L’inclusione delle diversità in azienda è possibile

scritto da il 29 Aprile 2021

diversity

L’approccio alla diversità ci pone spesso di fronte alla dicotomia tra i concetti di discriminazione ed inclusione: ma conosciamo realmente il significato del  termine “inclusione”?

“Includere” indica l’atto di accogliere e favorire l’inserimento e la permanenza di un “elemento” all’interno di un gruppo o di un insieme. Si può ritrovare questo significato in numerosi contesti, dalla scienza alla matematica, dalla retorica al linguaggio gergale, ma l’ambito su cui soffermarci per il contenuto particolare che questa parola assume è sicuramente l’ambito sociale: appartenere a qualcosa, ad esempio un gruppo di persone o un’istituzione, e sentirsi accolti.

Ognuno, prima o poi, ha il desiderio di sentirsi parte di “qualcosa”, di identificarsi nei valori e nelle caratteristiche di un gruppo. Ed è da questo desiderio di identificazione che possiamo cogliere il valore e l’importanza dell’inclusione sociale e comprendere come le differenze che esistono tra le persone, quando non valorizzate, possono dare origine alla sensazione di esclusione dal contesto o dalla società.

Anche in ambito lavorativo il concetto di inclusione ha conquistato nel tempo un significato sempre maggiore in tema di diversity management. Ma come è possibile favorire l’inclusione nei diversi ambiti organizzativi e professionali?

Ne abbiamo parlato nella #AlleyTalks di martedì 23 marzo 2021 con Livia Alessandro, direttrice delle risorse umane di Amgen Italia, che da sempre fa delle politiche di inclusione un proprio fiore all’occhiello.

Il punto centrale per poter prendere la direzione di una inclusione “autentica” in ogni ambito aziendale è sicuramente la convinzione reale del suo valore e la coerenza in tutte le scelte fatte. Grazie a questa convinzione profonda e radicata è possibile costruire un ambiente di lavoro dove il rispetto delle esigenze di ciascuno occupa una posizione centrale – dichiara Livia – nel quale ci si sente incoraggiati ad esprimere al meglio la propria creatività e potenzialità grazie a politiche volte alla valorizzazione delle diversità e alla promozione della eguaglianza di genere”.

La manager ha sottolineato come l’attenzione a valorizzare le diversità non debba soltanto essere rivolta verso l’interno dell’organizzazione e verso i propri collaboratori, ma come sia importante che lo stesso approccio pervada tutti gli ambiti aziendali coinvolgendo ricerca ed innovazione, attenzione alla responsabilità sociale verso le comunità e, nel caso di una azienda che si occupa di salute (quale è Amgen), focalizzazione verso i pazienti.

Il messaggio nella sua azienda è però partito forte e netto dall’alto quando il CEO, statunitense, a seguito degli eventi a forte connotazione razziale USA dello scorso anno, ha dichiarato: “Giustizia e pari opportunità possono essere i nostri ideali, ma non sono ancora la nostra realtà”. Stimolando poi lavoratori e lavoratrici a garantire pari opportunità ed inclusione in tutto il mondo.

Da questo messaggio hanno preso ancor maggiore forza le politiche di accoglienza e apertura alla diversità già esistenti in azienda. La manager ha portato esempi che hanno evidenziato come una corretta attenzione alle politiche di genere ha portato alla parità di occupazione tra uomini e donne e ad un gap salariale in continua riduzione Ha poi raccontato degli accorgimenti tesi a favorire l’inclusione di persone con differenti culti religiosi che possono avere necessità particolari in alcuni periodi dell’anno ed ha spiegato come l’attenzione alle pari opportunità sia uscita dai confini Aziendali diventando un ulteriore valore aggiunto per la crescita aziendale: Amgen ha scelto infatti di investire in ricerca scientifica in maniera “inclusiva”.  Essendosi accorti che le popolazioni su cui sono basate le ricerche di validità farmaceutica hanno spesso distribuzioni di etnia diverse da quelle che realmente popolano nazioni e pianeta, l’investimento su cui si sta puntando per aumentare la predittività degli studi è stato mirato a massimizzare l’inclusione di persone di etnie differenti all’interno della popolazione campione per le ricerche scientifiche.

Questo approccio ad ampio spettro verso le pari opportunità e la valorizzazione delle differenze, così come gli esempi che trovate in intervista, confermano che non solo è importante, ma soprattutto possibile e realizzabile trasformare gli ideali di inclusione in una realtà autenticamente inclusiva in cui ciascuno di noi possa dare pieno valore al proprio contributo e crescere nel confronto gli altri.

Ultimi commenti (1)
  • Antoine |

    Inclusione vale per disabili, donne o discriminationi rispetto all’eta. Non ha senso quando si parla di pratiche religiose o culturali che si oppongono alla cultura di un paese. In questi casi, l’integrazione, se non l’assimilazione, deveno prevalere se ci si vuole mantenere l’unita di un paese. L’inclusione, in questi casi, divide. La culture americana é quella di una societa multiculturale, communitaria, che non corrisponde alla cultura europea. Grandi gruppi americani impongono cosi, in Europa, un soft power americano senza rispetto delle culture non multiculturali europee. Ecco si una dominazione, non inclusiva delle culture europee.