Tre donne dietro il concept del Padiglione Italia a Dubai 2020

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Chi l’ha detto che la cultura deve essere nozionistica? La cultura è emozione. La cultura si fa con lo spettacolo, e uno spettacolo è trasversale a tutte le età. Resta meglio impresso nella memoria uno spettacolo, che tante didascalie. «In effetti, noi siamo un po’ allergiche, alle didascalie». «Noi» sta per Tania Di Bernardo: insieme a Erika Bignami e Greta Carandini, sono le tre donne – insieme a Davide Rampello – dietro al concept design del Padiglione Italia che rappresenterà il nostro Paese all’Expo di Dubai 2020. Tre donne, poco più che trentenni, tutte dello studio Rampello & Partners, tutte reduci dal successo del Padiglione Zero all’Expo di Milano.

Se esiste un approccio “femminile” alla cultura, niente di più probabile che sia proprio questo: emozione, sentimento, condivisione. Più empatia, meno razionalità. Esattamente quello che c’è dietro il concept del padiglione che rappresenterà l’Italia a Dubai: «L’idea – racconta Tania Di Bernardo – è nata prima della struttura architettonica ed è un concept che tiene tutto insieme». Forma e sostanza, decorazioni e travi, contenuto e contenitore. «Abbiamo scelto di lavorare attorno al concetto di bellezza – continua – una bellezza intesa non come valore estetico, ma come sentimento che unisce le persone. Così, abbiamo immaginato un percorso all’interno di un giardino». In arabo, giardino si dice “paradiso”, e il paradiso è il luogo della bellezza per eccellenza. Così come i giardini rinascimentali italiani sono la quintessenza dell’unione armonica.

Cosa ci hanno messo, dentro questo giardino metaforico? «Quattro cose – raconta Tania – il Belvedere, cioè l’insieme di tutti i paesaggi italiani più belli ricreati grazie all’arte scenografica. Le Short stories, vale a dire i racconti in pillole del saper fare italiano. L’Osservatorio  innovazione, che lancia lo sguardo in avanti sul tema della ricerca. E infine lo spazio della Memoria, che invece guarda verso il passato». Il percorso si concluderà con il visitatore-spettatore  che arriva di fronte a una statua che è la copia esatta in bronzo, in scala 1 a1, del David di Michelangelo. Con un unica differenza, rispetto all’opera originale: «Che qui il David lo si può guardare dritto negli occhi, invece che dal basso». Quella femminile, spesso, è anche questione di prospettive.