
Marzo è quel momento dell’anno in cui, più che in qualsiasi altro periodo, si tirano le somme sullo stato della parità di genere. La giornata internazionale della donna è certo l’occasione per indagare i dati oggettivi sul pay gap di genere, sulla presenza delle donne nei luoghi del potere politico o sul numero delle donne nei board delle aziende. Ma anche per osservare la cultura predominante in tema di diritti paritari. Le aspettative sociale e la divisione dei ruoli di genere in famiglia o nella comunità.
Insomma, per guardare all’avanzamento degli equilibri raggiunti. E metterli a confronto anche con le posizioni più diffuse tra le persone sulle libertà di scelta personale e le responsabilità degli individui in casa, sul lavoro o nelle relazioni.
A restituire un quadro delle tendenze è ancora una volta il rapporto Ipsos / Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra*. L’indagine 2026, che ha coinvolto oltre 23mila rispondenti residenti in 29 Paesi del mondo, in estrema sintesi rivela una tensione tra visioni opposte. Tra generazioni e generi.
Intanto una notizia positiva: quasi il 60% degli intervistati ritiene che le cose funzionerebbero meglio se ci fossero più donne leader – in politica come nelle imprese. Tra gli intervistati, inoltre, sono quattro su dieci a identificarsi come femministi. Con le percentuali più alte in questo senso (50%) registrate tra le ragazze della Gen Z, cioè nate tra il 1997 e il 2012. Dati che però si accompagnano alla posizione espressa sul “concedere pari diritti alle donne rispetto agli uomini”. Secondo il 52% di tutti i rispondenti, nel proprio Paese in questo senso si è fatto abbastanza. Con la quota massima di quanti sostengono questo pensiero registrata tra i giovani della Gen Z (61%). E, di contro, la minima tra le donne over 60 (39%).
Gli under 30 sono inoltre quelli che, sempre in tema di diritti per le donne, condividono maggiormente il pensiero per cui si è andati talmente oltre nel promuovere la parità che ora si sta discriminando contro gli uomini – 57%. All’estremo opposto, è d’accordo con questa affermazione “solo” il 29% delle baby boomers.
I ruoli di genere
L’immagine restituita dall’indagine annuale Ipsos / Institute for Women’s Leadership per quanto mostri un quadro variegato delle visioni sui ruoli di genere e la parità, con spinte tra progresso e tradizione, evidenzia comunque una propensione crescente verso posizioni più tipiche del passato.

Commentava la direttrice del Global Institute for Women’s Leadership, Heejung Chung, alla presentazione del rapporto 2026: «è allarmante vedere che le norme di genere tradizionali persistano ancora oggi. E ancora più preoccupante che molte persone sembrano essere sottoposte alla pressione delle aspettative sociali che non riflettono realmente ciò che la maggior parte di noi crede». Soprattutto tra i giovani. Infatti, analizzando i dati emerge «un divario impressionante tra le opinioni personali, più progressiste, e ciò che la società richiede loro. Questo divario è particolarmente pronunciato tra gli uomini della Generazione Z che non sono sembrano sentire una forte pressione a conformarsi a rigidi ideali maschili. Ma in alcuni casi sembrano anche aspettarsi che le donne si ritirino (adeguandosi) a modi di essere più tradizionali».
Proviamo a contestualizzare le parole della professoressa Chung con i dati appena pubblicati. Leggendo le risposte raccolte, per la maggior parte dei partecipanti allo studio, le donne oggi avrebbero più scelta nel potersi esprimere, su come vestirsi e quale ruolo ricoprire in casa. Allo stesso tempo gli uomini appaiono quelli con maggiori possibilità di scelta riguardo al lavoro che possono svolgere. Se poi prevale una visione egalitaria tra i generi all’interno della famiglia – è condiviso il parere per cui ci si possa e debba occupare in modo paritario delle necessità di cura e di guadagnare, è contemporaneamente anche diffuso il pensiero che le incombenze domestiche sono legate più alle donne. E il compito di sostenere la famiglia invece resta associato agli uomini.
Il 55% degli interpellati ritiene che le ragazze avranno vita migliore rispetto a quelle delle loro madri. Ma il 50% sostiene che gli sforzi per la parità di genere siano andati troppo oltre, con i Gen Z, su tutte le generazioni, a mostrare le visioni più conservatrici in questo senso. Non solo il 59% dei ragazzi in questa fascia d’età crede che ci si aspetta che gli uomini facciano troppo per sostenere l’uguaglianza – la quota più bassa pari al 30% di chi condivide questa visione si registra tra le baby boomers. Ma addirittura il 57% di loro pensa si sia andato talmente oltre nel promuovere la parità di genere che oggi si stia discriminando al contrario, contro gli uomini. Esprime lo stesso parere il 38% delle under 30 e “solo” il 29% delle donne tra i 60 e gli 80 anni.
Chi ha visioni più conservatrici?
Dal Regno Unito all’Australia e dal Brasile alla Malesia «molti giovani uomini Generazione Z non solo pongono aspettative limitanti sulle donne, ma si ritrovano anche intrappolati in nome di genere restrittive», commentava Julia Gillard, ex prima ministra australiana e chair dell’istituto per la leadership femminile del King’s College alla pubblicazione del report annuale. «Dobbiamo continuare a impegnarci per sfatare l’idea di un gioco a somma zero in cui le donne sono le uniche beneficiarie di un mondo (in cui esista) la parità di genere».
Continuando a leggere i dati infatti emerge che purtroppo è alto il rischio di tornare indietro. Pericoloso poi dare per scontato che i più giovani siano per forza più aperti al progresso. Ce lo dicono le tendenze anche di quest’anno: persiste soprattuto tra i ragazzi, una forte dualità di visione. Gli under 30 infatti sono quelli che ritengono le coetanee più attraenti se hanno una carriera e sono indipendenti. Ma sono anche quelli con le percentuali più alte di quanti sostengono che una donna debba sempre obbedire al marito. Dalle indagini sarebbero infatti un terzo dei Gen Z a sostenere questa visione. Una percentuale massima che, tra l’altro, è addirittura doppia rispetto a quella dei baby boomers che condividono questo pensiero (18%).

Inoltre, per il 33% dei ragazzi con meno di 30 anni, il marito dovrebbe avere l’ultima parola sulle decisioni importanti della coppia/famiglia. Anche in questo caso tra tutti gli uomini, sono quelli appartenenti alla generazione più anziana a far registrare la percentuale minime di quanti sposano questa idea. Solo il 17% di loro infatti si dice d’accordo, contro il 23% dei Gen X e il 28% dei Millennials.
Sei si guarda alle donne, in tutte le fasce d’età le posizioni espresse risultano differenti. Seppure l’andamento tra generazioni è simile, con un maggior numero di giovani a condividere pareri più tradizionali e le più anziane a mostrare invece visioni più egalitarie, sono (quasi) sempre inferiori le percentuali di quante appoggiano l’idea che una donna debba obbedire al marito. O che sia l’uomo a dover avere l’ultimo dire su questioni familiari importanti. Alla prima istanza, la quota massima, registrata tra le Millennials (nate tra il 1980 e il 1995), arriva al 19%. Seguono, appena un punto percentuale sotto, le Gen Z. E resta lontano invece il minimo di quante condividono questa posizione: tra i 60 e gli 80 anni lo fa solo il 6% delle rispondenti.
Tra l’altro, le baby boomers meno di tutti ritengono sia il marito a dover avere l’ultima parola in casa (anche in questo caso al 6%). La percentuale più alta di quelle che appoggiano questa affermazione è il 19% tra le Gen Z. Per quanto molto più alta dei minimi, questa quota indica che comunque le ragazze sono 14 punti percentuali meno propense a sostenere questa visione rispetto ai coetanei.
Perché interessarsi delle tendenze?
Per quanto concrete, l’opposizione di visioni tra le generazioni e i sessi e il diffondersi di posizioni che sembrano guardare al passato, sono una faccia della medaglia. La realtà è infatti molto più variegata. E non è per forza pervasa solo dalla spinta a tornare indietro in tema di libertà di diritti. Indubbiamente però è chiaro che siamo a un punto di svolta. Un momento in cui i giovani uomini, tra l’altro, si dicono meno ottimisti sulle prospettive per il loro futuro. Tra lodo, hanno visioni positive solo 40%. Cinque punti percentuali in meno anche rispetto alle rilevazioni dello scorso anno.
Più che qualsiasi altra generazione gli under 30 credono sia un problema se una donna guadagna più del proprio compagno o marito. Lo sostiene il 29% dei Gen Z conto il 18% degli uomini over 60. E sostengono che una donna non dovrebbe apparire troppo indipendente o “autosufficiente“. La media di quanti appoggiano questa visione sui 29 Paesi tocca la quota massima del 24% tra i Gen Z mentre, all’estremo opposto, arriva al 9% tra le baby boomers.

Commentava la professoressa Chung presentando il report: «il nostro rapporto mira a sfatare queste percezioni errate e a mostrare alle persone ciò in cui crediamo veramente come società: che le norme di genere stanno realmente cambiando e che sempre più persone desiderano un approccio più equo e flessibile ai ruoli di genere. Tali cambiamenti non solo sono più adatti alle complesse esigenze della vita moderna, ma sono anche collegati a una maggiore felicità, relazioni più sane e un migliore benessere per uomini, donne e famiglie».
Questo non significa affatto che certi fenomeni non siano allarmanti. O che si debbano sminuire le tendenze generali. Ma che il tema è più ampio di una semplice contrapposizione di visioni. Che non stiamo vivendo solo un momento passeggero. Perché è indubbio che certa polarizzazione è sempre più evidente ed è, tra l’altro, alimentata in parte dal proliferare di narrative distorte che facilmente creano ulteriori divisioni tra generazioni e generi.
«Come società – chiudeva Julia Gillard – dobbiamo resistere la pressione di fare passi indietro e (invece) accelerare la velocità del cambiamento. Una ricerca (di qualità) è fondamentale per il dibattito ragionato. E per il progresso».
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* L’indagine pubblicata in occasione della Giornata internazionale della donna 2026 esplora, come da titolo, le “attitudini verso la parità di genere”.
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