situazione internazionale
Parlare di nuovi modelli di leadership significa anche fare i conti con quelli esistenti. Oggi, come ha sottolineato Rita Lofano – direttrice Agi e moderatrice dell’incontro – il quotidiano restituisce «la realtà di un leaderismo globale senza veri leader». Nello scenario internazionale continuano a imporsi figure che ripropongono schemi machisti e modelli di potere autoritari.

Il Rapporto 2026 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in 144 Paesi – presentato nello stesso giorno – fotografa con chiarezza questo scenario. «Il mondo è sull’orlo del precipizio di una nuova pericolosa era – si legge nel documento -. Guidata da un assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani diretto da Stati potenti, imprese e movimenti contrari ai diritti umani». Un quadro chiaro che rende ancora più urgente interrogarsi su forme alternative di leadership.
«Si è parlato anche del contesto internazionale e delle figure di leadership – racconta Lippi – ponendoci una domanda chiave: auali sono i modi più virtuosi? Cosa deve avere un vero leader per essere autorevole e nello stesso tempo credibile, autentico?». La risposta, emersa nel corso dell’incontro, disegna un’alternativa netta: «Una leadership che sia inclusiva, che sia capace di guidare con entusiasmo, coraggio, cuore e interesse il benessere collettivo». Un modello che supera la sola logica della performance: «Non soltanto un approccio, come si fa in tutto il mondo, sempre orientato al risultato, ma al benessere dell’organizzazione, che accoglie il confronto invece di evitarlo, quindi non comanda ma guida». E che, soprattutto, resta aperto al cambiamento: «Sempre pronto all’apprendimento, quindi coachable: disposto a ricevere feedback».
Oltre il soffitto di cristallo: «Sono i numeri che devono avanzare»
Inclusione, ascolto e capacità di mediazione: tratti distintivi già consolidati nella leadership femminile. Per questo, secondo i dati dell’International Peace Institute, quando le donne partecipano ai processi negoziali l’efficacia e la durata degli accordi aumentano del 35%. Anche da contesti tradizionalmente più gerarchici arriva una conferma in questa direzione. Il generale a riposo Massimo Panizzi definisce la leadership come «responsabilità e servizio», sottolineando come «capacità, entusiasmo, coraggio e cuore» siano qualità che «nella mia vita ho trovato più nelle donne che negli uomini».
Uno sguardo che si proietta anche sul futuro delle tecnologie: «Potrebbero essere proprio le donne, domani, a scrivere le regole dell’Ia.», osserva Blerina Sinaimeri. Questo cambio di prospettiva si riflette anche nelle pratiche organizzative. «Abbiamo parlato di leadership femminile», spiega Lippi, sottolineando un lavoro costruito nel tempo: «Quello di cercare di avere un dialogo aperto con la nostra amministrazione e un confronto basato su punti anche molto concreti». Tra questi, misure che incidono direttamente sulla quotidianità: «Il parcheggio rosa, l’asilo nido: servizi utili che possono rendere la carriera più semplice e conciliabile con una vita familiare».
Le nuove leadership si costruiscono
Il percorso, però, resta complesso: «Ovviamente si fa fatica perché ci sono ancora tanti stereotipi che persistono», osserva Lippi: «Soprattutto negli ultimi anni siamo molto ascoltate, stiamo facendo tante attività», aggiunge. Ma il nodo resta strutturale: «Abbattere il soffitto di cristallo, con più donne ai vertici, serve a “mettere una bandierina”. Ma sono i numeri che devono avanzare». L’Associazione italiana donne diplomatiche è nata nel 2001 proprio in considerazione della scarsa presenza femminile in carriera, rispondendo al bisogno di sostenersi reciprocamente con lo scambio di idee ed esperienze in un ambiente quasi interamente maschile: a distanza di oltre vent’anni, quel bisogno non è del tutto superato, ma si è trasformato in rete, visione e capacità di incidere. Perché se i numeri raccontano un equilibrio ancora lontano, le pratiche, le alleanze e i modelli che stanno emergendo indicano una direzione diversa: quella di una leadership più aperta, condivisa e capace di includere, che non resta più ai margini ma inizia, passo dopo passo, a ridefinire il centro.
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